giovedì 20 aprile 2017


BLADE RUNNER

Titolo originale: Blade Runner
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: USA
Anno: 1982
Durata: 117 min (International Cut, 1982)
  116 min (Director's Cut, 1992)
  117 min (The Final Cut, 2007)
Rapporto: 2,35:1
Genere: Fantascienza, noir, thriller
Regia: Ridley Scott
Soggetto: Philip K. Dick, dal racconto
     Il cacciatore di androidi (aka Ma gli androidi
     sognano pecore elettriche?
)
Sceneggiatura: Hampton Fancher, David Webb
    Peoples
Produttore: Michael Deeley
Casa di produzione: The Ladd Company, Sir Run
    Run Shaw, Tandem Productions
Distribuzione (Italia): Warner Bros.
Fotografia: Jordan Cronenweth
Montaggio: Terry Rawlings, Marsha Nakashima
Effetti speciali: Douglas Trumbull
Musiche: Vangelis
Scenografia: Jordan Cronenweth
Interpreti e personaggi:
    Harrison Ford: Rick Deckard
    Rutger Hauer: Roy Batty
    Sean Young: Rachael
    Daryl Hannah: Pris
    Brion James: Leon
    Joanna Cassidy: Zhora
    Edward James Olmos: Gaff
    M. Emmet Walsh: cap. Harry Bryant
    Joe Turkel: dott. Eldon Tyrell
    William Sanderson: J.F. Sebastian
    Morgan Paull: Holden
    James Hong: Hannibal Chew
    Hy Pyke: Taffey Lewis
    Ben Astar: Abdul Ben Hassan
Doppiatori italiani:
    Michele Gammino: Rick Deckard
    Sandro Iovino: Roy Batty
    Emanuela Rossi: Rachael
    Micaela Esdra: Pris
    Sergio Fiorentini: Leon
    Maria Pia Di Meo: Zhora
    Piero Tiberi: Gaff
    Renato Mori: cap. Harry Bryant
    Gianni Marzocchi: dott. Eldon Tyrell
    Massimo Giuliani: J.F. Sebastian
    Paolo Poiret: Holden
    Vittorio Stagni: Hannibal Chew
    Luciano De Ambrosis: Taffey Lewis
    Mario Milita: Abdul Ben Hassan

Trama:
Siamo a Los Angeles nel 2019 (nel nostro spaziotempo sarebbe tra due anni). L'ambientazione è una spaventosa megalopoli sovrappopolata, plumbea e distopica, perennemente notturna. La luce del sole non riesce a oltrepassare la coltre di nubi, tanto che si ha l'impressione di trovarsi su un pianeta oscuro in cui si può vedere soltanto grazie al riverbero delle onnipresenti insegne pubblicitarie. Una simile società urbanoide e opprimente non si accontenta di annichilire l'uomo: vengono fabbricati tramite tecniche di ingegneria genetica androidi organici così somiglianti ad esseri umani da non poter essere distinti ad occhio nudo. Questi esseri artificiali sono chiamati "replicanti" e vengono impiegati in condizioni di schiavitù nelle colonie extramondo, stanziamenti umani nello spazio. In alcuni di loro arde l'anelito di libertà e come possono farlo fuggono, cercando con ogni mezzo di ritornare sulla Terra, pianeta che è loro interdetto. Le unità aberranti fuggite vengono inseguite da cacciatori di taglie noti con il nome di Blade Runners, ossia "Corridori sulle Lame". Il fato degli androidi organici intercettati non è invidiabile: vengono "ritirati", ossia eliminati fisicamente. Rick Deckard è un maturo Blade Runner richiamato in servizio, a cui è assegnato il compito di rimuovere dalla società alcuni replicanti fuggiaschi che sono giunti fino a Los Angeles per tentare un'impresa dissennata, ossia infiltrarsi nella Tyrell Corporation, la multinazionale responsabile della loro creazione. In tutto le creature sintetiche sono sei, di cui due sono rimaste folgorate e una è stata riconosciuta nel corso di un test di riconoscimento detto Voigt-Kampff (spesso scritto Voight-Kampff). Il loro capo, Roy Batty, ha guidato i suoi compagni di sventura nell'azienda spinto dalla necessità di parlare con il suo Artefice, l'uomo che lo ha progettato, fatto costruire e programmato. A spingerlo è il solo sentimento che lo anima e che divora ogni sua fibra: il terrore della Morte...


Le diverse versioni:

A quanto ho appreso navigando nel Web, esistono ben sette diverse versioni del film. Alcune delle peculiarità sono di poco conto, mentre in altri casi sono introdotti elementi che cambiano l'ontologia della storia. Le più note sono le seguenti tre: 

International Cut (1982). Nota anche come Release cinematografica ufficiale internazionale, dura 117 minuti. Contiene qualche scena "problematica" che in America non ha potuto vedere la luce a causa della mostruosa dittatura della political correctness

Director's Cut (1992). Dura 116 minuti. Si tratta in sostanza di una copia della preview (Workrint prototype version) ritrovata chissà come dopo dieci anni dalla prima proiezione. In questa copia mancava la scena del sogno dell'unicorno e non erano incluse le scene cruente già in precedenza tagliate negli States. Non è piaciuta a Ridley Scott e nemmeno a Harrison Ford. Così è stata rielaborata dal regista, che vi ha incluso la scena dell'unicorno ma non ha aggiunto le altre sequenze. 

The Final Cut (2007). Dura 117 minuti. Su questa versione pubblicata per il 25° anniversario del film, Scott ha avuto il controllo completo. Include quindi tutte le scene in precedenza rimosse. Anche il sogno dell'unicorno vi è presente, con sequenze più lunghe che permettono allo spettatore una miglior comprensione del problema filosofico.  

Per maggiori informazioni si rimanda a questo link: 


Recensione:

Senza dubbio siamo di fronte a una pietra miliare non soltanto della fantascienza distopica e apocalittica, ma anche del genere noir. Nel corso degli anni a questo film grandioso sono state mosse diverse critiche, rinfacciando ad esempio la lentezza dell'azione, l'incoerenza dei dialoghi, la natura confusa della psicologia dei personaggi. Forse questi detrattori non hanno capito una cosa: questa è la storia di una caduta agli Inferi. Per questo le voci spettrali sono quelle di ombre del Tartaro, destinate alla dispersione della propria essenza fino a degradarsi in mere fluttuazioni di vuoto quantistico.

Rispetto al romanzo di Dick Il cacciatore di androidi (Do androids dream of electric sheep?, 1968), si rilevano tante e tali differenze che possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che si tratta di due opere completamente dissimili.

1) Romanzo: La Terra è spopolata.
    Film: La Terra è sovrappopolata.
2) Romanzo: L'azione si svolge a San Francisco.
    Film: L'azione si svolge a Los Angeles.
3) Romanzo: Il mondo futuribile vuole essere la realtà del 1992.
    Film: Il mondo futuribile vuole essere la realtà del 2019.
4) Romanzo: Il pianeta, desolato, è in preda alla polvere radioattiva e di spazzatura che si accumulano in una sostanza chiamata kipple, che è entropia allo stato solido.
    Film: Il pianeta, che versa in stato parimenti apocalittico, è sotto il diluvio.
5) Romanzo: Le colonie si trovano su Marte o in ogni caso all'interno del sistema solare.
    Film: Le colonie extramondo non si limitano al sistema solare: si estendono su diversi sistemi stellari, pur non essendo descritta la loro dislocazione.
6) Romanzo: Deckard è un uomo sposato a una donna isterica, prigioniero di una vita deprimente e grigia.
    Film: Deckard è un detective noir in stile Marlowe o Sam Spade.
7) Romanzo: La natura degli androidi è almeno parzialmente biologica. In un passo sono definiti "organici", ma si fa riferimento al loro cervello come se fosse un processore non biologico (es. "unità cerebrale Nexus-6"). In un altro passo si fa riferimento al fatto che un androide se non viene ucciso è destinato a invecchiare e a morire.  
    Film: La natura degli androidi sembra essere interamente biologica. Gli androidi (replicanti) sono organismi fatti di carne e di sangue, con il cervello fatto di neuroni, prodotti tramite ingegneria genetica. 
8) Romanzo: Il colosso della produzione di androidi è la Rosen Industries (aka Associazione Rosen).
    Film: Il colosso della produzione di androidi è la Tyrell Corporation.
9) Romanzo: Gli androidi sono glaciali e malvagi. Ogni loro sentimento è una finzione. 
    Film: Gli androidi sono creature piene di pathos, sofferenti, terrorizzate dalla morte, tanto che si è inclini a simpatizzare per loro.
10) Romanzo: Rachael porta il cognome Rosen e passa per la nipote di Eldon, il Tycoon dell'azienda produttrice di androidi.
    Film: Rachael è una segretaria della Tyrell Corporation.
11) Romanzo: Rachael è una fallofora, una ninfomane scatenata, priva di sentimenti e opportunista, che non esita a ferire Deckard non appena questi le confessa il suo amore, e gli dice di aver fatto sesso sfrenato con decine di cacciatori di taglie. A causa della maggior decenza dei tempi in cui Dick visse, Rachael si è astenuta da mortificare Deckard irridendo le dimensioni del suo fallo. 
    Film: Rachael è un'eroina romantica. 
12) Romanzo: Esiste una religione di lontana derivazione cristiana, il Mercerianesimo (in inglese Mercerism).
    Film: Non esiste alcuna religione praticata.
13) Romanzo: La biosfera è in estinzione, moltissime specie animali sono scomparse e la società attribuisce un immenso valore al possesso di un animale vero anziché di una sua riproduzione robotica.
   Film: Non si fa menzione delle condizioni della fauna e del costume descritto nel romanzo.
14) Romanzo: Deckard nel corso delle sue peripezie si imbatte persino in una copia perfetta del dipartimento di Polizia, creata nei minimi dettagli da malfattori.
   Film: Le avventure di Deckard prendono un corso totalmente diverso da quello descritto dal romanzo e non si fa nessuna menzione dei poliziotti finti.
15) Romanzo: Deckard, spinto dal furore religioso, elimina Roy Batty e gli altri replicanti, torna a casa, scopre che Rachael ha ucciso la sua capra per vendetta. A questo punto si reca nel deserto per riflettere.
   Film: Si ha il toccante dialogo tra Roy Batty e Deckard, al termine del quale il replicante muore di morte improvvisa.


La religione di Mercer

Nel film di Scott le allusioni alla religione sono poche, anche se molto interessanti. Un saltimbanco pappone pubblicizza a gran voce lo spettacolo di una sua ragazza, invitando gli astanti a guardarla "prendersi il piacere dal serpente che corruppe l'Uomo", alludendo al mito di Adamo e di Eva nel Giardino dell'Eden. Il replicante Roy pronuncia una frase memorabile quanto poetica: "Avvampando gli angeli caddero; profondo il tuono riempì le loro rive, bruciando con i roghi dell'Orco". Si tratta di citazioni arcaiche che sopravvivono quasi come echi spettrali in un mondo che è ormai privo di una dimensione spirituale. Non sono testimonianze di una religione vivente. Forse potrebbe essere definito "religione" lo strano sentimento di devozione che il replicante Roy prova per il suo Creatore, ma la cosa è alquanto dubbia: potrebbe essere un semplice comando volutamente introdotto nel genoma sintetico e simile all'imprinting. Nel romanzo di Dick abbiamo invece una dimensione religiosa più complessa e articolata. Vi è descritta un'interessante setta che venera come profeta e Uomo-Dio un certo Wilbur Mercer, che potrebbe essere definito quasi un novello Cristo. Mercer si cala dalle pendici della Montagna della Morte e viene ad abitare nel mondo della Tenebra, in mezzo ai rifiuti, quindi compie la sua faticosissima salita che ricorda quella di Cristo sul Golgota. Mentre Mercer arranca tra rocce spigolose e rifiuti, diabolici nemici lo lapidano, provocandogli ferite sanguinanti. Affinché i credenti della religione di Mercer mantengano il contatto diretto con la Passione del loro profeta, si servono di macchinette empatiche. Si collegano a questi marchingegni impugnando un manubrio simile a quello di una bicicletta e diventano tutt'uno con Mercer. Alla fine Deckard scopre che Wilbur Mercer è in realtà una comparsa in pensione rispondente al nome di Al Jarry, che sopravvive in una baraccopoli in condizioni di miseria estrema. Questa rivelazione non pone però fine alla setta, i cui adepti continuano a professare il Mercerianesimo, perché in esso ci sarebbe del vero anche se Mercer è falso. In ogni caso la trovata ha di per sé un notevole valore. Sarebbe una bella cosa se l'uso di scatolette empatiche fosse diffuso tra gli adepti di tutte le Chiese che si definiscono "cristiane" e riuscisse a trasmettere l'esperienza della salita sul Calvario e della crocefissione. Credo che molte stronzate non le si sentirebbe pronunciare più.

Il gergo urbano 

Nel film di Scott si sente parlare uno strano linguaggio, definito gergo (in inglese Cityspeak), di cui viene evidenziata l'origine mista a partire da un gran numero di idiomi degradati in una specie di melting pot linguistico. Così viene descritto dallo stesso protagonista:  

"Questo simpaticone si chiama Gaff. Bryant doveva averlo sollevato al rango dell'unità Blade Runner. I suoni inarticolati che emetteva erano la parlata cittadina, un guazzabuglio di giapponese, spagnolo, tedesco e chi più ne ha... A me non serviva un traduttore. Conoscevo quel gergo come ogni buon poliziotto. Ma non intendevo agevolare Gaff."
(Deckard)

Le parole del gergo urbano hanno una parvenza informe, come se tendessero a perdere le consonanti e a conformarsi alla fonetica del giapponese indipendentemente dalla loro origine. Tutto ciò è stato creato da Scott per accentuare l'incapacità comunicativa dell'umanità ormai derelitta. Non ricordo di aver letto nulla su questo argomento nell'opera di Dick, che non sembrava essere molto interessato alla descrizione di lingue stravaganti e alla loro costruzione. 

Deckard, Cartesio
e il sogno dell'unicorno 

Il cognome del cacciatore di androidi non è poi così strano come potrebbe sembrare a prima vista. In una pronuncia rotica la sua trascrizione sarebbe /'dekəɹd/, che non è poi dissimile dal francese /de'kaRt/. Come avrete capito è proprio il famoso filosofo francese René Descartes, più noto in Italia come Cartesio. Dick era appassionato di filosofia: quando ha creato la figura di Deckard ha inteso alludere al dubbio cartesiano e al solipsismo. Al dilemma ontologico che porta a dubitare della realtà delle cose che ci circondano e della propria stessa esistenza, Cartesio rispondeva con la frase "cogito ergo sum", ossia "penso, dunque sono". Un genio maligno mi può ingannare su tutto, ma non può in alcun modo ingannarmi sul mio dubbio. Dal fatto di essere consapevole di questo dubbio, giungo così ad avere la prova della mia stessa esistenza. Questa semplice procedura a Deckard perde il suo potere risolutore, perché non è in grado di discriminare tra la natura di un essere umano e quella di un androide organico. Appurato che io sono perché penso, cosa sono in concreto? Sono un essere umano, qualsiasi cosa questo possa significare, oppure la creazione di un essere umano, ossia un'intelligenza artificiale? Se sono un'intelligenza artificiale, da dove provengono i miei sentimenti? Tutta questa problematica esistenziale si infittisce e si fa ancor più angosciante nel film. Roy Batty sembra rispondere al Deckard dickiano: "Noi non siamo macchine, siamo organismi". La replicante femmina Pris aggiunge: "Io penso, Sebastian, pertanto sono". Una delle sequenze più importanti, aggiunta nel Director's Cut e ampliata nel Final Cut, è quella della visione di un unicorno, avuta da Deckard in uno stato di onirismo ad occhi aperti. Questo sogno dell'unicorno è la prova concreta del fatto che lo stesso cacciatore di taglie Deckard è in realtà un replicante egli stesso, proprio come le sue prede. Infatti Gaff, il collega di Deckard, realizza un origami a forma di unicorno, che in seguito viene calpestato da Rachael. Quest'opera di carta può essere stata ispirata soltanto dalla conoscenza dei sogni di Deckard, che di conseguenza devono essere il frutto di un innesto artificiale.  

Un rospo robotico

Manca al film la scena finale del romanzo, che a parer mio ne concentra tutta l'essenza filosofica, dando vita a un gioielo infinitamente fulgido. Deckard vaga nel deserto, come il profeta Wilbur Mercer, la cui inesistenza gli è stata appena dimostrata, quando ecco che all'improvviso si imbatte in una creaturina ben strana. Qualcosa che proprio non dovrebbe esistere. Si tratta di un rospo, animale prediletto dallo stesso Mercer e da tempo estinto. Deckard lo raccoglie e lo porta alla moglie, tutto contento perché grazie all'animaletto potrà superare lo stigma sociale che ha colpito la sua famiglia a causa del mancato possesso di un animale autentico. Il problema è che all'improvviso nel corpo dell'anfibio si apre uno sportelletto, dimostrando che si tratta di un robot fatto di parti meccaniche. In un altro punto del libro si specifica che mentre gli androidi sono organici, gli animali robot sono "fatti di circuiti a transistor". Ecco che il senso di assoluta solitudine raggiunge vette stratosferiche, crescendo fino a invadere e a divorare ogni cosa. L'intero universo del protagonista collassa in un coacervo di nullità: la sconfitta di Cartesio è totale. Peccato che tutto questo sia rimasto inutilizzato da Scott, anche se comprendo bene che non sarebbe stato facile inserire il ritrovamento del rospo fittizio in un contesto che con quello originale ha tutto sommato ben poco a che spartire.


Fulgide gemme di Ridley Scott
(e di Rutger Hauer)
 

Il film contiene gioielli che sono capolavori di una potenza indicibile, sentenze penetranti come stiletti di diamante e indimenticabili, che hanno fatto la storia della Fantascienza, trasformandosi in memi immortali. Il punto è che nessuno di questi inestimabili tesori è farina del sacco di Philip K. Dick: invano li si cercherebbe tra le pagine de Il cacciatore di androidi. Sono infatti creazioni di Ridley Scott e - non dimentichiamolo mai - di Rutger Hauer, che forgiava frasi poetiche servendosi delle sue immense capacità di improvvisazione. Passiamo brevemente in rassegna alcune interessanti gemme concettuali:

Una nuova vita vi attende nella colonia Extra-Mondo. L'occasione per ricominciare in un Eldorado di buone occasioni e di avventure.
(Voce del dirigibile)

   L'attualità di questo annuncio è palpabile. Elon Musk si servirà senza dubbio di esche simili quando dovrà popolare Marte di nuovi dannati. Già mi vedo i messaggi pubblicitari imperniati su un concetto elementare quanto efficace: "Su Marte si scopa".

Avvampando gli angeli caddero; profondo il tuono riempì le loro rive, bruciando con i roghi dell'orco.
(Roy Batty)

   A quanto pare la fonte ultima di ispirazione da cui Rutger Hauer ha attinto è William Blake. Questo è il testo originale in lingua inglese dei versi di Roy: "Fiery the angels fell; deep thunder rolled around their shores; burning with the fires of Orc." Questi invece sono i versi di Blake, da America a Prophecy"Fiery the angels rose, and as they rose deep thunder roll'd / Around their shores: indignant burning with the fires of Orc." Il riferimento è a Lucifero e agli Angeli Caduti, a cui il replicante paragona se stesso e i suoi compagni, cacciati dalla Terra e al contempo caduti su di essa dalle colonie extramondo.

Tyrell aveva fatto un gran lavoro con Rachael. Perfino un'istantanea di una madre che non aveva mai avuto e di una figlia che non lo era mai stata. Non era previsto che i replicanti avessero sentimenti. Neanche i cacciatori di replicanti. Che diavolo mi stava succedendo? Le foto di Leon dovevano essere artefatte come quelle di Rachael. Non capivo perché un replicante collezionasse foto. Forse loro erano come Rachael: aveva bisogno di ricordi.
(Deckard)

La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo. E tu hai sempre bruciato la candela da due parti, Roy. (Tyrell)

   Scott afferma la nuda e cruda natura dell'Universo fisico in tutta la sua ineluttabilità. L'entropia, che è una misura del disordine, cresce sempre in tutti i sistemi fisici reali. Per ridurla è necessario compiere lavoro, ossia consumare risorse. I corpi, essendo sistemi aperti attraversati da un flusso costante di materia e di energia, devono in ogni istante fare i conti con la produzione di scorie con la tendenza al deterioramento. Il corpo di un organismo artificiale ha un metabolismo accelerato che lo porta a invecchiare rapidamente. Nel romanzo di Dick si allude all'irrisolto problema del "ricambio cellulare" e si parla di una vita media di quattro anni per questi androidi. 

Ho fatto delle cose discutibili... [...] Cose per cui il Dio della biomeccanica non ti farebbe entrare in paradiso.
(Roy Batty)

   Trovo ragionevole pensare che l'allusione a un simile Dio e al relativo paradiso destinato ai costruttori di replicanti sia più che altro una metafora nata dalla spiccata tendenza dell'attore al lirismo.

Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo.
(Roy Batty) 

   Una verità innegabile, da scolpire a caratteri cubitali sulle pareti di tutte le case del mondo.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.
(Roy Batty)

   Due brevi estratti di questo brano di un lirismo assoluto sono diventati molto popolari, anche se in genere sono citati in modo distorto. Il primo è comune nel linguaggio scherzoso, anche del volgo: "Ho visto cose che voi umani..". Invece la locuzione "lacrime nella pioggia" conserva tutta la sua drammaticità, ad indicare l'irreparabilità della perdita di un lavoro per cui si è speso molto tempo e che non potrà produrre nessun risultato - come ad esempio gli scritti pubblicati nella Blogosfera. Per contro, è stata rimossa dalla memoria collettiva la reminiscenza wagneriana.
Questa è la versione originale in inglese:

"I've seen things you people wouldn't believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate. All those moments will be lost in time, like tears...in...rain. Time to die."

Si vede che i C-beams sono diventati come per magia "raggi B" nel passaggio all'italiano, dato che "raggi C" avrebbe avuto un suono infantile e ridicolo per via della presenza di consonanti palatali molto simili in due sillabe contigue.

Un vulnus gravissimo

Se gli androidi sono organici e hanno sangue come gli esseri umani, è purtuttavia plausibile che la loro natura possa essere immediatamente svelata da un semplice test del DNA. Nelle sequenze genomiche di un loro frammento minuscolo di tessuto devono essere contenute informazioni che ne permettono l'identificazione rapida. Sarebbe del tutto logico pensare alla volontaria introduzione di simili segni di riconoscimento, da parte del produttore, per motivi legali. Basterebbe una proteina che non compare negli umani, che è stata usata a bella posta e che è rilevabile da un test istantaneo. Si pensa che in un mondo futuribile i test genetici non necessitino di lunghi mesi per fornire un responso. Domanda maliziosa e provocatoria: "Perché inscenare il complesso test empatico di Voigt-Kampff?" 

domenica 16 aprile 2017


MINORITY REPORT

Titolo originale: Minority Report
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Lingua: Inglese
Anno: 2002
Durata: 146 min
Colore: Colore
Audio: Sonoro
Rapporto: 2,40:1
Genere: Fantascienza, azione, thriller
Regia: Steven Spielberg
Soggetto: Tratto dall'omonimo racconto di Philip K.
    Dick
Sceneggiatura: Scott Frank, Jon Cohen
Produttore: Jan de Bont, Gerald R. Molen, Walter F.
    Parkes, Bonnie Curtis
Produttore esecutivo: Michael Doven, Gary
    Goldman, Ronald Shusett, Sergio Mimica-Gezzan
Casa di produzione: Twentieth Century Fox,
    DreamWorks SKG, Cruise/Wagner Productions,
    Blue Tulip Productions, Blue Tulip Productions,
    Amblin Entertainment
Distribuzione (Italia): Twentieth Century Fox
Fotografia: Janusz Kaminski
Montaggio: Michael Kahn
Effetti speciali: Industrial Light & Magic
Musiche: John Williams
Scenografia: Anne Kuljian
Interpreti e personaggi:   
    Tom Cruise: John Anderton
    Colin Farrell: Danny Witwer
    Samantha Morton: Agatha
    Max von Sydow: Lamar Burgess
    Patrick Kilpatrick: Knott
    Lois Smith: Iris Hineman
    Peter Stormare: Solomon Eddie
    Tim Blake Nelson: Gideon
    Steve J. Harris: Jad
    Kathryn Morris: Lara Anderton
    Mike Binder: Leo F. Crow
    Neal McDonough: Fletcher
    Daniel London: Wally
Doppiatori italiani:
    Roberto Chevalier: John Anderton
    Fabio Boccanera: Danny Witner
    Gianni Musy: Lamar Burgess
    Nino Prester: Knott
    Claudio Fattoretto: Jad
    Pino Ammendola: Gideon
    Dario Penne: Solomon Eddie

Trama:

Siamo nell'anno 2054, nella città di Washington, che da 6 anni è un luogo molto tranquillo. L'omicidio pare essere ormai diventato un crimine estinto, e questo grazie a un sofisticato sistema chiamato Precrimine (in inglese Precrime, termine coniato da Philip K. Dick). Tre mutanti conosciuti come Precog, ossia Precognitivi, vedono nel futuro ramificato tutto ciò che sta per accadere e un computer scandisce le loro visioni, in modo tale che possano essere analizzate per scovare persone in procinto di commettere un delitto. Quando avviene l'identificazione del "pre-criminale" (il prefisso pre- si deve al fatto che non si è ancora sporcato le mani), parte una pattuglia volante che anche solo per un soffio lo riesce a fermare. Senza badare tanto al fatto che il precriminale è tecnicamente parlando innocente, perché non ha materialmente commesso alcun delitto (non ne ha avuto il tempo), viene attivata la sua pronta rimozione dalla società. Tutto sembra funzionare alla perfezione, tanto che la polizia predittiva sta per essere estesa sull'intero territorio nazionale. Il responsabile della Precrimine, il capitano John Anderton, macina un successo dopo l'altro, ma la sua vita privata è come un pozzo di tenebra. Suo figlio Sean è scomparso nel nulla da anni, poco prima dell'instaurazione del nuovo sistema di identificazione degli omicidi. Distrutto dal terribile trauma, Anderton è diventato un tossicomane. L'anziano presidente Lamar Burgess, in apparenza paterno e benigno, sa tutto e tiene il capitano sotto le sue ali protettrici. All'improvviso tuttavia qualcosa cambia. La vita di Anderton, già irta di difficoltà, diventa un incubo ad occhi aperti quando un responso dei Precog lo indica come autore di un futuro omicidio: la vittima designata è un certo Leo Crow, che sarà ucciso nell'arco di 36 ore. Questo Leo Crow è un perfetto sconosciuto per Anderton, che capisce di essere vittima di un ferale complotto o di un errore nel sistema precognitivo. Non gli resta che fuggire a gambe levate, alla ricerca dell'unica cosa che può salvarlo. Questa debole speranza è quello che in gergo è chiamato "rapporto di minoranza". Infatti i tre Precog non sempre hanno visioni coincidenti a proposito di uno stesso delitto. Quando due di loro concordano e il terzo fornisce per contro una visione diversa, ecco che questa è proprio il "rapporto di minoranza". A dare la caccia al capitano fuggiasco è il suo più fiero avversario, il giovane Witwer, un agente del Governo incaricato di trovare falle nella Precrimine. L'implacabile mastino governativo capirà che qualcosa non quadra, ma a questo punto si imbatterà in una sorpresa poco piacevole... Le sequenze procedono senza un attimo di respiro fino al colpo di scena finale.

Recensione:

Un ottimo film d'azione, anche se un po' angosciante per via di un Tom Cruise esagitato che scatta come una molla in preda a flussi incoercibili di adrenalina, secreti dai surreni tumefatti. Egli è come una lucertola saltellante su una superficie metallica arroventata, è puro principio di azione e reazione. Il suo cervello rettiliano è fatto di muscoli perennemente contratti e pieni zeppi di acido lattico. Alcune trovate gotiche sono splendide, basti citare il trapianto oculare e gli automi aracnoidi che scandiscono le retine di tutti i residenti di un condominio. Max von Sydow nel ruolo di Lamar Burgess è una spanna sopra gli altri. 

Rispetto al racconto di Dick, Rapporto di minoranza (The Minority Report), si rilevano tante e tali differenze che possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che si tratta di due opere completamente dissimili.

1) Racconto: Anderton è vecchio, prossimo all'età pensionabile.
   Film: Anterton è giovane, sulla quarantina e ancora nel pieno delle sue forze.
2) Racconto: I Precog sono deformi e gravemente ritardati, legati a sedie con bande metalliche (il racconto va contro la moderna dittatura del buonismo ed è ancora pubblicato come fossile editoriale a causa della fama dell'autore).
   Film: I Precog non hanno un solo segno di deformità, riposano in una confortevole piscina e hanno un tecnico che li vezzeggia e si occupa di ogni loro bisogno.
3) Racconto: Ed Witwer è un poliziotto che deve affiancare Anderton per prenderne il posto in futuro.
   Film: Danny Witwer è un agente governativo, estraneo alla struttura della Precrimine.
4) Racconto: I Precog sono ciechi e pronunciano oracoli. Un computer raccoglie le loro parole.
   Film: I Precog non sono ciechi e hanno immagini mentali. Un computer raccoglie queste loro immagini, che poi Anderton e i suoi colleghi scansionano.
5) Racconto: Dal computer che raccoglie gli oracoli dei precog escono schede perforate.
   Film: Dal computer che raccoglie le immagini dei precog escono bocce di legno incise.
6) Racconto: Anderton non mostra traccia di condotte pericolose.
   Film: Anderton è tossicomane.
7) Racconto: La moglie di Anderton si chiama Lisa ed è una poliziotta della Precrimine, sua ex segretaria.
   Film: L'ex moglie di Anderton si chiama Lara ed è estranea alla Polizia.
8) Racconto: Anderton e Lisa non hanno figli.
   Film: Anderton e Lara hanno avuto un figlio, Sean, che è stato rapito e ucciso.
9) Racconto: I pre-omicidi vengono internati in campi di prigionia simili a quelli in uso durante l'ultimo conflitto mondiale.
   Film: I pre-omicidi vengono "confinati", ossia messi in animazione sospesa in bare metalliche. Un trattamento di una crudeltà inimmaginabile e del tutto sproporzionato per persone che fino a prova contraria non hanno commesso alcun crimine.
10) Racconto: I principali avversari della Precrimine sono i militari dell'Esercito, che hanno perduto il loro potere.
    Film: L'Esercito non compare e il nemico della Precrimine è il Governo.
11) Racconto: La vittima predestinata di Anderton si chiama Leopold Kaplan ed è un militare.
    Film: La vittima predestinata di Anterton si chiama Leo Crow, che è stato pagato per fingersi il rapitore di bambini responsabile della morte di Sean.
12) Racconto: Anderton non ha superiori diretti.
    Film: Compare la figura dell'anziano Lamar Burgess, diretto superiore di Anderton.
13) Racconto: Non vi è alcun caso cruciale che coinvolga una donna annegata.
    Film: Il caso di Ann Lively, morta annegata, minaccia la Precrimine.
14) Racconto: La Precrimine è operativa in tutte le nazioni del Blocco Occidentale.
    Film: La Precrimine è operativa solo nella capitale Washington D.C. e sarà estesa a tutti gli States con un referendum. 
15) Racconto: Si dimostra che i responsi dei Precog non possono applicarsi al capo della Precrimine, perché è l'unica persona che li conosce in anticipo e può così agire diversamente (indeterminazione dei futuri multipli).
    Film: Si afferma che il libero arbitrio, messo in atto col suicidio di Lamar Burgess, può invalidare il futuro previsto dai Precog (scelta di uno dei possibili futuri multipli).
16) Racconto: La Precrimine sopravvive alla crisi.
    Film: La Precrimine non sopravvive alla crisi.

Precog disumanizzati!

Quando si legge il racconto di Dick si fa una scoperta sorprendente. I Precog sono trattati peggio delle bestie e sono vittime di feroce disprezzo. Sono chiamati "idioti", "deformi" e addirittura "scimmie". Proprio così: la stanza dove sono tenuti prigionieri è detta in modo quasi ufficiale "Sezione Scimmie". Avvinti in tenaci bande metalliche, questi infelici mutanti defecano attraverso un foro nel loro seggio, senza igiene alcuna, senza alcuna cura per piaghe, decubiti, infezioni. C'è da rimanere allibiti di fronte alle descrizioni dickiane, caratterizzate da empatia zero e da crudeli venature di sarcasmo verso le misere creature. Il messaggio è nella sostanza questo: il mutante è merda umana, o meglio umanoide. Il mutante serve, ma se la sua utilità venisse meno, il suo destino sarebbe un forno inceneritore. Se un racconto simile fosse pubblicato oggi, l'autore si attirerebbe reazioni furiose da parte di masse di umanitari buonisti, sarebbe denunciato e potrebbe anche finire in carcere. Questi sono sviluppi che il geniale scrittore non ha saputo prevedere.

Una singolare genealogia

Gli X-Men, famosi personaggi dei fumetti della Marvel poi trasposti in film, derivano direttamente dall'opera di Philip K. Dick. In altre parole, Stan Lee e Jack Kirby non hanno usato farina del loro sacco quando hanno dato origine ai supereroi in questione, nel 1963. Per rendersene conto basterà ad esempio leggere con attenzione il racconto The Golden Man (aka Next, aka Non saremo noi), pubblicato già nel 1954. Che dire poi del racconto A World of Talents (aka Il mondo dei mutanti)? Anch'esso è stato pubblicato nel 1954. Vi sono trattati tutti i temi tipici dei fumetti della Marvel compaiono delineati alla perfezione, inclusa la cosiddetta "scuola per giovani dotati", tanto che possiamo affermare che tra i mutanti dickiani e gli X-Men esiste un rapporto di causazione diretta. La Marvel sarebbe quindi tenuta a risarcire gli eredi di Dick per i diritti d'autore non pagati, ma questo ci porta fuori dal nostro discorso. Se si può a buon diritto accusare la Marvel di patetico buonismo e di ossessione per la "diversità", per la sua fonte di ispirazione questo addebito risulta di certo infondato. Infatti per Dick il mutante è malvagio, è un agente patogeno che minaccia l'umanità, così la sua eradicazione viene presentata come un diritto sacrosanto. Quando il mutante è incapace di nuocere e presenta qualche caratteristica che può tornare utile, il suo destino non sarà l'eliminazione fisica, ma la schiavitù perenne in condizioni che farebbero rabbrividire i condannati ad metalla dell'antica Roma. Questo per dire che il mondo anglosassone non ha nulla da invidiare al III Reich.

Retrofuturo o archeofuturo

Nel racconto Rapporto di minoranza vediamo i videofoni, che presuppongono uno sviluppo della telefonia in grado di trasmettere immagini video parallelamente al segnale audio. Uno sviluppo che ai tempi di Dick sembrava del tutto naturale. Le cose tuttavia non sono andate esattamente così. La tecnologia dei videotelefoni è al giorno d'oggi possibile, ma nessuno la trova desiderabile: anche si è in grado di filmare e di inviare video tramite telefonini di vario genere, non è stato sviluppato un canale per la trasmissione automatica delle immagini in modo contemporaneo alle conversazioni. Il motivo è tutto sommato semplice. Il videofono di concezione dickiana potrebbe creare svariate situazioni imbarazzanti che nessuno vorrebbe mai, specie se è un aggeggio infernale che si accende da sé e che non può essere disattivato. Forse nella società americana degli anni '50 non si riusciva a immaginare una moglie sorpresa da una videochiamata del marito mentre uno stallone la stantuffa da dietro. Notevole è poi l'irrealtà dei computer, che ai tempi in cui Dick scrisse il racconto erano immaginati come giganteschi armadi a muro pieni zeppi di schede perforate il cui output era uno scontrino. Un problema da me rilevato più volte, a quanto pare invano: or della fine queste incoerenze non interessano a nessuno.

La teoria del futuro ramificato

Tema caro a Dick, presente anche in Next, è quello del futuro ramificato. In altre parole, la teoria del tempo su cui fondava i propri scritti era tensionale ed eternista (ammetteva l'esistenza di passato, presente e futuro). Si tratta di una forma di ontologia denominata A-eternismo. Pur non arrivando agli eccessi del B-eternismo, che nega l'esistenza stessa del flusso temporale per affermare la coesistenza di passato, presente e futuro, Dick ha introdotto in diverse sue opere bizzarrie interessanti e meritevoli di attenzione, come ad esempio la possibilità di "dragare" il tempo, riportando nel presente oggetti dal passato e dal futuro. Pur essendo le "draghe temporali" di natura antifisica in un universo causale come il nostro, si deve convenire che sono un artifizio letterario non di poco conto. Tornando al film Rapporto di Minoranza, tutta l'angoscia esistenziale è incentrata sulla possibilità di sfuggire a un futuro deterministico. Anderton è imprigionato in un Inferno in cui arde fino all'ultimo, fino a quando il suicidio del vecchio Lamar Burgess dimostra la molteplicità dei corsi temporali e la concreta possibilità di operare una scelta tra le diverse alternative possibili. Questo implica l'esistenza se non del libero arbitrio, almeno di un arbitrio che, seppur condizionato, può fare la differenza e permettere la fuga dal determinismo. Nel racconto invece si afferma una sorta di indeterminazione. La teoria del futuro ramificato si applica in un modo del tutto dissimile a quanto abbiamo visto nel film, portando a una sorta di Principio di Indeterminazione temporale: se una persona può conoscere in anticipo un oracolo, lo invalida per necessità nel preciso istante in cui ne viene a conoscenza. L'idea è che la persona che conosce il futuro può agire in modo tale da alterarlo. Spielberg non riesce ad accettare questa visione dickiana fino in fondo. Lo vediamo dall'angoscia delle scene in cui sembra che Anderton possa evitare l'uccisione di Leo Crow, ma infine la porta comunque a compimento, quasi spinto da una forza sovrannaturale. Lamar Burgess riuscirà a spezzare l'incantesimo, ma soltanto a prezzo di una lotta titanica contro se stesso e la natura delle cose.  

Contenuti profetici del film
(e in misura minore del racconto)

Il mondo descritto nel film interpretato da Tom Cruise è oggi meno lontano di quello che potrebbe sembrare. Molte tecnologie come il riconoscimento ottico esistono già. Sono state progettate auto senza pilota e tecnologie multi-touch che permettono di comandare un computer con semplici gesti delle mani. Se tuttavia si legge il racconto, si nota che non vi sono affatto descritte innovazioni tanto mirabolanti. Qualcosa di molto simile alla Precrimine già esiste, anche se è di una natura abbastanza dissimile sia da quanto narrato nel racconto che dai contenuti del film. Infatti è possibile prevedere in anticipo i delitti, ma non grazie alle visioni o alle farneticazioni di mutanti: tutto ciò è il frutto di appositi algoritmi predittivi che analizzano i contenuti postati dagli utenti sui social network incrociandoli con i dati degli archivi criminali. A quanto pare alcuni distretti di polizia degli USA hanno già adottato questi programmi. Riporto un interessante articolo sull'argomento, che risale al settembre del 2016: 


Un aspetto dell'universo dickiano che si sta immanentizzando ai nostri giorni è la piaga della pubblicità invasiva, veicolata da una tecnologia aberrante che penetra nelle profondità dell'essere. Pop corn e cereali occhiuti in scatole capaci di parlare, pubblicità ad personam rivolta al viandante da cartelloni pubblicitari animati, quotidiani che cambiano come li si guarda, proponendoci le notizie che vorremmo leggere: tutto questo non sarà ancora reale, ma senza dubbio qualcosa di inquietante lo possiamo notare quando scopriamo banner pubblicitari che possono esserci proposti soltanto da un congegno telepatico - dimostrando che da qualche parte c'è qualcuno che sa come defechiamo. 

Un vulnus gravissimo 

Sia il racconto che il film contengono un punto dolente che è più debole di un aneurisma in procinto di cedere in un soggetto gravemente iperteso. Se tutta la Precrimine si basa su tre mutanti che non sono certo immortali, i cui doni sembrano essere unici e non riproducibili, come si spera di poter far durare nel tempo il sistema? 

mercoledì 12 aprile 2017

LA LINGUA SOROTAPTICA

Sorotaptico. Mai a una lingua fu dato nome tanto infelice. Fu Joan Coromines (aka Corominas) ad avere questa idea assai discutibile, formando la denominazione dalle parole greche soros "urna funeraria" e thaptos "sepolto". In realtà le iscrizioni in questo idioma furono trovate nella località oggi nota come Amélie-les-Bains-Palalda (in catalano Banys d'Arles), in quello che era il territorio dei Sordoni (Sordones) e che oggi è la regione della frontiera franco-spagnola denominata Linguadoca-Rossiglione. Per l'esattezza furono rinvenute nei pressi di una fonte salubre chiamata Lo Gros Escaldador nel XIX secolo e oggi sono "scomparse", o per meglio dire sono state occultate dalla setta massonica degli archeologi, più incline all'annientamento e alla riscrittura del passato che alla sua conservazione e al suo studio oggettivo. I reperti in questione, che dovrebbero risalire al II sec. a.C., non hanno nulla di funerario e di sepolcrale: lo sgraziato nome inventato da Coromines si riferisce alla Cultura dei Campi di Urne, che egli immaginava collegata agli autori dei reperti. Si tratta di invocazioni a una serie di divinità, e tra queste le Ninfe. Si noterà che genti di quei distretti erano denominate Liguri nell'antichità. Questa singolare testimonianza, di cui in Italia praticamente nessuno parla, mostra numerose parole latine relative al linguaggio religioso, ma anche parole che non sono latine e neppure celtiche. Si tratta di una lingua indoeuropea pre-celtica, con /a/ e /o/ distinte, da attribuirsi ai Liguri, come la lingua dei Lusitani, che pure è da essa distinta. Magari parlare di lingua ligure ispanica orientale anziché di lingua sorotaptica sarebbe auspicabile. Fornisco quindi il testo nell'unica trascrizione reperibile nel Web, conservando U e V distinte, anche se a rigor di logica avremmo dovuto usare soltanto V. Per maggior chiarezza è stato aggiunto un trattino dove le parole vanno a capo, mentre le parentesi vuote () indicano una separazione mancante. 

Ia

KANTAS NISKAS
ROGAMOS ET DE-
P(R)ECAMUS VOS OT
SANETE NON LERANCE (E) DE-
US ET NESCA PETEIA
ET ELETA
NESCA SLA(T)
SNUKU-
AS M(E)

Ib

NISCA ET
KILITIUS
NETAT(E)
VLATE AC
SRUET(E)
POSQE(MOS)

II

NISKAS AQUIFERAS
ROGAMUS
SSULTIS NUMENA
SRUET VELDE()LA-
RES SNUQUAI
AUTETE
CUMAS
MAX(I)M(I)

III

RE NUMENE MAXIMI EFLAVERE
ILLIUS SSROES SNUQUAI PANTOVIE SRUID
AGETI NET LAVOKRIOS
S ACA()POSIMA ATXILIAIA
S NISKAS CATIONTS AXI(LIAIAS)
NESCA EVOSTRI IO
NETATI NOS IO
CHIRULE (E)XKIGKI

IV

DEMETI
ITOM(IC)E
...
...
SSULTIS
FLOINCSON
TEIK(ETE)

V

KANTAS NISCAS
ALALIKIOS
AXO(N)IAS
INSTOQDE
VOLTAS
OSISMI E DEOS
KLUEN PSAXE
DEMETIM IMP(ETRIO)
LERANKE
NK

VI

AXILII(S)
DEAUBS
AXSONIS

VII

DOMNAS
NISKAS ROG(A)-
MOS ET DE(PRE)-
CAMUS
DINAS
NN

VIII

(RO)GO VOS

Riporto ora la pessima traduzione in spagnolo fatta da Coromines, anche perché non ne esiste un'altra nel Web e non mi è stato possibile reperire il lavoro originale dell'autore catalano, Els ploms sorotàptics d'Arles (1976). Spero che non mi si accuserà di essere irrispettoso se faccio notare che la traduzione è stata fatta da cani e che nel complesso fa abbastanza schifo. Piena di lacune, tralascia tutto ciò che è scomodo e di difficile spiegazione. Le incoerenze grammaticali non mancano. Eccola: 

Ia: "Santas Ninfas, os rogamos y os exhortamos por nuestra sanación; oh dios Lerano y Ninfa Peteia y Ninfa Eleta, ninfa..."
Ib: "Oh ninfa y [dioses] asociados, guiadnos, regidnos y providenciadnos os pedimos"
II: "Ninfas Acuáticas os rogamos, por favor deidades providenciadnos Velde, Lares y Snuquai quitadnos los tumores"
III: "Los grandes númenes mayores han exhalado [encima mio] sus chorros; ninfas Pentovias providenciad !; ninfas obrad sobre las lavativas; providencia Madre Poderosa Axiliaia,
providencia Ninfa Eterna; limpianos Chirule ..."
IV: "Demeti Itomicos .... por favor brillad ..."
V: "Santas Ninfas caminad por diferentes aguas, girad [vuestro destino para conmigo]; oh dios Osi<s>mi, limpiad mis lagañas (cataratas ?); Demeti favoreceme Lereno"
VI: "A las acuosas diosas acuáticas !"
VII: "Señoras ninfas os rogamos y os exhortamos ..."
VIII: "os ruego"

Si noterà anche che questa versione non include le interpretazioni dei teonimi, lasciati nella lingua originale.

Questo è un piccolo vocabolario, sempre tratto dal lavoro di Coromines, a cui per amore della Scienza ho apportato alcune revisioni, integrazoni e aggiunte, traducendo in italiano la parte in spagnolo: 

AC "e"
   < lat. ac

ACA "madre"
    Cfr. lat. Acca La:rentia.

AGETI "conduce"
   < IE *ag'-. Cfr. latino agere "condurre", la cui radice è comune al celtico.

ALALIKIOS "altre, differenti"
   Cfr. lat. alius, la cui radice è comune al celtico (gallico allos, attestato nei graffiti di La Graufsenque e allo- nel nome degli Allobroges) e al germanico (*aljaz "altro").

AQUIFERAS "Portatrici di Acqua"
   < lat. Aquiferae, con desinenza nativa -as.

AUTETE "rimuovete, togliete" (imp. pl.) 
   < IE *aut- "vuoto; solo" 
   Coromines traduce in spagnolo "*quitad-nos", "*fundid-nos" o "*eliminad-nos". Sarà che sono a corto di risorse, ma non mi riesce di focalizzare bene l'etimologia del vocabolo, la radice che riporto è l'unica spiegazione - seppur poco convincente - che ho trovato alla traduzione dell'accademico. 

AXILIAIAS "Dea delle Acque"
ATXILIAIA "Dea delle Acque" 
AXILIIS "ricche di acque" (dat. pl.)

   < IE *aps- (vedi AXONIAS).
La forma AXILIIS dovrebbe avere un dativo pl. in -IS di tipo latino. La grafia con -TX- potrebbe essere un errore di trascrizione. 

AXONIAS "acque"
AXONIS "delle acque"
   < IE *aps-, con un esito /ks/ < /ps/ affine a quello del celtico. I dettagli morfologici non sono chiarissimi.

CATIONTS "con, assieme a"
   Interessante e ragionevole, ma oscuro a sufficienza. Piuttosto che a una radice IE valida, lo associerei a lat. cate:na e caterva, a loro volta da una radice etrusca *cat-, *caθ- "mettere assieme". Pokorny ricostruisce IE *kat- "mettere assieme", aggiungendo materiale dal celtico e dal germanico, ma come gran parte delle radici con /a/, resta il fortissimo sospetto di un'origine ultima non IE. Scarse sembrano le possibilità di una connessione con IE *kom (donde lat. cum, con-) tramite una forma *kṇt- - tutt'altro che pacifica - di cui non si riuscirebbe a spiegare nella lingua in analisi la scomparsa completa della nasale (ci aspetteremmo piuttosto *kant-).

CHIRULE (teon.)
L'origine di questo lemma è al momento sconosciuta.

CUMAS "tumori"
   Forse < IE *kumb-, nel senso di "sporgenza". Un vero peccato che la spiegazione di Coromines non sia disponibile, così supplisco come posso. 

DEAUBS "alle Dee"
    Notare l'introflessione della vocale del suffisso.

DEMETI "Oscurità" (teon. voc.)
DEMETIM "Oscurità" (teon. acc.)
   Si confronti il nome dei Demetae, popolazione britannica. La denominazione sopravvive in Galles, dove la provincia di Dyfed deriva il suo nome da un precedente *Demetija:. Nonostante i tentativi fatti per spiegarlo, questo nome ha resistito a lungo. Non può venire dal gallese defaid "pecora" (all'epoca suonava /da'matija:/) e neppure da dwfn "profondo" (all'epoca suonava /'dubnos/ o /'dumnos/). Non è plausibile nemmeno una provenienza da IE *dem- "costruire" (proto-germanico *timran "legname"), che non porterebbe a specificare un senso compiuto. La radice corretta è invece IE *dhem- "fumare", che ha dato origine all'antico irlandese dem, glossato da Pokorny come "schwarz, dunkel", ossia "nero, oscuro".    

DEUS "dio"
E DEOS "o Dei"
    < lat. deus. Si noti il vocativo plurale in -os, certamente nativo.

DINAS "divine"
   < IE *din-. Esiti molto affini sono stati presi a prestito dall'etrusco: Tin(i)a "Giove", tin- "giorno"

DOMNAS "signore"
    < lat. dominae, con desinenza ligure del pl. f. -as (identica a quella gallica).

EFLAVERE "esalarono"
   < lat. effla:ve:re "esalarono", III pers. pl. (da effla:re "esalare"). 

EVOSTRI "eterna"
  < IE *aiwo-. Si noti il suffisso femminile -i, di particolare arcaismo. 

EXKIGKI "girare in cerchio"
    Cfr. gallico Excingo-ri:x "Re del Cerchio". Con ogni probabilità un prestito dal gallico.

FLOINCSON "splendore, fulgore"
   < IE *bhel-, *bh(e)leg- "splendere", o l'affine IE *bhleig- "brillare". Se dobbiamo essere sinceri, la formazione della parola non è chiarissima. Notevole la presenza di una /f/ iniziale, un esito decisamente contrario alla fonetica del celtico. 

ILLIUS "di lei"
   < lat. illius.

IMPETRARE "guadagnare il favore degli Dei"
IMPETRIO "guadagno il favore degli Dei"
    < lat. impetra:re. Notare che la forma impetro si trova invece con una -i- di troppo: IMPETRIO. 

INSTOQDE "camminate"
    Forma dalla morfologia a dir poco oscura e tortuosa. Potremmo essere di fronte a un errore di lettura. Forse è uno strafalcione per *INSTOIGDE e l'origine è da IE *steigh- "camminare"? Non avendo a disposizione il testo originale, dobbiamo astenerci da ulteriori considerazioni. 

IO "che"
    Pronome relativo IE, cfr. lusitano IOM "che"

ITOMICE (teon. voc.)
    Al momento non si riesce a trovare una possibilità anche remota di interpretazione e di etimologia. Non per nulla questo lemma è escluso dal vocabolarietto di Coromines.

KANTAS "splendenti"
   < IE *kand-
   N.B. Coromines traduce con "sante", riconducendo la parola a IE *kwent- (meglio sarebbe scrivere *k'went-), cosa che per motivi fonetici non è ammissibile. Il parallelo più logico è col tema celtico canto- "canuto" (es. l'antroponimo Cantosenus; bretone antico cant, glossato "canutus"), attestato nell'onomastica gallica, verosimilmente <  *kandido- per contrazione. 

KILITIUS "associati"
   Coromines assume che sia da un IE *kei- "mettere assieme". L'etimologia sarebbe a prima vista accettabile, ma a quanto pare la radice era *kwei-. Non va poi nascosto che non è chiarissima la formazione della parola. Più probabilmente sarà dal pronome dimostrativo IE *k'e(i)-, come lat. ce:terus "l'altro". Tra "la Ninfa e gli (Dei) associati" e "la Ninfa e gli altri (Dei)" cambierebbe poco.

KLUEN "purificare"
   < IE *k'lowə- "pulire" Cfr. lat. cluere "purificare". La radice è passata anche in etrusco, dove abbiamo il sostantivo cleva "purificazione" e il toponimo Clevsins- "Chiusi".

LARES "Lari"
   < lat. La:re:s

LAVOKRIOS "scaturigine, fonte"
   < IE *low-, *lowə- "lavare" 
Cfr. lat. lava:re. Il suffisso indica che è un lemma nativo.

LERANCE, LERANKE "Dio Pino" (voc.)
   Si tratta di un nome di sostrato pre-IE, dalla stessa radice del basco leher, ler "pino", da cui deriva anche il teonimo aquitano Leherenno (dat.). 

MAXIMI "Massimi, i più grandi"
  < lat. maximi.

NET "su, sopra"
   Riporto la proposta di Coromines, precisando che l'etimologia non è delle più chiare. Forse un derivato di IE *en- "in" a partire da una sua variante *nei-,
*ni- con un'estensione in dentale che in origine doveva avere un valore direzionale. 

NETATE "guidate" (imp. pl.)
NETATI "guida" (III pers. sing.)
   < IE *ne:i-. Anche in gallico, in celtiberico e in antico irlandese troviamo la stessa estensione in -t-

NISCA, NESCA "Ninfa"
NISKAS "Ninfe"
   Si tratta di un prezioso elemento del sostrato pre-IE. Cfr. basco neska "ragazza".

NON "noi" (acc.)
   < IE. *no:-. Per la desinenza cfr. lusitano -N in VEAVN "giovani donne"

NOS "noi" (acc.)
   < lat. no:s. Si vede chiaramente che la morfologia è quella latina. La somiglianza con la forma nativa deve avere facilitato il prestito di intere formule. 

NUMENA "divinità" (pl.)
NUMENE "divinità" (morfologia oscura) 
   Cfr. lat. nu:mina "nume". Non è del tutto certo che sia un prestito dal latino, anche se è altamente probabile.

OSISMI "Sommi Dei"
   Questa voce ricorda il nome del popolo celtico degli Osismi, stanziato in quella che è attualmente chiamata Bretagna. L'etnonimo dovrebbe, come la parola sorotaptica, provenire da un aggettivo *ouksis(a)mos "sommo"

PANTOVIE (teon.) 
   Forse da IE *peta- / *pta:- "allungre", anche se la semantica è piuttosto nebulosa. Cfr. lat. pandus "curvo, ricurvo" e pate:re "essere aperto, aprirsi".

PETEIA "Impetuosa"
   < IE *pet- "cadere"
   Stessa radice del latino petere "attaccare, andare contro", che troviamo anche nel lusitano PETANIM.

POSIMA "potentissima"
   < IE *poti- "signore". Cfr. lat. potissima "potentissima".

POSQEMOS "chiediamo"
    Cfr. lat. poscimus < *por-sk-. Non è chiaro si si tratti di un lemma nativo simile o di un prestito.  

PSAXE "cispi"
   Coromines non ha fornito spiegazione alcuna alla sua traduzione. Sarà per mia incapacità, ma il lemma mi pare impenetrabile.

RE "beni, ricchezza"
   Cfr. lat. res "cosa". A differenza della parola latina, la voce sorotaptica ha l'aria di essere di genere neutro.

ROGAMOS "chiediamo"
ROGO "chiedo"
   < lat. roga:mus. 

SANETE "sanateci" (imp. pl.)
   < lat. sa:na:re, con coniugazione indigena.

SLATE "sanate, calmate" (imp. pl.)
   La radice SLA-, comune al celtico (es. irlandese antico slán "sano"), è la stessa del latino salu:s, gen. salu:tis "salute" e di  salve: "in buona salute".  

SNUKUAS "fluente, che scorre"
SNUQUAI "fluente, che scorre" (dat.)
   < IE *snew- "nuotare; correre"
La formazione pare piuttosto stravagante, ma non sembrano esserci molte alternative.

SRUET "fluisce"
SRUETE "fluite" (imp. pl.) 
SRUID "dal flusso" (abl.)
SSROES "del flusso" (gen.)
  
  < IE *srew- "scorrere, fluire" N.B. Coromines traduce con "providenciar", ossia "favorire", con ogni probabilità è un uso idiomatico.

SSULTIS "se volete" 
   < lat. si vultis. L'acquisizione di questa forma colloquiale indica un alto grado di penetrazione della lingua latina.  

TEIKETE "date, concedete" (imp. pl.)
   < *teik- "avere buon esito"
   Nelle lingue baltiche questa radice è giunta a significare "dare, offrire". Così immagino che FLOINCSON TEIKETE si debba tradurre con "concedete lo splendore", quindi "brillate". Quanto si trova nel Web non aiuta molto a charire le cose e ho dovuto fare tutto da solo.

VELDE "veggente"
   < IE *wel- "vedere". La radice si trova nel latino vultus "volto" e nel celtico (antico irlandese filis "vide"; gallese gweled "vista"). Si trova anche nel nome della famosa profetessa germanica Veleda

VLATE "governate" (imp. pl.)
   < IE *walə- "essere forte". Cfr. latino vale:re "essere forte". La radice è presente anche in celtico (es. antico irlandese flaith "signoria" < *wlatis; gallese gwlad "terra, paese" < "*principato").

VOLTAS "girare"
   < IE *welw- "torcere, attorcigliarsi"
La radice è la stessa del latino volvere "volgere, voltare". La morfologia non è chiarissima, forse si tratta di un nome di azione. Si noti la somiglianza della forma sorotaptica con l'esito italiano del latino volgare *volu:ta:re, ossia voltare, donde il sostantivo volta è stato retroformato.

VOS "voi" (acc.)
  < lat. vo:s. Si tratta di un prestito. 

Si noterà che in Italia non ho trovato nessuno che si occupi di questo argomento, che pure è a parer mio così importante. Nel Web tutto ciò che si trova è il testo trascritto, la traduzione di Coromines e il glossario dello stesso; non sono riuscito a reperire nessun lavoro originale. Questo è il commento dell'utente Gastigarra, trovato sul forum Bardulia in Yahoo! Groups:

"Choca que unos textos de una lengua indoeuropea desconocida no hayan tenido, por lo que parece, ningún eco en la indoeuropeística. En fin, el lusitano con sus, creo que tres, breves textos ha generado un número importante de páginas, aunque sea debido principalmente a su naturaleza discutida, pero otra lengua que se supone ofrecería importante información de la situación lingüística en la Europa occidental, y queda enterrada sin mayor comentario."

A parte il fatto che il lusitano è messo appena un po' meglio del sorotaptico in quanto a considerazione accademica, resta da chiedersi cosa abbia spinto la consorteria frammassonica a seppellire questi documenti. A me pare, se devo esser franco, che i testi in questione non abbiano in sé alcun contenuto scandaloso o sconvolgente: sono soltanto reliquie dell'antica religione politeista locale, che era in vigore all'epoca di Roma antica. Chi potrebbe usarli per recare danno a qualcuno? Chi potrebbe credere, ai nostri giorni, che le fonti montane abbiano in sé un'essenza in forma di bellissima ragazza? Al massimo, se anche tra le genti si diffondesse questa devozione arcaica, il risultato principale sarebbe quello di vedere torme di energumeni aggirarsi intorno alle sorgenti in cerca di un pompino.

LA LINGUA LUSITANA

I Lusitani erano un popolo di lingua indoeuropea non celtica, stanziato nel territorio dell'attuale Portogallo e dell'Estremadura. La lingua lusitana era parlata anche dai vicini Vettoni e da qualche altra tribù. È attestata in modo frammentario da alcune interessantissime iscrizioni e da un cospicuo patrimonio onomastico (antroponimi e teonimi) incorporato in iscrizioni in latino. Aveva caratteristiche fonetiche che la rendevano più vicina alle lingue italiche che al celtico, tra cui la presenza del fonema /f/, che in almeno un caso deriva dall'aspirata indoeuropea /bh/. Per fare un esempio, conservava il fonema indoeuropeo /p/: questo tratto è una prova evidente del carattere non celtico, nonostante la presenza di prestiti da lingue celtiche finitime. Ovviamente sono numerosi i dementi nel mondo accademico anglosassone che si orientano verso la definizione del lusitano come lingua celtica, a dispetto di ogni evidenza. "Deve essere celtico, di riffa o di raffa", sembra essere il loro motto.

Le cose sono a mio avviso più semplici di quanto le facciano gli accademici: la lingua lusitana apparteneva alla varietà delle lingue dei Liguri. I Liguri erano attestati nella penisola iberica, nella regione pirenaica e altrove: tra le altre cose esisteva un bacino idrico chiamato Lacus Ligustinus dai Romani, che si trovava nella Turdetania. Se a qualcuno dà fastidio usare la denominazione "Liguri" per un'area più estesa della Liguria storica, dirò e ribadirò che è a mio avviso pienamente legittimo definire "liguri" le lingue indoeuropee dei popoli pre-celtici della Gallia Narbonese e dell'Iberia che avevano le vocali /a/ e /o/ distinte. Valgano i due esempi seguenti: 

Lusitano BORMANICO:
     è attestata la radice borm-, ad esempio nell'idronimo ligure Bormida

Lusitano VEAMINICORI:
     sono attestati i Liguri Veamini: dato l'aspetto assai peculiare della parola, è ben difficile credere che possa trattarsi di una coincidenza.

Le iscrizioni in lingua lusitana a noi note sono attualmente sei, più un certo numero di testi ibridi, ma è ben possibile che saranno scoperte altre testimonianze. Alcune sono trattate da Václav Blažek (Università Masaryk di Brno) e da Krzysztof Tomasz Witczak (Università di Łódź, Polonia) in lavori pubblicati nel Web, soprattutto su Academia.edu, liberamente consultabili e scaricabili.




A questo punto riporto i testi noti con relativa interpretazione. Non va taciuto che la traduzione di questi documenti è tutt'altro che semplice e che tra gli esperti non vi è affatto concordia. Certi lemmi sono autentiche cruces che hanno dato origine a controversie profonde. Ad esempio, Blanca María Prósper (Università di Salamanca) contrasta spesso con Witczak e con Blažek, ma soltanto alcune delle sue innovazioni mi paiono verosimili. Cerco di raccogliere il meglio di quanto è stato proposto e di giustificare le scelte fatte. Nei testi riportati le lettere ricostruite sono comprese tra le parentesi quadre []. Uso il trattino (-) per indicare dove le parole vanno a capo, anche se è ovvio che tale segno all'epoca in cui queste testimonianze furono scritte non esisteva. In diversi casi esistono controversie relative alla ricostruzione e alla lettura di certi caratteri: ho adottato la lettura che mi è parsa più logica e coerente.

1) Iscrizione di Arroyo de la Luz (in precedenza Arroyo del Puerco) I e II: 

AMBATVS
SCRIPSI
CARLAE PRAISOM 
SECIAS . ERBA . MVITIE-
AS
. ARIMO . PRAESO-
NDO . SINGEIE[T]O
INI . AVA[M] . INDI . VEA-
VN . INDI . [V]EDAGA-
ROM . TEVCAECOM
INDI . NVRIM . I[NDI] 
VDE[N]EC . RVRSE[N]CO
AMPILVA
INDI ..
LOEMINA . INDI . ENV
PETANIM . INDI . AR-
IMOM . SINTAMO-
M . INDI . TEVCOM
SINTAMO[M]

"(Io), Ambato, ho scritto*:  in Carula il trattato di amicizia o reciprocità tramite il nobile delegato sia votato in presenza dell'anziana e delle giovani donne, delle spose dei figli e della moglie, e all'esterno in aggiunta delle serve e delle vergini, e senza impeto e del nobiluomo più anziano e del discendente più anziano."
*Introduzione in latino del testo lusitano, conservato come reliquia.
Ho recuperato parte della traduzione di Witczak, ma eliminando le incoerenze che hanno portato Blanca Pr
ósper a proposte alquanto discutibili (vedi nel seguito).

2) Iscrizione di Arroyo de la Luz III:

ISAICCID . RVETI . [
PVPPID . CARLAE . EN-
ETOM . INDI .
NA.[
...CE . IOM .

"Per di qui corre ciò che corrisponde all'entrata per Carla e..."Da quanto sono riuscito a trovare nel Web, sembra che Blanca Prósper abbia dato diverse interpretazioni di questo testo, di cui una simile a quella da me proposta. Mi pare migliore di quella traballante e fumosa fornita da Witczak e da altri, che interpretava ISAICCID come antroponimo, "da *Isaiccis".

3) Iscrizione di Lamas de Moledo:

RVFINVS . ET
TIRO SCRIP-
SERVNT
VEAM(I)NICORI
DOENTI ANGOM
LAMATIGOM
CROVGEAI
MAGA-
REAICOI . PETRANIOI . R-
ADOM . PORGOM IOVEA(I)
CAELOBRIGOI

"Rufino e Tirone hanno scritto*: il popolo dei Veamini offre un agnello da Lamas al dio Crougias Magareaicos Petranios e anche un maiale al dio Ioveas Caelobrigos."
N.B. Alcuni leggono PETRAVIOS anziché PETRANIOS.
*Introduzione in latino del testo lusitano, conservato come reliquia. 

4) Iscrizione di Cabeço de Frágoas: 

OILAM . TREBOPALA .
INDI . PORCOM . LAEBO .
COMAIAM . ICCONA
. LOIM-
INNA . OILAM . VSSEAM .
TREBARVNE . INDI . TAVROM
IFADEM ...
REVE . [T]RE ...

"Una pecora per Trebopala (Pietra del Villaggio) e un porco ai Lari, una (scrofa) gravida per Iccona Loiminna (Dea Cavalla Vergine), una pecora di un anno a Trebarune (Segreto del Villaggio) e un toro da monta a Giove..."

5) Iscrizione di Arronches (aka iscrizione di Ribeira de Venda): 

[- - - - - -] AM . OILAM . ERBAM [---]
HARASE . OILA . X . BROENEIAE . H[------]
[....]OILA . X . REVE AHARACVI . TAV[---]
IFATE . X . BANDI HARACVI AV[---]
MVNITIE CARIA CANTIBIDONE•[--
APINVS . VENDICVS . ERIACAINV[S]
OVGVI[-]ANI
ICCINVI . PANDITI . ATTEDIA . M . TR
PVMPI . CANTI . AILATIO

"... una pecora scura ... a Harase pecore dieci a Broeneia ... pecore dieci a Giove Aharacus, tori da monta dieci a Marte Haracus ... al monte Caria Cantibidone (Roccia dai Cento Canali), Apinus Vendicus Eriacainus ... a Iccinus (Dio Cavallo) per Attedia (figlio di) Panditus, M. Tr. cinquecento per Aelatius"
Alcuni antroponimi come Eriacainus (< eri- "molto" + a:cu- "veloce") e Attedia sono tipicamente celtici e presentano caratteri incompatibili con la lingua nativa.

6) Iscrizione di Viseu: 

DEIBABOR
IGO
DEIBOBOR
VISSAIEIGO-
BOR
ALBINVS
CHAEREAE
F
V S L M

"Alle Dee e agli Dei Vissaeigi (Sapienti), Albinus figlio di Chaera, V(otum) S(olvit) L(ibens) M(erito)."
La parte finale è in latino.

Analisi dei lemmi delle iscrizioni:

AMPILVA "serve" (acc. pl.)
La protoforma deve essere *ambhi-kwel-wa:-ns, essendosi l'uscita in -ns dell'acc. pl. dileguata in lusitano. Il termine corrisponde al latino ancilla, con la sola differenza del suffisso -VA.

ANGOM "agnello" (acc.)
Deriva da *agwno-, con metatesi avvenuta dopo la delabializzazione dell'occlusiva labiovelare. Il parente latino di questa parola è chiaramente agnus.

ARIMO "tramite il nobile" (strum.)
ARIMOM "il nobile" (acc.) 
Si trovano paralleli in indoario (sanscrito arya- "signore", a:rya- "ariano") e in celtico (es. antico irlandese aire, gen. airech "principe"; antroponimo gallico Ariomanus; leponzio ARIVONEPOS "ai nobili").

AVAM "anziana" (acc.)
Cfr. latino ava "nonna".

BANDI "a Marte" (dat.)
Teonimo attestato con numerose varianti, es. BANDVA, BANDVAE, BANDE (dat.). Il carattere guerresco della divinità è confermato dall'iscrizione DEO VEXILLOR(VM) MARTIS SOCIO BANDVAE, ma ovviamente questo per la Prósper non rileva. Sembra che in alcuni casi lo stesso epiteto sia attribuito a una divinità femminile, con ogni probabilità l'equivalente lusitano di Eris. L'etimologia è molto discussa, anche se a me pare abbastanza chiara la sua vicinanza al proto-germanico *banēn "uccisore" (IE *bhen-, secondo altri *gwhen-

CANTI "cento"
CANTIBIDONE "Cento Canali" (dat.)
L'esito del numerale IE è molto simile a quello riscontrato in celtico. In altre iscrizioni ricorre la forma BOREA CANTIBIDONIESI, dove BOREA (attestato altrove come BORA) significa "montagna" < *gwer-, cfr. sanscrito giri- "montagna".

CARLAE "a Carula" (loc.)
CARIA "a Caria" (dat.)
Il toponimo lusitano trascritto in latino come Carula è derivato, come l'oronimo/teonimo Caria, dalla radice pre-IE *kar- "pietra, roccia", che si trova nella glossa ligure caris, cararis "nomen saxi" e nel basco harri "pietra".

COMAIAM "scrofa gravida" (acc.) 
Si trova una splendida corrispondenza nell'umbro si(f) gomiaf "scrofe gravide" (lat. sues gravidas).

DEIBABOR "alle Dee" (dat. pl.)   
DEIBOBOR "agli Dei" (dat. pl.)
A causa del loro aspetto fonetico, si capisce che queste parole sono di origine celtica. Si noti la desinenza del dativo plurale in -bor (rotacismo da un precedente -*bos < IE -*bhos), in luogo dell'usuale -bo, il che fa pensare a una certa molteplicità di forme locali.

DOENTI "essi hanno offerto" (lett. "hanno posto") 
Dalla radice IE *dhe:- "porre". La radice IE *do:- "dare" avrebbe con ogni probabilità dato un esito in r-.

ENETOM "entrata" 
Un composto di EN- "in" e di un derivato di IE *ei- "andare". Quasi identico al latino initus e initium.

ENV PETANIM "senza impeto"  
Inaccettabile il tentativo di Witczak di ricondurre la parola PETANIM alla radice IE *poti- "signore", "potere", che non conosce in alcun caso l'apofonia con -e-. Blažek riporta l'etimologia di Witczak, ma fa notare la sua improbabilità. Blanca Prósper se ne esce con un assurdo accostamento a un lemma venetico, ECVPETARIS "tomba, monumento" (e varianti; < *ekwo-t- "cavaliere" + *petaris "lapide, pietra"), che non c'entra assolutamente nulla. L'unica possibilità è accettare l'interpretazione ENV "senza" e  ricondurre PETANIM a IE *pet-, che troviamo anche nel latino petere "andare contro", petulans "aggressivo".

ERBA "o"
Paralleli nelle lingue baltiche evidenziati da Blažek. Inaccettabile la proposta di Blanca Pr
ósper di vedervi un verbo. Se il lusitano conserva -d, a maggior ragione conserverà la desinenza di III persona sing. secondaria dei verbi, che in italico si è mutata in -d. Evidentemente la somiglianza con l'aggettivo ERBAM "scura" (acc.) è solo casuale.

ICCONA "per la Dea Cavalla"
ICCINVI "al Dio Cavallo" (dat.)
Sono teonimi derivati da IE *ek'wo- "cavallo", che dà come esito in lusitano anche EQV- (vedi EQVEVNVBO). Simili forme si trovano anche in gallico. 

IFADEM "da monta" (acc.)  
IFATE "da monta" (acc. pl.) 
Resto dell'idea tradizionale di una derivazione di questo lemma da IE *eibh- "copulare". Trovo insostanziali le obiezioni della Prósper, che ha elaborato una diversa e contorta etimologia, convincendo a quanto pare anche Francisco Villar.

INDI "e" 
Ottimi paralleli in germanico e in sanscrito, senza dimenticare le forme latine inde "di là; quindi", unde "da dove". La forma portoghese ainda "ancora", irriducibile al latino volgare, ha senza dubbio origini lusitane, pre-celtiche.

INI "davanti a, in presenza di, con" (+ accusativo) 
Semplicemente deriva da IE *eni "in": la prima vocale è divenuta i- per influsso della seconda, come in molte altre lingue IE. Nei composti si trova invece EN- (vedi ENETOM).
Assolutamente insensata l'idea di Witczak di attribuire questo lemma a IE *win- "senza": in lusitano sappiamo ormai che IE /w/ non si dilegua in inizio parola, ma soltanto in posizione mediana e in modo non sistematico.
Assurda l'idea di Blanca Prósper, che non sapendo spiegare questo INI lo ritiene un errore per INDI "e". La mia traduzione annulla la principale obiezione posta dalla stessa Prósper al carattere dell'iscrizione e di conseguenza a numerose etimologie di Witczak.

ISAICCID "per di qui" (abl.)
Una forma pronominale bizzarra, che presenta tuttavia paralleli solidi nelle lingue italiche, come evidenziato dalla Prósper, la cui proposta accolgo senz'altro.

LAEBO "ai Lari" (dat. pl.) 
Deriva da un più antico *la:sebo(s), come latino La:ribus. È sorprendente trovare questa forma in un'area tanto lontana dall'Italia, dato che è verosimile la sua origine etrusca. Questo può soltanto confermare che la lingua dei Lusitani si è espansa a partire dalla nostra Penisola in epoca non troppo remota. Esiste anche la forma LAEPO, che conferma la lettura con -AE- e confuta coloro che propongono di leggere *LABBO. 

LAMATIGOM "di Lamas" (agg. acc.)
La forma di sostrato la:ma "stagno, acquitrino", attestata in latino, si ritrova massicciamente in Etruria e in Iberia. Questo lemma sarà discusso in modo approfondito in altra sede.  

LOEMINA "vergini" (acc. pl.) 
LOIMINNA "Vergine" (dat.) 
Anche se obtorto collo, accolgo l'accostamento di LOEMINA e LOIMINNA con il teonimo prussiano Laime, tradotto come "Virgen" e attribuito anche alla Madonna. Non è possibile invece accettare la traduzione eseguita da Villar, che faceva derivare LOIMINNA dalla stessa radice del latino lu:men, che è però da *louk-s-men e che non è un parallelo possibile per il lemma lusitano.

MVITIEAS "di reciprocità" (gen.)
Stessa etimologia del latino mu:tuus < *moitwos.

MVNITIE "al monte" (dat.)
Stessa etimologia del latino mo:ns, gen. montis "monte". Paralleli si trovano anche in celtico (es. gallese mynydd "monte" < *monijo-).

NVRIM "donna" (acc.)
Blanca Prósper ricostruisce un improbabile *newṛyom, a cui attribuisce il signifiato di "campo nuovo". Questo perché si è sentita offesa e mortificata nelle sue convinzioni femministe a causa della traduzione di Witczak. Politica e ideologia devono stare fuori dalla Scienza. Witczak e Blažek connettono questo lemma al sancrito na:ri:- "donna" < IE *(H2)no:ri:-, cosa che trovo del tutto ragionevole. 

OILAM "pecora" (acc.)  OILAM ERBAM "pecora scura" (acc.)  OILAM VSSEAM "pecora di un anno" (acc.) 
OILA X "pecore dieci" (acc. pl.)
La protoforma dello zoonimo è *owila-, che ha la stessa radice del latino ovis. Si noti la scomparsa di /w/ intervocalica. L'aggettivo ERBAM ha la stessa origine del proto-germanico *irpaz "marrone; scuro". L'aggettivo VSSEAM viene da un grado ridotto di IE *wet- "anno", con l'aggiunta di un suffisso sigmatico. 

PORCOM, PORGOM "porco" (acc.) 
Concorda con la forma latina, mentre si distacca dal celtico, che non ha /p/ (es. antico irlandese orc "maialino").

PRAISOM "trattato, patto"
PRAESONDO "delegato" (dat.)
La Prósper rinfaccia a Witczak una contraddizione dell'ipotesi del dileguo di -s- intervocalica esibendo queste forme, che l'autore confronta con un composto sancrito pra- "innanzi" + eṣa- "affrettarsi, corsa". Il punto è che PRAISOM viene più semplicemente da un precedente PRAIDTOM, simile al latino praeditum "posto innanzi"

PVMPI "cinque" 
L'evoluzione del numerale IE presenta esiti affini all'italico e al celtico (es. osco pompe, gallese pump "cinque")

PVPPID "qualsiasi"
Notevole forma pronominale, che risale a un IE *kwodkwid. In sanscrito esiste un esito simile della stessa protoforma IE: kaccit.

RADOM "quindi"
Una particella formata con lo stesso suffisso del latino etiamdum "ancora", interdum "a volte", nondum "non ancora", che corrisponde al suffisso greco -δόν in μοναδόν "soltanto; da solo" e in altre forme. Per quanto riguarda la base, Blažek evidenzia paralleli in greco e in baltico.

REVE "a Giove" (dat.) 
Deriva da *dyew-, con rotacismo iniziale. Sono attestate le varianti REVVE e REO (dat.). Rigetto senza dubbio l'ipotesi avanzata dalla Prósper, che attribuisce a questo teonimo la stessa etimologia del latino ri:vus "fiume".

RVETI "corre" (III pers. s.)
Il corrispondente latino è ruit "si affretta, corre".

RVRSENCO "di seguito" (avv.)
Il suffisso è restaurato come -ENCO, anche se recentemente è stata proposta una lettura RVRSEAICO, fondata con ogni probabilità sull'abbondanza del suffisso -AICO-, -AECO- nella lingua (tuttavia, a parer mio non sequitur). La protoforma deve essere *re-wṛt-t-, proprio come quella del latino rursus "inoltre, in aggiunta". Si noterà la presenza del prefisso *re-, che è una realtà non ricostruibile a livello IE.

SECIAS "di amicizia" (gen.)
Corrisponde al latino socius e al sanscrito sakhi- "amico". Vero è che la radice d'origine conteneva una labiovelare -kw-, ma questa si è semplificata perdendo l'elemento labiale per via della semiconsonante palatale seguente. Uno sviluppo che è avvenuto anche in latino. In lusitano dovette avvenire prima della labializzazione, è ovvio. Non convince l'interpretazione della Prósper.  

SINGEIETO "sia votato" (imp.)
L'uscita in -TO è simile a quella dell'imperativo futuro latino e funziona allo stesso modo. La radice è una forma nasalizzata di IE *seg- "fissare", con paralleli in sanscrito e in baltico.

SINTAMOM "il più anziano" (acc.) 
Chiaramente dalla radice IE *sen- che si trova anche in latino senex e in celtico (es. gallico seno-, gallese hen). Si noti l'alterazione della vocale tonica, causata dal nesso consonantico.

TAVROM "toro" (acc.) 
Concorda con la forma latina, mentre si distacca dal celtico, che ha *tarwo- (es. antico irlandese tarb "toro"). Troviamo però la forma TARBOVM, che penso essere un genitivo plurale, in un'iscrizione ibrida.

TEVCOM "figlio; discendente" (acc.)
TEVCAECOM "dei figli" (agg. n.)
Un notevole arcaismo, parallelo al sanscrito tokam "progenie; bambino".

TREBOPALA "per la Pietra del Villaggio"
TREBARUNE "per il Segreto del Villaggio" 
Il termine pala si trova nella toponomastica ligure ed è attestato in leponzio col senso di "lapide". Per una trattazione dettagliata dell'argomento rimando ad altra sede. La radice di -rune ha riscontro in celtico e in germanico. 

VDENEC "e all'esterno, al di fuori" (avv.)
Riconosco l'etimologia data da Witczak, parallela al proto-germanico *u:tana- "fuori", ma non attribuisco a questa forma un significato di esclusione. Alcuni suggeriscono una lettura VDEAEC, che mi pare improbabile. Il suffisso -C lo attribuisco a un esito di un precedente -*kwe, che anche in gallico si semplifica in -c

VEAMINICORI "il popolo dei Veamini" (nom. pl.)
La forma -CORI "popolo, tribù" ha la stessa origine del celtico -CORII che troviamo nel nome dei VOCORII "Due Tribù", dei TRICORII "Tre Tribù" e dei PETRUCORII "Quattro Tribù". Tale radice è presente anche in germanico (*χarja- "esercito"), con esiti ben noti.
Il nome dei VEAMINI siginifica "Forti, Potenti", ed è da IE *weyə-, *wi:- "forza, potere", che tra le altre cose vive nel latino vi:s "forza".

VEAVN "giovani donne" (acc. pl.)
Da una protoforma *we:su- (cfr. sanscrito va:su:- "giovane donna"), con scomparsa della sibilante e con dittongazione. Prima la Prósper urla allo scandalo per la perdita della finale -*s dell'accusativo plurale, per poi riconoscere che l'intera desinenza -*ns si è dileguata ad esempio in IFATE. Esempi di dileguo di -s- intervocalica non mancano (vedi EQVEVNVBO).

VEDAGAROM "le spose" (coll. n.) 
La radice presenta paralleli nelle lingue baltiche. Il suffisso -AROM è un collettivo.

Alcuni teonimi e antroponimi attestati: 

CADOGO(M) "Bellicoso" Un notevole epiteto di BANDVA, ossia di Marte. Cfr. gallico catu- "battaglia", attestato in numerosi antroponimi (antico irlandese cath "battaglia", etc.) 

EQVEVNVBO "ai Figli del Cavallo" (teon., dat. pl.)
Deriva da un precedente *ekwei-sunu-bo(s), dove *sunu- significa "figlio", come in germanico.

PARAMAECO "al Dio dei Monti" (dat.)
Cfr. sanscrito parama- "supremo". Il vocabolo spagnolo páramo "monte, deserto montano" vive tuttora ed è di origine pre-celtica. 

QVANGEIO "(Simile al) Cane" (dat.)
Proviene da IE k'wṇ- "cane" (grado apofonico ridotto), come proposto da Blanca Prósper, la cui analisi condivido appieno. 

ROVDEAECO(M) "il Rosso"
Un notevole epiteto di BANDVA, ossia di Marte. La radice IE *roudh- mostra un esito molto simile in celtico.  

TOVDOPALANDAIGAE "a (quella della) Grande Pietra della Tribù" (dat.)
La radice IE *teuto- mostra un esito molto simile in celtico.

Prospetto dei mutamenti noti (modificato ed integrato a partire dallo schema riportato da Blažek): 

IE > Lusitano
*p > p : PARAMAECO, PORCOM, PORGOM,
          PRAISOM
     > b : BLETISAMA
*b > b : TREBOPALA, TREBARVNA, ABNE
*bh > b : LAEBO, EQVEVNVBO, DEIBOBOR  
       > f : IFADEM
*t > t : TAVROM, TEVCOM, TOVDADIGO,
           RVETI, DOENTI
    > d : TOVDOPALANDAIGAE, CADOGO
*d > r : REVE, VER(R)ORE  
     > d : DEIBOBOR, DEIBABOR (< celt.)
*dh > d
: DOENTI, ROVDAECO,
            FIDVENEARVM
*k > c : TEVCOM, VEAMINICORI 
*g > g : SINGEIETO
*gh > h : mancano esempi chiari  
*kw > p : PVPPID, AMPILVA
*kw / *k'w > cc, qu : ICCONA, EQVEVNVBO,
        QVANGEIO
*gw > b : BOVANA, BOVECIVS 
       > g
: ANGOM  (< IE *agwno-)
*gwh > b : BORMANICO, BORMANO 
*k' > c, g : PORCOM, PORGOM
*g' > g : REGONI
*g'h : mancano esempi chiari 
*s > s (iniziale) : SECIAS, SINGEIETO,
          SINTAMOM
    > -Ø- (mediano) : EQVEVNVBO, LAEBO
*m > m : ARIMOM, MVITIEAS
*n > n : NVRIM, ANGOM, ICCONA, ICCINVI 
*l > l : LAEBO, OILAM, TREBOPALA
*r > r : RVETI, NVRIM, PORCOM, TAVROM
*ṃ > am : SINTAMOM
       > em : IFADEM
*ṇ > an : CANTI, CANTIBIDONE, QVANGEIO 
      > en : IFATE       
*ḷ > ul : COROBVLTI  
*ṛ > ur : RVRSENCO  
*y > i : IOM, SINGEIETO
*w > v (iniziale) : VEAVN, VER(R)ORE
       > f (iniziale) : FIDVENEARVM
       > b (mediano) : DEIBABOR, DEIBOBOR
       > -Ø- (mediano) : OILAM
*a > a : ANGOM, AVAM; LAEBO
*e > e : ENETOM, ERBA, TREBOPALA 
     > i : INI, ICCONA, SINTAMOM
*o > o : OILAM; ICCONA, PORCOM
*i > i : ARIMOM, DOENTI
*u > u : VSSEAM; RVETI
*a: > a : LAMATICOM 
*e: > e : REGONI
     > ea : VEAVN
*o: > o : REGONI
      > u : NVRIM
*i: > i : NVRIM 
*u: > u
: TREBARVNE
      > o : TREBARONNE 
*ai > ai / ae
: PRAISOM, PRAESONDO
*ei > ei : DEIBABOR, DEIBOBOR
     > e : ENETOM, EQVEVNVBO 
*oi > oi / oe : LOIMINNA, LOEMINA
*au > au : TAVROM
*eu > ou : TOVDOPALANDAIGAE
*ou > ou
: ROVDEAECO