giovedì 11 gennaio 2024


CRIMES OF THE FUTURE
(1970) 

Titolo originale: Crimes of the Future 
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Canada
Anno: 1970
Durata: 70 min
Rapporto: 1,66:1
Genere: Fantascienza, horror  
Sottogenere: Distopico, post-apocalittico, post-sessualità, 
    manicomiale, ballardiano 
Regia: David Cronenberg
Soggetto: David Cronenberg 
Tematiche: Pandemia, estinzione umana, omosessualità,
   psichiatria, podofilia, pedofilia
Fonti di ispirazione: James G. Ballard 
Sceneggiatura: David Cronenberg 
Produttore: David Cronenberg
Casa di produzione: Emergent Films
Distribuzione in italiano: Rai 
Fotografia: David Cronenberg
Montaggio: David Cronenberg 
Assistente di produzione: Stefan Nosko 
Interpreti e personaggi: 
    Ronald Mlodzik: Adrian Tripod
    Jon Lidolt
    Tania Zolty
    Paul Mulholland
    Jack Messinger 
    Iain Ewing 
    William Haslam 
    Brian Linehan 
    Raymond "Ray" Woodley 
    Stefan Czernecki 
    Rafe Macpherson 
    Willem Poolman 
    Don Owen 
    Udo Kasemets 
    Bruce Martin 
    Leland Richard 
    Stephen Zeifman 
    Norman Snider 
    William Wine 
    Kaspars Dzeguze 
    Sheldon Cohen 
    George Gibbins 
    Count Aus von Blicke 
Budget: 15.000 dollari US
Titoli in altre lingue: 
    Spagnolo (Spagna, Messico): Crímenes del futuro 
    Portoghese (Brasile): Crimes do Futuro 
    Croato: Zločini budućnosti
    Polacco: Zbrodnie przyszłości 
    Greco (moderno): Εγκλήματα του μέλλοντος 
    Russo: Преступления будущего 
    Giapponese: クライム・オブ・ザ・フューチャー
    未来犯罪の確立 
    Coreano: 미래의 범죄 

Trama: 
Anno del Signore 1997. Adrian Tripod, direttore occasionale della House of Skin, una clinica dermatologica, si imbarca in una missione per trovare il suo mentore, il dermatologo pazzo Antoine Rouge. Questo Rouge, un individuo particolarmente perverso, è scomparso dopo che una devastante pandemia causata da prodotti cosmetici, ha sterminato tutte le donne sessualmente mature. A quanto pare, il virus è mutato, colpendo ora anche gli uomini e mietendo la vita dell'effeminato Rouge. 
Tripod si unisce a una serie di organizzazioni, tra cui l'Institute of Neo-Venereal Disease, il Metaphysical Import-Export e l'Oceanic Podiatry Group, incontrando vari uomini stravaganti che cercano di adattarsi a un mondo post-femminile, in cui non esistono più donne. A un certo punto, un paziente della House of Skin, a cui Tripod era molto legato, muore di peste, dopo aver sviluppato nel suo corpo una serie di pseudo-organi privi di qualsiasi funzione nota. Così Tripod si ricovera in una clinica di salute mentale e si abbandona a forme grossolane di feticismo omosessuale dei piedi con chiunque incontra. Si tratta di pratiche post-sessuali cervellotiche, in cui non esiste erezione né eiaculazione, solo rudimentali manipolazioni podaliche. L'orgasmo, puramente mentale, viene raggiunto dal soggetto che manipola quando si pone sulla fronte un piede del soggetto manipolato - come se si stesse inscenando un rituale di sottomissione. 
Tripod entra in un gruppo di pedofili eterosessuali che rapisce una bambina di cinque anni esposta a sostanze chimiche destinate a indurla alla pubertà, per poi metterla incinta. Tuttavia, un adepto del gruppo non riesce a violentare la bambina e la lascia in pace. Tripod entra nella stanza in cui la piccola è tenuta prigioniera e la vede emettere una schiuma biancastra dalla bocca. Questo lo porta a realizzare che, inducendo artificialmente la pubertà nella bambina, è stata infettata dalla peste. 


Recensione:  
Questo film sperimentale, ballardiano e manicomiale fin nel midollo, può essere considerato il seguito di Stereo, uscito l'anno precedente. A parte i mezzi leggermente migliori e il passaggio dal monocromo al colore, è chiaro che i suoi temi sono cambiati di poco, se non per niente. È un'opera ermetica e allucinatoria che esplora la sessualità distorta, la mutazione del corpo e la tecnologia. L'amore totalizzante del regista è per le strutture mediche, soprattutto psichiatriche. Le architetture sono imponenti e labirintiche, percorse da corridoi infiniti: le inquadrature ripetute fanno sembrare l'edificio più grande di quanto probabilmente non sia in realtà. Ogni passaggio sembra un punto di fuga verso un eterno orizzonte di sofferenza mentale, senza speranza di poterne uscire. L'ossessione delle anomalie mediche è come una camicia di forza che imprigiona il protagonista, destinato a procedere verso un finale raccapricciante. Gli effetti speciali sono embrionali, quasi assenti, mentre assume un'importanza mastodontica la delirante discussione sul processo neoplastico che produce gli pseudo-organi. Gli elementi visivi a supporto dell'idea sono incomprensibili ed estremamente scarni, riducendosi a conti fatti a qualche massa carnosa indecifrabile conservata in barattoli di vetro, in soluzioni colorate. Per vedere questo breve lungometraggio (forse faremmo meglio a chiamarlo "mediometraggio"), è strettamente necessario essere feticisti delle opere di Cronenberg - altrimenti sarebbe un'impresa futile. Lo spettatore medio guarderebbe questa pellicola con un vivo senso di insofferenza,  nonostante duri poco più di un'ora. Ne definirebbe la visione uno spreco di tempo e di vita. Chi vorrebbe guardare un gruppo di uomini brutti in un cortile mentre una voce parla di bizzarre malattie veneree e della necessità di mettere incinta una bambina? Nessuno. Tuttavia un cinefilo potrebbe vedere il film in modo diverso, nonostante la sua mortale monotonia. Forse a tiranneggiare Cronenberg è stata la mancanza di fondi e di conoscenze. In ogni caso, il germe del genio registico è già presente e ben riconoscibile. 

Nel 2022, dopo ben 52 anni, Cronenberg ha realizzato un altro film con lo stesso titolo, Crimes of the Future, che tuttavia non è affatto un remake: tra le due opere esiste tuttavia qualche elemento in comune, come la formazione degli pseudo-organi, che diventa un vero e proprio processo artistico, il "cancro creativo"


Un universo innervato di perversioni!

James Graham Ballard, a cui Cronenberg deve moltissimo, era notoriamente ossessionato da parafilie particolarmente aberranti. In un suo romanzo descrisse le insane pulsioni del protagonista nei confronti di una bambina biondiccia affetta da trisomia 21. Altre volte invece intrattiene il lettore con pratiche meno nocive, per quanto disgustose - come quando dichiarò di aver preso in mano un gigantesco grappolo di emorroidi merdose fuoriuscite dall'ano di sua moglie nel corso del parto, spingendole con amore e pazienza nel retto scorreggiante. Poi c'è il famoso "campo di stronzi", probabile ricordo della sua infanzia in Cina: un gruppo di donne che si accovacciano per defecare, lasciando una massa immane di untuosi pitoni marroni sul suolo umido e iridescente a causa di una perdita di gasolio. Tanto vivida è la descrizione, che si può avvertire l'odore della materia fecale, come se venisse meno la barriera tra il lettore e lo scrittore, che senza dubbio aveva contemplato e annusato a lungo. Intanto Ballard era un genio assoluto, mentre nel Bel Paese abbiamo i cinepanettoni, i guitti e simile immondizia. 


Dettagli disturbanti, stomachevoli

Si vedono i pederasti con un'incredibile cura delle mani e dei piedi, con dita affusolate, pelle liscia e unghie smaltate di rosso. Sembra che si sia imposta una specie di feticismo morboso, malsano: non essendoci più donne, i superstiti cercano di far rivivere ciò che è andato perduto, plasmando a sua immagine una parte del proprio corpo. Tutto ciò ha l'effetto di una profonda dissonanza nel tessuto stesso della realtà. È un inno al grottesco che infastidisce, come un rumore subliminale. 

Le inattese origini del titolo

Il titolo "Crimes of the Future" è un riferimento a un  omonimo libro scritto dal protagonista di Hunger (Sult, 1890), plumbeo e desolante romanzo dell'autore norvegese Knut Hamsun. L'opera tratta di uno scrittore fallito e scheletrico, che si ritrova cacciato dalla pensione in cui dimora, a causa della sopravvenuta impossibilità di pagare la pigione: si ritrova così a vagare per le gelide vie di Oslo (all'epoca chiamata Kristiania), in uno stato di fame estrema che lo spinge ad avere allucinazioni. L'opera di Hamsun è tipicamente depressiva e suicidaria. Soltanto la lettura della trama comunica un tale abisso di disperazione che passa la voglia di vivere. 
Cosa che pochi sanno, nel 2019 il regista Javier Izquierdo ha realizzato una pellicola intitolata Crimes of the Future. Non ha nulla a che vedere con l'opera di Cronenberg: è un documentario sull'impatto di Hunger sulla società norvegese, strutturato come una serie di interviste. 


Curiosità tecniche 

Come già accaduto per Stereo (1969), Cronenberg ha utilizzato una fotocamera Arriflex 35 ottenuta tramite un noleggio differito da Janet Good della Canadian Motion Picture Equipment Rental Company. Il film è stato girato senza audio sincronizzato, a causa del rumore prodotto dall'Arriflex 35. Alcuni strani ed inquietanti effetti sonori sono stati aggiunti in un secondo tempo, assieme alla voce narrante. 

Cronenberg iniziò le riprese di Crimes of the Future prima dell'uscita del suo film precedente, Stereo. Si può quindi dire che le due pellicole furono realizzate in parallelo. Le riprese avvennero al Massey College e all'Università di Toronto dall'agosto 1969 al 10 febbraio 1970, con un budget esiguo, quasi ridicolo - anche se maggiore di quello di Stereo (si è addirittura parlato di "micro-budget"). Il film ricevette finanziamenti dalla Canadian Film Development Corporation e dall'International Film Archives.

martedì 9 gennaio 2024


STEREO 

Titolo originale: Stereo (Tile 3B of a CAEE Educational
    Mosaic)
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Canada
Anno: 1969
Durata: 65 min
Dati tecnici: B/N
Rapporto: 1,66:1
Genere: Fantascienza, mockumentary
Sottogenere: Distopico, manicomiale, ballardiano
Regia: David Cronenberg 
Soggetto: David Cronenberg 
Fonti di ispirazione: James G. Ballard 
Sceneggiatura: David Cronenberg 
Tematiche: Psichiatria, telepatia
Produttore: David Cronenberg
Casa di produzione: Emergent Films
Distribuzione in italiano: Rai
Fotografia: David Cronenberg
Montaggio: David Cronenberg
Interpreti e personaggi: 
    Ronald Mlodzik
    Jack Messinger
    Paul Mulholland
    Iain Ewing
    Arlene Mlodzik
    Clara Mayer
    Glenn McCauley 
Budget: 8.500 dollari US 

Trama: 
Il film si propone come parte di un "mosaico" di risorse didattiche della fantomatica Canadian Academy of Erotic Enquiry. Documenta un esperimento condotto dall'invisibile Dottor Luther Stringfellow. Un giovane biondiccio e segaligno con un mantello nero viene visto arrivare all'Accademia in elicottero. In quella squallida fortezza psichiatrica, lo studioso si unisce a un gruppo di sette volontari a cui vengono conferite capacità telepatiche. Queste cavie umane vengono incoraggiate a svilupparsi attraverso l'esplorazione sessuale.
Si spera che i gruppi telepatici, legati da relazioni sessuali polimorfe, possano costituire un sostituto socialmente stabilizzante per il "nucleo familiare obsoleto", destinato ad essere abolito. Una ragazza sviluppa una personalità secondaria per affrontare il suo nuovo stato di coscienza, che gradualmente soppianta la sua personalità originale. Con lo sviluppo delle capacità dei volontari, gli sperimentatori si ritrovano sempre più incapaci di controllare l'andamento dell'esperimento. Decidono di separare i telepati, il che provoca due suicidi. La sequenza finale mostra la giovane donna che ha sviluppato una personalità extra mentre indossa il mantello nero. 


Recensione: 
Il film è girato in un bianco e nero opprimente, è talmente lugubre che sembra ambientato a Sesto San Giovanni! Non c'è praticamente alcun suono, a parte una voce fuori campo che si sente di tanto in tanto. Sembra che i rumori siano stati assorbiti da un silenzio artificiale, generato da una macchina che annichilisce i fononi! Questa narrazione estenuante, alienante, sarebbe in grado di indurre alla follia omicida persino Giobbe, se durasse soltanto qualche decina di minuti in più. Le parole pronunciate dalla voce narrante sono terribilmente monotone: il gergo tecnico, denso come il plutonio, non si collega sempre a ciò che scorre sullo schermo. Concentrarsi non serve a nulla. Non ha alcuna utilità la comprensione del linguaggio esoterico in un manicomio, dove la Scienza è soltanto un simulacro della sociologia politicizzata. L'idea fondante sembra essere questa: esisterebbe una relazione tra il potere telepatico e il risveglio sessuale. Le  sequenze girano intorno a se stesse, senza meta alcuna, con un gruppo di attori metodici che si limitano a esibirsi per un pubblico lobotomizzato. Si converrà che tutto ciò raggiunge alla perfezione il suo effetto, con sublime maestria: far entrare in risonanza sulle frequenze della paranoia! 

Ballardismo assoluto

James Graham Ballard, sorgente primaria dell'opera di Cronenberg, esplora la psichiatria e la psiche umana, generando atmosfere da incubo. Usa spesso figure di psichiatri e psicologi come sonde per indagare le orripilanti patologie della società moderna e la fusione tra il mondo interiore ("Innerspace") e la deprimente realtà esterna. Analizza disturbi come la psicastenia attraverso disastri urbani e paesaggi mentali. La sua narrativa, che spesso si allontana dalla fantascienza tradizionale, è una lucida rappresentazione della malattia mentale contemporanea. 

La tecnologia telepatica avanza! 

Questo primo lungometraggio di Cronenberg è stato spesso catalogato come "pseudoscienza". Il regista non cerca in alcun modo di spiegare come si ottenga effettivamente la telepatia indotta, ma fornisce piuttosto allo spettatore alcuni dati espressi con un linguaggio che imita quello scientifico e che sono correlati al fenomeno extrasensoriale in questione. Ad esempio, si discute su come l'intensità del collegamento telepatico sia correlata alla distanza di due persone telepatiche, come le emozioni influenzano la telepatia, etc. Spiega come le emozioni (ad esempio l'amore) vengano manipolate in un esperimento scientifico, servendo metodo per raccogliere informazioni sulla telepatia. Eppure, proprio in questi anni, sono condotti sempre più esperimenti in tutto e per tutto simili a quelli mostrati da Cronenberg. Quello che fino a ieri era "pseudoscientifico", grazie a Zuckerborg sta diventando oggi misurabile e galileiano. Inquietante.  

Il concetto di onnisessualità

Quando studiavo all'università, vidi affisso a una parete un geniale disegno a fumetti, satirico, che denunciava le prevaricazioni dei monosessuali (etero e omo) sui bisessuali, dei bisessuali sui trisessuali e via discorrendo, fino ad arrivare ai pentasessuali - alla lettera coloro che sono attratti da cinque sessi! Cronenberg va ancora oltre, definendo l'onnisessualità, una sessualità collettiva, polimorfa e senza genere. In quegli anni imperversava un postmodernismo martellante, ossessivo, che portava i suoi adepti a sfuriare e a impegnarsi con zelo fanatico nella destrutturazione del mondo, al fine di sostituire anche il più piccolo concetto con infiniti deliri senza né capo né coda.  

Critica 
 
L'ashkenazita Jacob Siskind, scrivendo sul Montreal Gazette, ha affermato che il film "è allo stesso tempo promettente e deludente" ("is at once promising and disappointing"). Martin Malina, scrivendo sul Montreal Star, ha affermato che era "fresco, non convenzionale e, sospetto, completamente non commerciale" ("fresh, unconventional and, I suspect, thoroughly uncommercial"). Anche Robert Fulford, usando lo pseudonimo Marshall Delaney, ha elogiato la pellicola. 
Sono contrastanti le opinioni dei commentatori del sito di critica cinematografica Il Davinotti


Pigro ha scritto: 
"L'insulsaggine della storia, dei concetti e delle azioni che vediamo si sposa benissimo con l'insulsaggine delle riprese e della recitazione: un trionfo di inutilità che riesce a rendere tediosa pure la bella location scelta. Solo per cronenbergofili, ammesso che riescano a resistere pure loro." 
Bubobubo ha scritto: 
"Seppur iperconcettuale e volutamente ermetico, in questo primo lavoro medio-lungo c'è già tutto il Cronenberg tematico dei decenni successivi: l'importanza capitale della sfera sessuale nel diapason espressivo dell'essere umano (qui addirittura come antitesi all'istituzione familiare), il dominio della mente, la necessità di creare un canale comunicativo privo delle ambiguità del linguaggio naturale (qui abolito, come ogni suono; anche il commento fuori campo è poco più di una glossolalia farsesca del linguaggio scientifico). Sottovalutato."
Cotola ha scritto: 
"Difficile immaginare che il regista di questo piccolo film sarebbe diventato il grande Cronenberg. Lo spunto di partenza sarebbe anche intrigante - c'è di mezzo la telepatia - e qualcosa di cronenberghiano c'è, visto che si inizia a parlare di corpo e dei suoi mutamenti. Certe scelte però non convincono: la mancanza di dialoghi e la onnipresente voce fuori campo a narrare la storia, tanto per iniziare. Ma anche le troppe chiacchiere che di scientifico hanno ben poco."

Brutalismo allo stato puro!

Nell'ambito dell'espansione regionale dell'Università di Toronto, negli anni '60 fu creato lo Scarborough College. Progettato da John Andrews, il primo edificio del campus iniziò ad essere costruito nel 1964. A causa di ritardi nei lavori dovuti a uno sciopero dei manovali, lo Scarborough College aprì le sue aule temporanee nel campus principale a 191 studenti a tempo pieno soltanto nel 1965. Il primo edificio fu completato per l'anno accademico successivo. Il college comprendeva uno studio di produzione televisiva di 560 m2. Questo serviva per un sistema di videolezioni unico nel suo genere, inizialmente previsto per il college, che si basava sull'uso della televisione a circuito chiuso per scopi didattici. Il sistema attirò l'attenzione dei media internazionali e fu elogiato nell'edizione del 1967 del Time. Tuttavia, il sistema di videolezioni fu abbandonato dopo essere stato criticato per la mancanza di comunicazione tra studenti e docenti. Lo stile architettonico brutalista del campus dell'epoca, il nuovo studio televisivo e il sistema di lezioni futuristico sono visibili in Stereo, il che rende questo film anche un documento storico unico. 

Curiosità tecniche 

Cronenberg utilizzò una Arriflex 35 che aveva ottenuto tramite un noleggio differito da Janet Good presso la Canadian Motion Picture Equipment Rental Company. Il film fu girato in bianco e nero e senza sonoro sincronizzato, proprio a causa del rumore dell'Arriflex 35. La voce narrante fu aggiunta in un secondo tempo. 

venerdì 5 gennaio 2024


TYLL THE GIANT

Titolo originale: Suur Tõll 
Titolo in russo: Большой Тылл 
Titolo in inglese: Tyll the Giant 
Anno: 1980 
Paese di produzione: Unione Sovietica
    (Repubblica Sovietica dell'Estonia) 
Lingua: Estone 
Durata: circa 14 min.
Tipologia: Animazione, cortrometraggio 
Genere: Surreale, fantastico 
Regia: Rein Raamat 
Sceneggiatura: Rein Raamat 
Produzione: Kulno Luht 
Colonna sonora: Lepo Sumera 
Direttore della fotografia: Janno Põldma 
Montaggio: Kersti Miilen 
Direzione artistica: Jüri Arrak 
Assistente alla regia: Sigrun Alaots 
Reparto artistico: Heiki Ernits, Ain Silbaum, 
    Valter Uusberg 
Animazione: Eda Kurg, Matu Kütt, Riina Kütt,  
    Krista Partti, Rein Raidme, Aarne Vasar 
Segreteria di edizione: Silvia Kiik 
Budget: 81.000 rubli
Link: 

Trama: 
Tyll è un gigante che conduce una vita semplice come contadino sulla sua isola, assieme alla moglie, la gigantessa Piret. I due abitano tra i tanti umani comuni, molto più piccoli di loro. Un mostruoso nemico, una specie di demone anch'esso gigantesco, caratterizzato dalla pelle color rosso sangue e da un occhio con più pupille, si nasconde sempre nelle vicinanze, pronto a fare del male in modo gratuito, ad esempio facendo piovere pietre sul campo appena arato da Tyll. Ogni volta che c'è un'emergenza, Tyll accorre regolarmente in aiuto degli umani: in un'occasione, salva i marinai quando la loro nave affonda. Deve anche aiutarli in battaglia quando gli eserciti nemici attaccano l'isola. Nella prima battaglia, Tyll si lancia nella mischia trasportando due enormi ruote di carro, sulle quali trasporta le sue truppe. L'esercito nemico è composto da lancieri con cappucci scarlatti che coprono il capo. La battaglia si trasforma rapidamente in un sanguinoso massacro in cui il nemico è prossimo alla vittoria: i guerrieri isolani non possono quasi nulla contro le spade degli invasori. Quindi Tyll interviene, usando le ruote dei suoi due carri come mazze e falciando interi battaglioni, cambiando così il corso della battaglia. 
Durante l'assenza di Tyll, il demone rosso si avvicina alla casa dove alloggiava Piret, senza farsi vedere, e la fa crollare addosso a lei, uccidendola. Al suo ritorno dalla battaglia, il gigante buono trova la moglie morta e ne colloca il corpo in una sepoltura megalitica, eretta con le proprie mani spostando immensi blocchi di pietra; poi va subito nella foresta e ricava un'enorme clava dal tronco di un abete, poi segue le tracce dell'assalitore fino a un promontorio roccioso dove il sentiero scompare. Si siede tristemente in attesa e alla fine si addormenta. A questo punto il demone appare alle sue spalle e scava attraverso il terreno che collega il promontorio alla terraferma, cercando di isolare la striscia di terra dove Tyll dorme, per creare un'isola e lasciarlo alla deriva. Ma Tyll si sveglia e colpisce il demone, che fugge. Tyll lo insegue senza sosta; quando infine riesce a raggiungerlo, il nemico viene inghiottito dall'Ano della Terra e sprofonda negli Inferi.
Tyll deve quindi tornare in guerra, poiché gli eserciti infernali si stanno nuovamente avvicinando per terra e per mare. Semina il caos tra le truppe nemiche, brandendo con entrambe le mani un immenso carro distrutto. Ma durante la battaglia, Tyll stesso viene decapitato da un gigante nemico, che brandisce un lunghissimo spadone. Il corpo decapitato di Tyll, ancora vivo, brancola finché non trova il capo nemico che gli ha tagliato la testa e lo stritola nel suo pugno. Poi, ridotto a una specie di zombie, raccoglie la propria testa mozzata e se ne va verso il luogo del suo riposo. Infine il corpo si ferma, cade a quattro zampe e si fossilizza, trasformandosi in una roccia. Anche la testa del gigante morto, caduta lì vicino, si pietrifica, tranne il suo sguardo, che rimane luminoso. Tyll proclama quindi che se il suo popolo avrà di nuovo bisogno di lui, si leverà in piedi per accorrere in aiuto.  

Recensione: 
Mi sono imbattuto in questo bellissimo video per un caso di serendipità. Stavo cercando qualcosa di diverso nel vasto Web e non riesco a ricordare cosa fosse. Quando ho visionato le sequenze sullo smartphone, ne sono stato immediatamente conquistato e ho deciso di approfondire la mitologia che ne costituisce il fondamento. Non è soltanto un'opera di fantasia: è un autentico gioiello, che aiuta a impedire l'indebolimento delle tradizioni mitologiche e la loro dissoluzione nell'Oblio. Un caso molto raro di questi tempi, dominati dall'infinito squallore del mercato.   


Possibile spiegazione storica 

Suur Tõll deve essere stato un uomo reale, di statura insolita, gigantesca, vissuto in epoca storica sulla grande isola estone di Saaremaa. Conosciamo le sue abitudini quotidiane: la passione per la sauna, la dieta a base di zuppa di cavoli e di birra. Aveva un temperamento piuttosto sanguigno. Combatteva contro i Cavalieri Teutonici. Le sue gesta sono state tanto eroiche, che dopo la sua morte è stato divinizzato dal suo popolo. 
L'epiteto Suur in estone ha un'etimologia chiara e significa "Grande". L'aggettivo deriva dal proto-finnico *suuri "grande" (da cui anche il finlandese suuri, suur- "grande" e il livone sūr "grande"). Invece il nome Tõll (varianti ortografiche: Toell, Tyll) è etimologicamente oscuro. Dalla stessa radice deriva il toponimo Tõlluste, che tuttora designa un centro abitato di Saaremaa. È verosimile che proprio lì sia stata sepolta la sua testa. 
1) L'ipotesi più accreditata dal mondo accademico è che il nome del gigante buono derivi dai cognomi TõllToll, tuttora diffusi sull'isola. Considerati di origine germanica, potrebbero derivare dal medio basso tedesco tol "dogana", "autorità di raccogliere le tasse" (equivale al medio alto tedesco zol, tedesco moderno Zoll). 
2) Un'alternativa è la derivazione dal proto-finnico *tuli "fuoco", a sua volta dal proto-uralico *tule. Mi pare implausibile già soltanto per motivi fonetici: se consideriamo il nome come estone nativo, il vocalismo non quadra. Tuttavia si nota che in Saami l'esito della forma proto-uralica è toll "fuoco". Il riferimento sarebbe alla natura iraconda del gigante, buono ma non troppo paziente. 
3) C'è chi ha proposto un'origine dalla radice proto-celtica *tullo- "buco" (cfr. bretone toull "buco"; cornico toll "buco"; gallese twll "buco"), alludendo a una qualche cavità in cui il gigante avrebbe avuto la sua dimora. Di tutte le ipotesi fatte, questa è la meno plausibile. Non vedo possibili legami con il mondo celtico. Forse il collegamento è all'idea di Tacito, che per primo citò gli Estoni chiamandoli Aestii e citando il nome che davano all'ambra, trascrivendolo come glesum. Non è impossibile che l'autore romano li ritenesse un popolo celtico, basandosi su conoscenze molto incerte. 
4) L'associazione di Tõll al tedesco moderno (gergale) toll "grande", "fantastico" e simili, è priva di fondamento: si tratta di una parola alto tedesca, derivata dal proto-germanico *dulaz "confuso, scemo", "matto", che è implausibile sia giunta in Estonia con una consonante sorda iniziale. La forma basso tedesca, dol "scemo", è poi passata come prestito nel tedesco moderno (gergale): doll "forte, fermo". 
5) Essendo tanto grande la confusione, potremmo anche essere di fronte a un resto di un sostrato pre-uralico sconosciuto. 


Il Diavolo nella mitologia estone

Il demone mostruoso, con la pelle scarlatta e due o tre pupille rotanti in un occhio, è Vanapagan ("Vecchio Pagano"), noto anche con altri nomi simili: Vanatühi ("Vecchio Vuoto"), Vanakuri ("Vecchio cattivo"), Vanapoiss ("Vecchio Ragazzo"), Vanasarvik ("Vecchio con le corna"), Vanataat ("Vecchio Padre"). Sono tutti derivati del proto-finnico *vanha "vecchio, anziano".
In questo personaggio si nota la fusione dei tratti di stupidità grossolana, considerati deprecabili nella visione pre-cristiana degli Estoni, e la natura maligna del Diavolo cristiano. Grande è la ricchezza dei suoi attributi magici: stupisce in modo particolare un cappello fatto di unghie, che gli conferisce il dono dell'invisibilità. A tal punto è giunto il sincretismo folklorico, che non è più possibile scorporare con sicurezza ciò che è dovuto al Cristianesimo da ciò che deriva dalla precedente religione politeista. 
L'uso del termine pagan "pagano" è molto problematico e non fa quadrare bene le cose. Alcuni ritengono che sia giunto in Estonia dal mondo germanico. Tuttavia l'opinione prevalente è che sia un prestito giunto dalla Russia.  
Questo è un estratto del trattato Pagan, põrgu ja papp: Kolm kristlikku terminit ("Pagano, inferno e prete: tre termini cristiani"), di Tiit Rein-Viitso (2006):

"Sellest, et eesti keeles pagan ei tähenda roojast ja on mittekristlast tähistavana valdavalt neutraalne mõiste ning et muinasvene vastavate nimi- ja omadussõnade puhul ei võida tõestada tähendusi 'mittekristlane' või 'mitteortodoks' ning et muudes slaavi keeltes vastavatüvelisi selletähenduslikke nimisõnu ei ole teada, tuleneb järeldus, et pole alust arvata, et ristiusu valdkonda kuuluv nimisõna pagan oleks eesti keelde laenatud kindlasti muinasvene keelest. Sama võib öelda liivi ja soome sõna kohta." 

Traduzione: 

"Dal fatto che in estone 'pagano' non significa 'impuro' ed è un termine prevalentemente neutro che denota un non cristiano, e che i significati di 'non cristiano' o 'non ortodosso' non possono essere dimostrati nel caso dei corrispondenti sostantivi e aggettivi dell'antico russo, e che non sono noti sostantivi con il corrispondente significato radicale in altre lingue slave, ne consegue che non vi è motivo di credere che il sostantivo 'pagano', che appartiene al campo del Cristianesimo, sia stato sicuramente preso in prestito in estone dall'antico russo. Lo stesso si può dire delle parole livoni e finniche." 

Queste sono le stranezze antropologiche che si formano nelle zone di frontiera, dove mondi tra loro incompatibili vengono in contatto. 

La moglie del gigante buono

Il nome Piret non è nativo: corrisponde al finlandese Piritta, che a a sua volta è un prestito dallo svedese Birgitta (inglese Bridget, italiano Brigitta, Brigida) - in ultima analisi di origine celtica. Il nome è stato reso popolare nel Nord a causa del culto di Santa Brigida di Svezia (1303 - 1373).
Sinonimi: Berit, Birgit, Pirje
Nota: La presenza del nome Piret nel mito di Suur Tõll deporrebbe a favore di una datazione piuttosto tarda (XIV secolo). 


Gli invasori

Per gli Estoni, il Male è soltanto una cosa: l'Invasore. Nel corso della loro tormentata storia hanno dovuto affrontare, oltre ai Russi, ai Danesi e agli Svedesi, nemici ben più terribili: i Cavalieri Portaspada (dal 1202 al 1237), quindi i Cavalieri Teutonici (a partire dal 1237). Questi monaci-guerrieri erano un vero e proprio flagello. Probabilmente per ragioni superstiziose, il regista decise di non rappresentarli nelle loro vesti bianche con croci nere o rosse. Gli venne l'idea di sostituirle con mantelli e cappucci rossi, volendo simboleggiare il potere Sovietico. Avendo paura di rappresaglie da parte dei dirigenti del Partito Comunista, decise di usare un colore viola purpureo - in modo tale da evitare ogni allusione. Tuttavia, a causa di un difetto tecnico, il colore viola purpureo nelle sequenze si degradò e divenne un bel rosso marxista. Per fortuna la cosa non causò alcuna noia e l'animazione fu molto lodata. 
Datazione: 
Sappiamo dal mito che Suur Tõll demoliva le chiese (anche se questo non viene mostrato nel video). Siccome i Cavalieri Portaspada conquistarono la grande isola di Saaremaa nel 1216, dobbiamo collocare le imprese dell'eroico gigante in anni successivi a questo evento. Possiamo in questo modo arrivare alla conclusione che dopo che i Cavalieri Portaspada furono assorbiti nell'Ordine Teutonico di Livonia, nel 1237, Suur Tõll demolì le chiese costruite negli anni precedenti. 


Il potere maligno dei bulli

Il finale non riporta una parte importante del mito, forse per via del grande imbarazzo provato dal regista - dato che si tratta di una cosa poco edificante. Abbiamo visto che il gigante, decapitato, giura che risorgerà per aiutare il suo popolo in caso di guerra. Ecco, dopo molto tempo un gruppo di vilissimi bulli, giunto fino ai suoi resti, si mette a canzonarlo, chiedendogli di alzarsi perché è arrivata la guerra! Il gigante risorge, si accorge che non c'è nulla, quindi ritorna alla tomba giurando di non uscirne mai più. L'ispiratore della carognata bullesca può essere identificato senza sforzo: è Vanapagan.  

Il Regista: 
Rein Raamat è nato a Türi, nella Contea di Järva, in Estonia, nel 1931. È stato il primo animatore estone di successo internazionale; insieme a Elbert Tuganov è considerato il "padre dell'animazione estone". Ha diretto molti cortometraggi animati dall'inizio degli anni '70 e ha anche prodotto oltre 20 documentari. Si è laureato all'Istituto d'Arte Estone nel 1957 come pittore. Tra il 1957 e il 1971 ha lavorato come artista e regista di lungometraggi a Tallinn. Nel 1971 ha fondato il suo studio di animazione, Joonisfilm, una divisione dello studio Tallinnfilm, dove ha iniziato a realizzare le sue pellicole. Dal 1989 al 1995 è stato direttore artistico dello Studio B, da lui fondato, che impiegava circa 120 persone. Uno dei suoi film più importanti è senza dubbio Põrgu (Inferno), uscito nel 1983, basato sull'arte del collega estone Eduard Wiiralt degli anni '30. Nel 1998 ha collaborato con il giornalista Martti Soosaar alla produzione del documentario Enn Põldroosi härrasmeeste seltskond ("La compagnia di gentiluomini di Enn Põldroosi")

Curiosità

Il cognome del regista deriva dalla parola estone raamat, che significa "libro". È un antico prestito dall'antico slavo грамота (gramota), a sua volta dal greco γράμματα (grámmata) "lettere", "scrittura". In finlandese si trova raamattu "bibbia". La semplificazione dei gruppi consonantici iniziali spesso rende difficile riconoscere le parole d'importazione. Datazione del prestito: X-XIII secolo.

lunedì 1 gennaio 2024


THE MIDNIGHT PARASITES

Titolo originale: Kiseichuu no Ichiya
     (
寄生虫の一夜)
Titolo in inglese: The Midnight Parasites 
Anno: 1972 
Paese di produzione: Giappone 
Durata: 9,50 min 
Regia: Yōji Kuri 
Tipologia: Animazione, cortometraggio 
Genere: Surreale, sperimentale, horror 
Sottogenere: Psichedelico  
Influenze: Hieronymus Bosch (Giardino delle Delizie);
      Roland Topor (Arte panica)
Colonna sonora: Isao Tomita 
Link: 
Trama: 
"Un paesaggio desolato ospita una serie di creature surreali, alcune umanoidi, altre completamente aliene. Le loro vite si intrecciano, con interazioni che spaziano da docili e simbiotiche a terribilmente violente." 


- Una specie di dinosauro segmentato che bruca in un lago: al posto della coda ha l'imboccatura dell'anfora, da cui esce un flusso come di orina o di feci liquide.
- La metà inferiore di un uomo in pantaloni e scarpe, dal cui interno sporge la testa di un uccello da becco lungo e affusolato, simile a un picchio.
- L'Uomo-Albero, che ha due barche al posto dei piedi e il ventre cavo in cui ospita alcuni ubriaconi seduti ai tavoli di legno; dal dorso fuoriesce un albero su cui è appollaiata una civetta viola, dal retro sporge un'asta che termina in una bandiera blu con una mezzaluna d'oro. Sulla testa porta un ruota dentata e una brocca.
- La metà inferiore di un bambino che indossa le scarpe ed è coperto un pesante berretto piumato dalla cintola in su; per il resto è nudo, si notano i minuscoli genitali e ha un occhio al posto dell'ombelico. 
- Un singolare rettile-crostaceo di aspetto preistorico, con molte zampe, un guscio simile a quello di una tartaruga e le corna di cervo sul capo. 
- Numerose donne che escono da un lago su una cui riva sorge un mulino a vento; salgono al cielo, dove vengono intercettate da giganteschi pesci volanti che le divorano, facendone cadere le gambe mozzate. Un pesce spada volante infilza due donne; il cadavere di una delle vittime cadendo finisce impalato da un tronco acuminato e perde la parrucca.
- Due umanoidi lividi raccolgono in un cesto le gambe amputate che piovono dal cielo, poi procedono servendosi di un monociclo di legno. Attraversano un paesaggio di entelechie spettrali: un uovo trafitto da una freccia, dal cui guscio sporgono un occhio e una zampa; il cadavere di una donna incinta decapitata; una torre in rovina con sopra un uccello simile a un kiwi e un ruscello che scaturisce da una parete.
- Nel bel mezzo di una candida nube c'è un grosso occhio umano. Dal cadavere livido di una donna sventrata fuoriescono vermi neri simili a nematodi, che si alzano in volo, diventano uccelli e spariscono all'orizzonte.
- Dal suolo sporgono occhi inerti. Dal tronco di un albero disseccato sporge un gigantesco orecchio. In una cavità del legno c'è un grosso gufo. Un bambino grottesco e livido conficca il capo nel terreno e si mette a gambe all'aria, quindi  dal suo ano cresce un albero, mentre le sue gambe si coprono di spine. Un pesce volante si posa sui rami e vomita un carico di cadaveri lividi di donne. 
- Quattro donne biondicce sono immerse fino alla cintola nelle acque di un lago sulle cui rive sorgono rovine; un grosso drago acquatico dalla testa simile a quella di uno pteranodonte emerge dal pelo dell'acqua e le divora. 
- Una donna calva emerge dall'acqua con una spada e uno scuro, combattendo contro il drago acquatico dalla testa di pteranodonte. Il mostro ingoia la donna combattente, ma mentre nuota viene ucciso dalla sua spada, che gli scaturisce da un occhio.
- La carcassa del drago dalla testa di pteranodonte galleggia sulle acque del lago, a ventre all'aria. Si spacca e all'interno ci sono le donne biondicce che ha ingurgitato. Dalla cima di un castello sporge un uomo-rana verdastro che le cattura con le lunghissime zampe anteriori e le trangugia. 
- Un occhio dell'uomo-rana verdastro si gonfia e ne esce un girino con gli stivali ai piedi. Si sposta sul terreno, raggiunge un umanoide livido e lo ingoia. Il paesaggio è entelechiano. 
- Arriva una donna volante con le ali di farfalla. Un uomo livido come uno zombie, calvo e coi baffi, esce da una spaccatura in un grande tronco disseccato, raggiunge la donna alata, con cui vorrebbe fare sesso; lei depone un uovo sulla sua schiena e riprende il volo. Dall'uovo esce un piccolo bambino-parassita che divora il suo ospite.
- Il bambino-parassita, cresciuto, raggiunge il grande tronco disseccato e si impupa. La sua testa si spacca e ne esce una donna alata, del tutto simile alla sua genitrice. 
- Una casa-torre senza finestre si spacca, facendo fuoriuscire un grosso verme segmentato, simile alla larva di un sirfide. Il grosso verme si sgretola e dentro c'è una specie di crostaceo rosa e rachitico.
- Il crostaceo rosa e rachitico cerca di saltare in un vaso di terracotta, ma viene intercettato da una pressa volante e ridotto in poltiglia. Il vaso, dotato di volto grottesco, di orecchie e di gambe, si mette a camminare. Attraversa il paesaggio pieno zeppo di entelechie.
- Il vaso camminante raggiunge una donna livida e quadrupede, quindi le rovescia davanti una poltiglia rosa, resto del crostaceo rachitico. La donna ingoia la poltiglia e defeca escrementi stitici in una latrina a pozzo. Tutt'intorno ci sono rovine di torri e molte anfore rotte.
- Il Cerchio dei Coprofagi! Una torre piena di simboli astrali, con la figura di Zoroastro, si erge nel deserto. La sua base sembra una vecchia fornace. Umanoidi rachitici e quadrupedi procedono girando intorno alla base, ciascuno con il volto vicino al deretano di quello che lo precede. Ognuno defeca feci simili a monete d'oro, che subito vengono ingoiate da quello che lo segue. 
- Arriva un uomo calvo, baffuto, livido, obeso. Un ragazzo lo pugnala al ventre. Ne escono moltissime monete d'oro.
- Gli umanoidi del Cerchio dei Coprofagi vengono trasportati uno dopo l'altro da una specie di panno bianco volante. Finiscono così tra le fauci di un demone dalla testa di caprimulgo, assiso su un trono tra le Piramidi. Porta un imponente copricapo faraonico blu. Ingoia e defeca le sue vittime in una latrina a pozzo, situata sotto il trono. Quando una vittima muore stritolata dal becco del demone, espelle dall'ano un piccolo uccello nero che vola via.  
- Un umanoide livido cerca di sottrarsi al suo fato e fugge via. Un insetto gigantesco col muso a martello lo segue e lo colpisce, tramortendolo. Poi gli depone sopra un gran numero di uova.
- In una casa, una donna biondiccia e nuda cerca di cacciare una mosca. Batte la testa contro una parete e muore. Dal suo ano escono sciami di farfalle.
- In una casa ci sono due idioti, uno grasso e uno magro. L'idiota grasso è seduto a fianco di una tavola apparecchiata, e aziona un complicato meccanismo per uccidere a pugnalate le grosse mosche che si posano sul soffitto. Quando una mosca gli cade nel piatto, l'idiota magro la condisce con l'aceto, quindi l'idiota grasso la mangia.
- Un panzone livido cerca di acchiappare un passeraceo, che gli sfugge e lo buca da parte a parte, aprendo uno squarcio sanguinante. Un ruscello statico esce da una ferita nel cielo.
- Arriva un essere volante simile a un pene eretto con le gambe, con occhi sulle chiappe e un becco che esce dall'ano. Si nutre dallo squarcio del panzone morto e vomita un grosso escremento umano.
- Dall'escremento esce un verme segmentato. Raggiunge un globo forato e vi entra, compiendo metamorfosi. Il guscio si sgretola, e il verme è diventato una grossa formica nera. 
- La formica nera raggiunge un umanoide livido che urla di terrore aggrappato a un ramo, emettendo suoni altissimi e spaventosi, come quelli di un maiale in procinto di essere scannato. L'insetto uccide l'umanoide e ne trascina il cadavere verso una buca, in cui lo inuma.
- Ricompare l'Uomo-Albero, che procede verso il lago in cui bruca il dinosauro-anfora visto nella sequenza iniziale. 


Recensione: 
Ricordo che anni fa litigai con un coglione in Facebook. Guardato il video onirico dalla musica inquietante, feci notare in un commento che sembrava un'opera di Topor. Intervenne lo scemo a fare "gnè gnè gnè gnè". Secondo lui, per il solo fatto che ci fossero immagini tratte dall'opera di Hieronymus Bosch, significava che non potessero esserci altre fonti d'ispirazione. Ne nacque un inutile flame. L'idiota postò alcuni estratti del Giardino delle Delizie per dimostrare che aveva ragione. Fui colpito dalla sua rigidità mentale. Aveva un cervello bidimensionale, poco più complesso di quello di un anellide. Quello che non poteva capire è che The Midnight Parasites è un melting pot che attinge da molteplici fonti. Il risultato di questo processo di sintesi è qualcosa di molto superiore alla semplice somma algebrica delle sue componenti. Ecco una breve sintesi delle principali influenze:

1) Hieronymus Bosch: 
L'animazione rievoca le visioni infernali e le creature bizzarre del pittore fiammingo, con un'esplorazione del corpo e della sessualità in chiave fantastica e disturbante. Riprende in particolare alcuni dettagli del Trittico del Giardino delle Delizie. A dare la notizia di questa connessione è stata  la storica dell'arte Valentina Tanni su Artribune, il 20 dicembre 2017, poco dopo la scoperta che il video di Kuri era stato caricato su Vimeo. L'articolo della Tanni è diventato oggetto dell'adorazione feticista di molti navigatori e considerato un dogma esclusivo, monolitico, capace di azzerare qualsiasi altra considerazione. 
2) Surrealismo (XX sec., anni '20): 
È stato un movimento artistico nato in Francia, guidato da André Breton, il cui scopo precipuo era l'esplorazione dell'inconscio e dell'universo onirico, con i suoi enigmatici simbolismi, al fine di superare la realtà logica e promuovere la liberazione del pensiero. La mancanza di una logica narrativa, le sequenze di trasformazioni corporee sono tipiche del cinema surrealista. In particolare, nel video di Kuri, si ritrovano influenze del pittore 
Salvador Dalì e del cineasta Luis Buñuel (basti pensare a Un chien andalou, 1929). 
3) Neosurrealismo (XX sec., dagli anni '60): 
È un movimento artistico che riprende i princìpi del Surrealismo storico. L'Arte Panica di Roland Topor, Alejandro Jodorowsky e Fernando Arrabal ne rappresenta il culmine: è pura catarsi, in cui l'anima è curata con la morte, la coprofagia, il cannibalismo e le pulsioni incestuose! In particolare, delle opere di Topor sul video di Kuri mi pare massiccia, quasi preponderante.
4) Animazione sperimentale:
Si trovano echi di maestri come Jan Švankmajer (Praga, 1934 - vivente), per il body horror, le marionette e una sensibilità da underground animation degli anni '60-'70. Le principali fonti di ispirazione di Švankmajer sono Edgar Allan Poe e il Divino Marchese, Donatien-Alphonse-François de Sade. I suoi film sono caratterizzati dai seguenti effetti bizzarri: 
- suoni esasperanti, presenti in tutte le scene in cui qualcuno sta mangiando, 
- sequenze molto accelerate quando le persone interagiscono tra loro o stanno camminando;
- oggetti che prendono improvvisamente vita tramite lo stop-motion.
5) Fumetto giapponese (漫画 manga):
Le rappresentazioni esplicite, a volte grottesche, della sessualità e del corpo femminile richiamano il manga erotico o エログロナンセンス ero-guro nansensu (erotico-grottesco). E' un interessante fenomeno sociale, letterario e artistico formatosi in Giappone, che combina  l'erotismo con elementi grotteschi, macabri, bizzarri, insensati. Si nota che nansensu è un prestito dall'inglese nonsense, assimilato alla fonologia nipponica. Appare evidente che guro è abbreviato da gurutesuku, prestito assimilato dall'inglese grotesque, a sua volta dal francese. 


Il Regista: 
Yōji Kuri (久里 洋二), regista indipendente e animatore giapponese nato a Sabae nel 1928, nei primi anni '60 del XX secolo è stato il capo informale del collettivo "Animation Association of Three" (アニメーション三人の会, Animēshon Sannin no Kai). È conosciuto a livello internazionale per la commedia nera dei suoi film, con lo stile tipicamente ingenuo dei suoi fumetti che spesso smentisce le situazioni surreali, oscene e inquietanti che descrivono; questo li ha resi i preferiti tra il pubblico ferventemente controculturale, che includeva registi come René Laloux (Il pianeta selvaggio, 1973; Gandahar, 1987), dei primi anni dell'Annecy International Animated Film Festival, e in una pubblicazione del 1967 è stato considerato "il più significativo" e "l'unico animatore giapponese il cui lavoro è conosciuto in Occidente".
È anche conosciuto in Giappone per i suoi fumetti, una raccolta dei quali gli è valsa nel 1958 il Bungeishunjū Manga Award. Sebbene si fosse ritirato dal cinema, continuò a illustrare e insegnare animazione alla Laputa Art Animation School (アート・アニメーションのちいさな学校, Āto Animēshon no Chiisana Gakkō). Nel 2012, ha ricevuto un premio alla carriera al Festival mondiale del film d'animazione, meglio noto come Animafest Zagreb


Influenze su altre opere: 
Il video di Kuri ha ispirato la serie a cartoni animati Salad Fingers (alla lettera "Dita a insalata"), realizzata dall'artista multimediale britannico David Firth. Realizzata in Adobe Flash Player, è iniziata nel 2004 ed è tuttora in corso. Il protagonista è un umanoide bizzarro dalla pelle verdastra, privo di peli, con occhi strabuzzati dalle orbite e le dita delle mani simili a cetrioli affettati per il lungo. Queste dita, dalla sensibilità tattile sviluppatissima, gli procurano sensazioni erotiche a contatto con superfici scabre. Nel corso dei vari episodi della serie, questo lugubre essere cade in preda a schizofrenia allucinatoria, compiendo raccapriccianti atti di autolesionismo, feticismo e persino cannibalismo. Ad esempio, si strappa gli occhi a mani nude, in preda all'esaltazione e alla gioia. Le immagini sono violente, piene di animali morti e mutilati, sangue e latrine!

venerdì 29 dicembre 2023

 
HAGAZUSSA - LA STREGA 
 
Titolo originale: Hagazussa - Der Hexenfluch 
Lingua originale: Tedesco 
Titoli: Antico Alto Tedesco (in caratteri runici), Tedesco 
    (traduzioni) 
Paese di produzione: Austria, Germania
Anno: 2017
Durata: 102 min
Genere: Orrore, drammatico 
Tipologia: Film a episodi 
Tematiche: Stregoneria, paganesimo alpino, persecuzione 
Regia: Lukas Feigelfeld
Sceneggiatura: Lukas Feigelfeld
Produttore: Lukas Feigelfeld, Simon Lubinski
Casa di produzione: Deutsche Film- und Fernsehakademie
    Berlin
Distribuzione in italiano: Forgotten Film Entertainment
Musiche: MMMD 
Interpreti e personaggi:
    Aleksandra Cwen: Albrun
    Celina Peter: Albrun bambina
    Claudia Martini: Madre di Albrun
    Tanja Petrovsky: Swinda
    Haymon Maria Buttinger: Parroco
    Franz Stadler: Sepp
    Killian Abeltshauser: Contadino
    Gerdi Marlen Simonn: Martha
    Thomas Petruo: Medico
    Judith Greets: Suora
Episodi:
    Ombre (SCATA - Schatten)
    Corno (HORN - Horn)
    Sangue (BLUOT - Blut) 
    Fuoco (FIUR - Feuer)
Titoli in altre lingue: 
   Inglese: Hagazussa: A Heathen's Curse 
   Francese: Incantations 

Trama: 
L'ambientazione è un luogo molto isolato nelle Alpi Austriache, nel XV secolo. 


SCATA :
Ombre 

Una ragazzina solitaria di nome Albrun vive con la madre, Martha, e fa la pastorella di capre. Un anziano viaggiatore le avverte di tornare indietro, perché nei 12 giorni tra Natale e l'Epifania c'è il pericolo di incontrare la Perchta, una divinità pagana che vive tra le montagne e somiglia a una Befana ostile, violenta. Una notte, alcuni uomini travestiti con pelli di capra e corna si avvicinano alla casa di Martha e Albrun, bussano alla porta, le chiamano streghe e insistono perché vengano bruciate vive. Poco più tardi, la madre si ammala di peste. Un medico e una suora, venuti da un villaggio vicino, scoprono degli orribili bubboni bulbosi e scuri sotto l'ascella della donna. Considerandola troppo debilitata per ricevere ulteriori cure, se ne vanno. Albrun si prende cura della madre, le cui condizioni fisiche e mentali peggiorano rapidamente, culminando in una violenza sessuale ai danni della figlia. La donna corre fuori dalla casa nella notte invernale. Al mattino, Albrun trova il suo cadavere nel bosco, ricoperto di serpenti. 


HORN :
Corno 

Quindici anni dopo, Albrun ha una bambina a cui ha dato lo stesso nome della madre defunta, Martha. Si prende cura delle capre sulle colline, mungendole, producendo formaggio e a volte mostrando intimità con loro mentre si masturba. Porta il latte in città per venderlo, ma viene respinta dagli abitanti, a causa delle loro superstizioni, che li portano ad odiare i pagani (veri o immaginari che siano). La giovane è costretta ad affrontare terribili bulli, che la trattano come una paria, insultandola e sputando a raffica. Le molestie vengono interrotte all'improvviso dall'intervento di una ragazza biondiccia di passaggio, Swinda. Più tardi, questa Swinda si presenta alla baita di Albrun donandole una mela e dicendole che il prete del villaggio vorrebbe parlarle. 
Il sacerdote tratta Albrun umanamente e le spiega che il suo isolamento e il suo allontanamento dagli altri conducono i villici alla tentazione che scaturisce dal sacrilegio. Mentre porge ad Albrun il teschio di sua madre, levigato e ornato, dipinto con fiori e vegetazione, conclude: "Per rafforzare la fede di una comunità religiosa, è necessario che ogni sacrilegio venga purificato". Albrun prende il teschio e lo mette in un angolo della sua casa. Gli fa offerte di fiori e gli colloca vicino una candela. Quando Swinda le fa visita, nota quel resto macabro e se ne va via subito. Nella suo solitudine, Albrun sente voci provenienti dal bosco, tra cui quella di sua madre. I suoni continuano mentre si masturba. Il giorno dopo, cerca di allattare sua figlia, che però rifiuta il capezzolo. 
Più tardi, mentre camminano in montagna con Albrun, Swinda la mette in guardia da "coloro che non portano Dio nel cuore: gli ebrei e i pagani". Aggiunge che "Arrivano di notte e come animali ti rapiscono, e poi qualche mese dopo hai un figlio come loro tra le braccia". Durante il tragitto, Swinda convince un uomo incredibilmente grossolano e grottesco a camminare con loro. Dopo che Swinda gli ha sussurrato qualcosa, lui si gira verso Albrun e l'abbraccia. Swinda getta Albrun a terra, la immobilizza e sussurra: "È disgustoso come puzzate voi streghe, emanate un fetore di marcio". Però inala avidamente. L'uomo scimmiesco inizia quindi a violentare Albrun mentre Swinda la tiene ferma. Più tardi, Albrun torna a casa e scopre che le sue capre sono state tutte rubate tranne una, orrendamente macellata e mutilata. Furiosa, porta un ratto morto alla fonte d'acqua locale per avvelenarla, poi urina sulla carogna del roditore e nel flusso. Ha le mestruazioni ed è febbricitante. Quella notte, Albrun accende una candela e comunica con il teschio di sua madre. 


BLUOT :
Sangue  

Albrun arriva in città con la figlia in braccio e vede molti cadaveri nudi e tumefatti condotti via. È la peste! Un monatto incappucciato trasporta su un barozzo Swinda e il massiccio contadino grottesco. Le loro carogne sono messe in una posizione contorta, quasi come se fossero impegnate in un 69: i piedi incredibilmente puzzolenti dell'uomo, dalle suole annerite, sono a poca distanza dalla faccia di Swinda e fanno penetrare i lezzi schifosi nel suo naso estinto. La scena sembra quasi una proiezione dei supplizi dell'Inferno, che non daranno loro pace per l'Eternità!
Sulla via del ritorno, Albrun si ferma nel bosco e mangia un fungo, una specie di chiodino, che le provoca terrificanti allucinazioni e psicosi violentissime. Nel mezzo del parossismo, la donna entra in un putrido stagno assieme alla figlia, lasciandola annegare. Affonda nell'acqua torbida con gli occhi aperti, in mezzo al sangue.


FIUR : 
Fuoco  

Nella sua baita, mentre Albrun dorme, un serpente le percorre il corpo. Lei si sveglia e, ignorando il rettile, sente la madre chiamarla. Si alza e si avvicina al camino, mentre continua a sentire il respiro affannoso della madre. A questo punto scopre il corpicino della bambina annegata, che aveva portato a casa con sé. Sconvolta, lo immerge nella zuppa che bolle sul fuoco. Con mani tremanti, mangia alcuni brandelli della carne infantile. Presto vomita copiosamente e urla di orrore, mentre la psicosi indotta dal fungo ritorna a scuoterla. Vede la figura spettrale della madre e sente delle risate. Le ombre sui muri sembrano muoversi minacciose, costringendola a fuggire dalla capanna. Nella luce crepuscolare del mattino, con gli occhi resi opachi e ciechi da un glaucoma, Albrun si sdraia e muore sulla cima della montagna. Il suo corpo prende fuoco spontaneamente al sorgere del sole! 

Numero di bambini mangiati: 1. 


Recensione: 
Questo film è la tesi di laurea del regista, produttore e sceneggiatore austriaco Lukas Feigelfeld (Vienna, 1986 - vivente). 
La critica ha accostato con una certa insistenza questa pellicola a The Witch, diretto da Robert Eggers (2015), che parimenti tratta l'argomento della stregoneria. A mio avviso, le somiglianze tra l'opera di Feigelfeld e quella di Eggers si limitano alle atmosfere cupe e ai colori smorti, in alcune sequenze tendenti quasi al bianco e nero. Infatti il film è stato girato in gran parte con luce naturale e in remote località alpine; il regista ha optato per dialoghi minimi e un approccio lento e atmosferico. La struttura narrativa è esile, ridotta all'indispensabile. È opinione comune nel Web che la storia passi addirittura in secondo piano rispetto alla forma (Cotola, 2020). Questo si deve soprattutto al fatto che la protagonista è una donna solitaria, che ha pochissimi contatti con il mondo esterno. In altre parole, manca un complesso contesto familiare.  
La pellicola di Eggers è legata all'iconografia tradizionale della stregoneria, con i Sabba, i patti col Diavolo in forma di caprone nero, il manifestarsi di eventi soprannaturali et similia. Quella di Feigelfeld invece esplora una tradizione abbastanza diversa, fatta di sopravvivenze (vere o presunte) di un sostrato precedente all'introduzione del Cristianesimo nell'arco alpino orientale. Manca del tutto l'elemento della Riforma Protestante, essendo l'ambientazione precedente. Mancano così dispute religiose come quella che ha portato William ad essere espulso con la famiglia dalla sua comunità puritana.  
Come già The Witch, anche Hagazussa - La strega può essere visto servendosi di diverse due chiavi di lettura: quella letterale e quella figurativa. La seconda è quella che permette la migliore analisi, da un punto di vista prettamente razionalistico. Albrun potrebbe benissimo non essere una strega, bensì una donna infelice e con problemi psichici aggravati dalla solitudine, dalla segregazione e dal clima di ostilità che la circonda. Tutto ciò che appare soprannaturale può essere visto come pura e semplice allucinazione indotta da avvelenamento da funghi. Albrun uccide la figlia e compie un atto di cannibalismo perché spinta dalla pazzia e non per comando di un'entità demoniaca realmente esistente. Le voci sono allucinazioni acustiche, ben note alla psicopatologia. La peste che uccide Swinda e il contadino scimmiesco può essere stata causata dal morso di uno scoiattolo, di un ratto o di una lepre - e non da un atto magico di reale efficacia. Non dimentichiamoci che negli Stati Uniti d'America, dove ogni anno si verificano sporadici casi di peste (sia bubbonica che polmonare), il principale vettore del morbo è proprio il morso degli scoiattoli. L'unico fenomeno difficile a spiegarsi è quello dell'autocombustione finale, che avviene sotto il cielo sereno e non può essere ascritta a un fulmine comune. Si può pensare che Albrun, ormai incosciente, sia stata colpita da un fulmine globulare, evento rarissimo ma non del tutto impossibile. 
Tuttavia, se uno spettatore volesse ritenere che Albrun sia un'autentica strega, avrebbe comunque tutti gli elementi per farlo. Questa complessità, che permette diverse interpretazioni tra loro contrastanti, è qualcosa di geniale. 


Etimologia di Hagazussa  

La parola Hagazussa è l'antenato del tedesco moderno Hexe "strega". La forma protogermanica ricostruibile è *χaγatusjō, composto di *χaγō "recinto" e di *tusjō "demonio", con paralleli in celtico e in altre lingue indoeuropee.
 
Etimologia di Albrun 
 
Il nome significa "Runa degli Elfi" o "Segreto degli Elfi". La forma protogermanica ricostruibile è *Albirūnō, composto di *albiz "elfo"  e *rūnō "segreto". È un antroponimo femminile molto arcaico. Gli Elfi, nell'antica tradizione germanica, non erano le creature leggiadre, splendenti e benevole a cui siamo stati abituati dal fantasy: erano esseri maligni che vivevano nei tumuli e che erano ritenuti responsabili, tra le altre cose, della diarrea e della lebbra. 
 
Etimologia di Swinda 
 
Il nome significa "Forte". La forma protogermanica ricostruibile è *Swinþō, da *swinþaz "forte". È un antroponimo femminile molto arcaico. In gotico si ha l'aggettivo swinþs "forte", femminile swinþa. Lo stesso elemento si trova anche nel nome della Regina degli Ostrogoti Amalasunta (gotico Amalaswinþa "Forza degli Amali", trascritto come Amalasuintha, Amalasuntha, Amalasuinda, Amalasuenta). Gli Amali erano la dinastia regnante degli Ostrogoti (estinta con la morte di Teodato nel 536). 

Nota: 
Sono forme un po' arcaiche per il XV secolo.

Curiosità 

Il finanziamento subì delle interruzioni: le riprese furono sospese per un anno a causa di vincoli di bilancio, poiché la produzione inizialmente non ricevette alcun sostegno finanziario da parte di fondi cinematografici tedeschi o austriaci. 

Gli attori hanno recitato le loro battute in una variante dialettale austriaca della lingua tedesca. La colonna sonora è stata composta dal duo dark ambient greco MMMD. 


Altre recensioni e reazioni nel Web 

Alcune opinioni interessanti si trovano nel sito di critica cinematografica Il Davinotti


Daniela ha scritto (2020):
"Figlia di strega, destinata a diventare strega essa stessa...  Con molti punti di contatto con The Witch di cui condivide i toni cupi e l'ambientazione in una società contadina decontestualizzata, questa produzione franco-tedesca [sic] riesce ad essere ancora più scarna e criptica. Per spingere verso il male è sufficiente la crudeltà degli uomini verso i deboli ed i diversi, sorretta dall'ottusità della Chiesa, tanto che il Diavolo può defilarsi fino a diventare un fruscio nella foresta o la conseguenza di un'intossicazione alimentare. Film ostico ma rigoroso, affascinante."
Buiomega71 ha scritto (2021): 
"Cupo, ostico, opprimente e oscuro (come le musiche alla Popol Vuh di Mmmd) viaggio incubotico [sic] che sta tra Dreyer e Herzog, in cui Feigelfeld tocca le corde più disturbanti (in zona zoofilia con la mungitura della capra, la madre che annusa viscidamente la figlia, una minzione su un ratto morto, infanticidi, il vomito, la peste e una sequenza di cannibalismo tra le più insostenibili mai girate) fino a una chiusa suggestiva che sfocia nel soprannaturale. The witch, al confronto, sembra un blockbuster. Vivamente sconsigliato a chi soffre di depressione. Pesantissima l'atmosfera."
Abthonyvm ha scritto (2022): 
"Sarebbe semplicistico considerare l'opera di Feigelfeld come la controparte europea del The witch di Eggers, nonostante gli inevitabili paragoni e gli evidenti punti di contatto: l'orrore dell'austriaco è più rarefatto e intimo, si nutre di solitudine ed emana dai dettagli (i bubboni della madre morente, l'erotismo malato, i teschi), facendosi conseguenza diretta di mali insanabili quali il pregiudizio e l'ignoranza, concretizzandosi in una fuga nefasta nella follia depressiva. Opera non tanto spaventosa quanto disturbante, che si avvale di un'ottima protagonista e un'eccellente OST."
Piuttosto scettico è invece Myvincent, che ha scritto (2021):
"Vita, miracoli e morte di una strega del XV secolo in uno sperduto villaggio alpino fatto di quattro case. Più che un horror, l'ennesima critica a chi fa della diversità uno squallido motivo di conformismo. Purtroppo lo stile è talmente monotono, il ritmo di una noia insostenibile, che il film si fa davvero pessimo. Esercizio di stile fine a se stesso e per di più dai risultati discutibilissimi."

Riporto infine il link alla recensione di C.H. Newell, pubblicata sul sito Father Son Holy Gore


Senza dubbio è interessante, anche se si ravvisa una certa fissazione con temi tipicamente moderni proiettati retroattivamente indietro di secoli.