L'INFERNALE QUINLAN
Titolo originale: Touch of Evil
Lingua originale: Inglese, spagnolo
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1958
Durata: 96 min (versione originale)
109 min (versione estesa del 1976)
111 min (Director's cut del 1998)
Dati tecnici: B/N
Rapporto: 1,37:1
Genere: Noir, thriller, poliziesco
Regia: Orson Welles
Soggetto: Whit Masterson (dal romanzo Badge of Evil)
Sceneggiatura: Orson Welles
Scrittore collaboratore: Franklin Coen
Scene addizionali: Paul Monash
Produttore: Albert Zugsmith (versione originale),
Rick Schmidlin (director's cut)
Casa di produzione: Universal
Distribuzione in italiano: Universal (1959)
Fotografia: Russell Metty
Montaggio: Virgil W. Vogel, Aaron Stell,
Edward Curtiss (versione originale)
Walter Murch (director's cut)
Musiche: Henry Mancini
Scenografia: Alexander Golitzen, Robert Clatworthy
Costumi: Bill Thomas
Trucco: Bud Westmore
Parrucchiere: Merle Reeves
Direttore di produzione: Foster Thompson
Assistente alla regia: Phil Bowles
Produttore: Albert Zugsmith (versione originale),
Rick Schmidlin (director's cut)
Casa di produzione: Universal
Distribuzione in italiano: Universal (1959)
Fotografia: Russell Metty
Montaggio: Virgil W. Vogel, Aaron Stell,
Edward Curtiss (versione originale)
Walter Murch (director's cut)
Musiche: Henry Mancini
Scenografia: Alexander Golitzen, Robert Clatworthy
Costumi: Bill Thomas
Trucco: Bud Westmore
Parrucchiere: Merle Reeves
Direttore di produzione: Foster Thompson
Assistente alla regia: Phil Bowles
Reparto suono: Leslie I. Carey
Effetti visivi: Kevin Braun, Mark Freund
Controfigure: David Sharpe
Camera a mano: Philp H. Lathrop, John L. Russell
Guardaroba: Claire Cramer, Adam Gottbetter,
Nevada Penn
Continuità: Betty A, Griffin
Interpreti e personaggi:
Charlton Heston: Ramon Miguel Vargas
Janet Leigh: Susan Vargas
Orson Welles: Hank Quinlan
Joseph Calleia: Pete Menzies
Akim Tamiroff: Joe Grandes (1)
Joanna Moore: Marcia Linnekar
Ray Collins: Procuratore distrettuale Adair
Dennis Weaver: Portiere del motel desolato
Valentin de Vargas: Pancho
Mort Mills: Al Schwartz
Victor Millan: Manolo Sanchez
Lalo Rios: Risto
Marlene Dietrich: Tanya, la Zingara (2)
Zsa Zsa Gábor: Padrona dello strip-club
Camera a mano: Philp H. Lathrop, John L. Russell
Guardaroba: Claire Cramer, Adam Gottbetter,
Nevada Penn
Continuità: Betty A, Griffin
Interpreti e personaggi:
Charlton Heston: Ramon Miguel Vargas
Janet Leigh: Susan Vargas
Orson Welles: Hank Quinlan
Joseph Calleia: Pete Menzies
Akim Tamiroff: Joe Grandes (1)
Joanna Moore: Marcia Linnekar
Ray Collins: Procuratore distrettuale Adair
Dennis Weaver: Portiere del motel desolato
Valentin de Vargas: Pancho
Mort Mills: Al Schwartz
Victor Millan: Manolo Sanchez
Lalo Rios: Risto
Marlene Dietrich: Tanya, la Zingara (2)
Zsa Zsa Gábor: Padrona dello strip-club
Arlene McQuade: Ginnie
Mercedes McCambridge: Capa della gang
Dan White: Guardia di frontiera
Gus Schilling: Eddie Farnham
Rusty Wescoatt: Investigatore Casey
Rusty Wescoatt: Investigatore Casey
William Tannen: Howard Frantz
Joseph Cotten: Coroner
Wayne Taylor: Gangster
Ken Miller: Gangster
Raymond Rodriguez: Gangster
Harry Shannon: Capo della Polizia Pete Gould
Raymond Rodriguez: Gangster
Harry Shannon: Capo della Polizia Pete Gould
Joi Lansing: Zita
Michael Sargent: Pretty Boy
Phil Harvey: Blaine
Joe Basulto: Giovane delinquente
Ray Beltram: Cittadino
Eumenio Blanco: Cittadino
Yolanda Bojorquez: Bobbie
Domenick Delgarde: Lackey
Jenny Dias: Jackey
Michael Sargent: Pretty Boy
Phil Harvey: Blaine
Joe Basulto: Giovane delinquente
Ray Beltram: Cittadino
Eumenio Blanco: Cittadino
Yolanda Bojorquez: Bobbie
Domenick Delgarde: Lackey
Jenny Dias: Jackey
John Dierkes: Poliziotto
Eleanor Dorado: Lia
Eleanor Dorado: Lia
Eva Gabor: Spogliarellista seduta al bar
Jeffrey Green: Rudy Linnekar
Billy House: Caposquadra di cantiere
Johnny Kern: Ufficiale di Polizia
John Marlin: Cittadino
Billy House: Caposquadra di cantiere
Johnny Kern: Ufficiale di Polizia
John Marlin: Cittadino
Ralph Moratz: Uomo in uniforme che corre
Ray Pourchot: Ufficiale di Polizia
Cap Somers: Cittadino
Keenan Wynn: Barista
(1) "Grandi" nell'originale.
(2) "Tana" nell'originale e in alcune versioni, come quella in tedesco.
Doppiatori italiani (versione originale):
Emilio Cigoli: Ramon Miguel Vargas
Maria Pia Di Meo: Susan Vargas
Giorgio Capecchi: Capitano Hank Quinlan
Lauro Gazzolo: Pete Menzies
Luigi Pavese: "Zio" Joe Grandes
Manlio Busoni: Procuratore distrettuale Adair
Gianfranco Bellini: Portiere del motel
Renato Turi: Al Schwartz
Andreina Pagnani: Tanya, la Zingara
Micaela Giustiniani: Padrona dello strip-club
Dhia Cristiani: Capa della gang
Cap Somers: Cittadino
Keenan Wynn: Barista
(1) "Grandi" nell'originale.
(2) "Tana" nell'originale e in alcune versioni, come quella in tedesco.
Doppiatori italiani (versione originale):
Emilio Cigoli: Ramon Miguel Vargas
Maria Pia Di Meo: Susan Vargas
Giorgio Capecchi: Capitano Hank Quinlan
Lauro Gazzolo: Pete Menzies
Luigi Pavese: "Zio" Joe Grandes
Manlio Busoni: Procuratore distrettuale Adair
Gianfranco Bellini: Portiere del motel
Renato Turi: Al Schwartz
Andreina Pagnani: Tanya, la Zingara
Micaela Giustiniani: Padrona dello strip-club
Dhia Cristiani: Capa della gang
Doppiatori italiani (Director's cut, 2003):
Claudio Capone: Ramon Miguel Vargas
Melina Martello: Susan Vargas
Carlo Baccarini: Capitano Hank Quinlan
Oreste Rizzini: "Zio" Joe Grandes
Dante Biagioni: Procuratore Adair
Cristiana Lionello: Tanya, la Zingara
Doppiatori tedeschi (versione originale):
Horst Niendorf: Ramon Miguel Vargas
Claudio Capone: Ramon Miguel Vargas
Melina Martello: Susan Vargas
Carlo Baccarini: Capitano Hank Quinlan
Oreste Rizzini: "Zio" Joe Grandes
Dante Biagioni: Procuratore Adair
Cristiana Lionello: Tanya, la Zingara
Doppiatori tedeschi (versione originale):
Horst Niendorf: Ramon Miguel Vargas
Walther Suessenguth: Capitano Hank Quinlan
Margot Leonard: Susan Vargas
Margot Leonard: Susan Vargas
Alfred Balthoff: "Zio" Joe Grandes
Titoli in altre lingue:
Tedesco: Im Zeichen des Bösen
Francese: La Soif du mal
Spagnolo (Spagna, Argentina): Sed de mal
Tedesco: Im Zeichen des Bösen
Francese: La Soif du mal
Spagnolo (Spagna, Argentina): Sed de mal
Spagnolo (Messico): Sombras del Mal
Rumeno: Stigmatul răului
Rumeno: Stigmatul răului
Polacco: Dotyk zła
Russo: Печать зла
Lettone: Ļaunuma pieskāriens
Ungherese: A gonosz érintése
Finlandese: Pahan kosketus
Russo: Печать зла
Lettone: Ļaunuma pieskāriens
Ungherese: A gonosz érintése
Finlandese: Pahan kosketus
Budget: 829.000 dollari US
Box office: 2,25 milioni di dollari US
Trama:
Lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, nell'instabile cittadina di Los Robles, esplode una bomba a orologeria collocata all'interno di un veicolo, uccidendo sul colpo due persone. Il Procuratore Speciale messicano Miguel Vargas, in luna di miele in città con la sua nuova moglie americana Susie, si interessa subito all'indagine, condotta dal veterano Capitano di Polizia Hank Quinlan e da Pete Menzies, il suo devoto, ammirato e fanaticamente leale assistente (siamo a livelli di colonscopia fatta con la lingua). Quinlan, oltre ad essere corpulento e ad avere un passato da forte bevitore, è un furioso razzista e bigotto anti-messicano. Mastica dolciumi senza sosta come sostituti del whisky, marcendo a causa del diabete e della sindrome metabolica di cui soffre. Si è infortunato alla gamba molto tempo prima e non è mai riuscito a guarire del tutto, così ora cammina con una protesi e un bastone. Animato da odio livido, coinvolge nelle indagini Sanchez, un giovane messicano segretamente sposato con la figlia della vittima. Durante l'interrogatorio nell'appartamento di Sanchez, Menzies trova due candelotti di dinamite in una scatola da scarpe in bagno. Vargas, che aveva accidentalmente rovesciato la scatola da scarpe pochi minuti prima e l'aveva trovata vuota, accusa Quinlan di aver piazzato a bella posta la dinamite. Inizia così a sospettare che molte delle sue precedenti condanne fossero similmente contaminate da prove fittizie, fabbricate ad hoc al solo scopo di incastrare gli indiziati. Quinlan, furibondo, respinge con stizza estrema le accuse di Vargas. Da un'indagine, Vargas scopre che Quinlan aveva recentemente acquistato della dinamite e ne presenta le prove ad Adair, il Procuratore distrettuale, che si rifiuta di indagare ulteriormente.
"Zio" Joe Grandes ("Grandi" nell'originale) è il capo ad interim di una famiglia criminale su cui Vargas sta indagando. Questo criminale fa causa comune con il collerico Quinlan contro l'inquisitorio Vargas. Così fa bere whisky bourbon puro, a Quinlan, causandogli la perdita la sobrietà in cui permaneva da dodici anni. Grandes ordina alla sua famiglia di catturare Susie e di iniettarle eroina pura. Mentre è priva di sensi, lui e Quinlan la rinchiudono in una squallida stanza d'albergo, rintronandola con incessante musica a tutto volume e lasciandola in balia dei tamarri. Il piano è semplice: farla passare per una tossicomane dedita a festini e dissolutezze, gettando al contempo merda su suo marito, facendolo passare per il suo pusher! In una lite, Quinlan uccide Grandes e lascia il suo corpo lì con Susie; tuttavia, dato che è ubriaco ed esausto, abbandona incautamente anche il suo bastone nella stanza con loro. Quando Susie si sveglia e vede il corpo estinto, si mette a strillare come un'indemoniata, uscendo sul balcone, gridando aiuto e finendo così arrestata con l'accusa di omicidio. L'accaduto che fa infuriare Vargas, che si precipita sul luogo con l'impeto di un berserk. Perquisendo la stanza, Menzies trova il bastone e si rende conto che il vero assassino è proprio Quinlan. Vargas, ripercorrendo i successi passati di Quinlan, conferma il suo sospetto che abbia falsificato prove in molti altri casi, facendo condannare a morte un gran numero di innocenti. Così affronta Menzies, che accetta con rammarico di collaborare con lui per smascherare il funesto Quinlan, indossando una microspia e riuscendo ad ottenere una confessione. Durante l'incontro qualcosa va storto: Quinlan sente un'eco dal registratore di Vargas e capisce che Menzies lo sta tradendo. Così spara e lo ferisce mortalmente. Poi punta la pistola contro Vargas, ma Menzies, ormai morente, con l'ultimo barlume di forze spara a Quinlan prima che questo possa sparare a sua volta per finirlo. Susie viene scagionata e si riunisce al marito. Mentre Quinlan agonizza e trapassa, si scopre che Sanchez aveva confessato l'attentato originale!
Recensione:
Questo noir più nero dell'inchiostro è uno dei massimi capolavori della Settima Arte. Welles usa la macchina da presa come se fosse un predatore. Quegli angoli dal basso che rendono Hank Quinlan un gigante grottesco e decadente non sono solo scelte estetiche: servono a far sentire lo spettatore schiacciato dalla sua corruzione. La pellicola abbandona l'eleganza degli anni '40 per tuffarsi nel fango e nel Caos. È un trattato sulla geometria non euclidea del Male!
La corruzione di Quinlann non è "classica": si evidenzia che "non ha mai preso un centesimo". È qualcosa di ancor più pericoloso. Si viene a creare un poliziotto-giudice col senso di infallibilità di Javert, che fabbrica prove false per far condannare gli imputati! Non è un corrotto mercenario, che si vende per avidità. È un corrotto etico, che tradisce la Legge per servire una sua distorta idea di Giustizia. Questo lo rende infinitamente più terrificante di un poliziotto che accetta mazzette. Se il poliziotto venale è un criminale comune, Quinlan è un fanatico religioso della colpevolezza. Lo guidano il Complesso di Dio e l'intuizione fisica. Non ha bisogno di prove perché "sente" la colpevolezza nel suo corpo. La sua gamba zoppa gli invia fitte di dolore quando si trova davanti a un colpevole. Per lui, piazzare la dinamite nella scatola di scarpe di Sanchez non è un reato, è un "aiutino" alla realtà. È convinto che la verità sia già lì, e che la Legge sia solo un intralcio burocratico che impedisce di punire chi "merita". Come Javert ne I Miserabili, Quinlan non concepisce la sfumatura. Ma mentre Javert è schiavo della lettera della Legge, Quinlan ne è il carnefice. Javert si uccide perché la Giustizia fallisce; Quinlan uccide perché la Giustizia non è abbastanza veloce.
La tragedia suprema del film - e il colpo di genio di Welles - sta nel fatto che, alla fine, si scopre che Sanchez era davvero colpevole. Questo dettaglio è devastante: convalida l'intuizione di Quinlan ma distrugge la democrazia. Welles ci pone davanti a un dilemma etico brutale: preferiamo un sistema dove un innocente può essere incastrato da un "giudice infallibile", o un sistema dove un colpevole può farla franca se non ci sono prove legali? Vargas rappresenta la civiltà: "È meglio che un colpevole resti libero piuttosto che un poliziotto diventi un criminale per incastrarlo".
Il tunnel cognitivo e il potere assoluto
Il Capitano Hank Quinlan non è purtroppo soltanto un incubo partorito della fantasia nera del cinema. Sebbene il personaggio sia avvolto in un'estetica gotica e decadente che lo rende quasi mitologico nella sua tragedia, il suo nucleo psicologico e operativo è basato su dinamiche terribilmente reali: egli incarna il pericolo gravissimo del pregiudizio di conferma. Una volta deciso chi è il colpevole basandosi sull'intuito, ogni fatto viene piegato a quella visione. In molti casi di cronaca giudiziaria, non soltanto negli Stati Uniti, è capitato di imbattersi in magistrati o investigatori innamorati della propria tesi investigativa, che hanno ignorato prove a discarico o manipolato lo scenario per confermare l'accusa.
Senza dubbio Quinlan è una caricatura iperbolica di un pericolo reale. La figura del tutore dell'ordine che si trasforma in carnefice perché "sa" chi è il colpevole è il motivo per cui esistono le garanzie procedurali e il controllo reciproco tra i poteri. Senza queste catene, il mondo democratico pullulerebbe di simili personaggi e sarebbe un luogo molto più pericoloso di quanto già non sia. Certo, esiste una differenza fondamentale tra l'archetipo e la concreta realtà. Se Quinlan è una fantasia, lo è nel suo gigantismo: è un titano caduto che opera in una terra di nessuno. I "Quinlan" reali sono meno carismatici e più banali. La corruzione e l'abuso di potere tendono a essere sistemici o mediocri, legati a carriere da difendere o a pigrizia investigativa, piuttosto che a una visione filosofica del Bene e del Male.
Uno sviluppo improbabile
Pete Menzies è un viscido adoratore, sempre attaccato alle emorroidi di Quinlan, ma si ravvede di colpo di fronte alla tragica verità mostratagli da Vargas. Nella realtà, un tipo simile preferirebbe perseverare, aiutando Quinlan ad incastrare anche Vargas. Chi ha costruito la propria carriera e identità all'ombra di un "gigante", anche se corrotto, raramente lo tradisce per un ideale astratto come la Giustizia. Di solito affonda con lui oppure lo difende fino all'assurdo per non dover ammettere di essere stato suo complice.
Menzies non è solo un assistente; è lo specchio in cui Quinlan riflette la propria leggenda. Per anni ha ignorato i metodi del suo superiore perché credeva nell'infallibilità dell'uomo: riconoscere come iniqua la sua mania di fabbricare prove, avrebbe significato rendersi conto di aver vissuto una menzogna professionale lunga decenni. Quinlan a sua volta ha bisogno della stampella morale di Menzies, perché è l'unico che lo guarda ancora con rispetto - nonostante il grasso, l'alcol e la decadenza. Welles usa il servile personaggio per un fine drammatico e simbolico. Provoca il crollo del castello di carte: serve a mostrare che il potere di Quinlan è davvero finito (quando persino il tuo servitore più fedele ti volge le spalle, sei un morto che cammina). Diventa uno strumento del destino, il "registratore umano", grazie al microfono di Vargas: la sua funzione narrativa è quella di estorcere la confessione finale.
Welles rende il tragico epilogo ancora più amaro e inutile. Menzies tradisce Quinlan, ma viene ucciso proprio da lui. Muore sapendo di aver distrutto il suo idolo, ma senza ottenere alcuna vera redenzione. È l'unico personaggio che prova un dolore genuino: Vargas cerca la giustizia, Quinlan cerca il potere, mentre Menzies cerca solo di capire come ha potuto amare un mostro.
La Sibilla del Noir
Il personaggio di Tanya, cartomante tenutaria di bordello, è in qualche modo il cuore metafisico del film. Mentre tutti gli altri personaggi si muovono febbrilmente tra carne, fango, sudore e bombe, lei sembra esistere in una dimensione sospesa, fuori dal tempo. Più che una donna in carne ed ossa, è una sfinge, un oracolo. È l'unica che non teme Quinlan e che lo vede per quello che è veramente. Quando lui entra nel suo locale dopo anni, lei non lo riconosce subito: "Sei talmente ingrassato che non ti avevo neppure visto". Non è un insulto, è una diagnosi clinica del suo sfacelo. La battuta più famosa del film è il suo verdetto finale su Quinlan: "Non hai più futuro, il tuo futuro è tutto consumato". È una sentenza di morte pronunciata con la calma di chi ha visto troppe albe e troppi tramonti. È l'unica a concedere a Quinlan un'ultima scintilla di umanità: gli permette di ascoltare la sua musica preferita sulla pianola meccanica, un suono che evoca un passato in cui il poliziotto non era ancora il mostro che è diventato. Le ultime parole del film sono sue e sono un geroglifico che definisce l'ambiguità morale: "Era un poliziotto sporco, a modo suo. Ma era un uomo eccezionale. Che importanza ha quello che si dice della gente?" Questa frase è un pugno nello stomaco per Vargas. Tanya suggerisce che la grandezza di un uomo non si misura con il codice penale, ma con la forza della sua presenza nel mondo. È una visione profondamente wellesiana: il genio, anche se corrotto, merita un rispetto che la mediocrità onesta non raggiungerà mai. La cartomante-tenutaria è la testimone silenziosa di un processo di morte ontologica. Senza di lei, il film sarebbe solo un thriller poliziesco; con lei, diventa una tragedia shakespeariana. È un residuo di tenue pulviscolo stellare su un mucchio di spazzatura.
Un cognome non messicano
A un certo punto il boss "Zio" Joe Grandes spiega che il suo cognome non è messicano. La cosa mi ha stupito non poco. Poi ho capito l'arcano. Il cognome originario era Grandi, di evidente origine italiana (basti pensare all'attrice Serena Grandi, quella con le tipte prosperose e morbidissime). Nell'adattamento della pellicola in italiano, "Grandi" è stato cambiato in "Grandes" da un doppiatore cervellotico! Questo individuo ha fatto uno stupido ragionamento scolastico da secchione pedante "gnè gnè gnè", cambiando la terminazione italiana -i in un tipico "plurale" spagnolo in -es. in automatico. Ormai sarà senz'altro morto, ma immagino che anche rintracciandolo tra le ombre dell'Ade e rinfacciandogli l'errore, si irrigidirebbe ancor di più e farebbe "gnè gnè gnè" a raffica!
In realtà, alla base dell'alterazione c'era una spiegazione logica, per quanto perversa. Negli anni '50 e '60, in Italia c'era un'estrema sensibilità (e spesso un divieto non scritto) nel mostrare personaggi italiani all'estero che fossero criminali, ridicoli o grotteschi. L'idea fondante era questa: "Gli italiani fuori dall'Italia devono essere solo brava gente e grandi lavoratori". Poiché Joe Grandi è un viscido, ridicolo e patetico boss di provincia, un mafiosetto, la distribuzione decise di ispanizzarlo in Grandes per allontanare ogni sospetto di italianità. Ecco il risultato. Quando il mafiosetto dice "Il mio nome è Grandes... non è un nome messicano", lo spettatore rimane interdetto, perché Grandes suona spagnolo e messicano al 100%. È un paradosso logico che rende il personaggio quasi surreale!
In realtà, alla base dell'alterazione c'era una spiegazione logica, per quanto perversa. Negli anni '50 e '60, in Italia c'era un'estrema sensibilità (e spesso un divieto non scritto) nel mostrare personaggi italiani all'estero che fossero criminali, ridicoli o grotteschi. L'idea fondante era questa: "Gli italiani fuori dall'Italia devono essere solo brava gente e grandi lavoratori". Poiché Joe Grandi è un viscido, ridicolo e patetico boss di provincia, un mafiosetto, la distribuzione decise di ispanizzarlo in Grandes per allontanare ogni sospetto di italianità. Ecco il risultato. Quando il mafiosetto dice "Il mio nome è Grandes... non è un nome messicano", lo spettatore rimane interdetto, perché Grandes suona spagnolo e messicano al 100%. È un paradosso logico che rende il personaggio quasi surreale!
Akim Tamiroff, l'attore che interpreta Grandi/Grandes, era in realtà russo. Welles amava il suo modo di recitare così sopra le righe e oleoso, perfetto per un personaggio che cerca disperatamente di essere importante ma fallisce miseramente. Con affetto lo chiamava "il peggior attore del mondo"; per renderlo ancor più sgradevole, lo obbligò ad indossare un ridicolo parrucchino e a spalmarsi i viso di olio per apparire perennemente sudato. Doveva essere un cattivo capace non soltanto di incutere paura, ma anche di provocare repulsione fisica!
Una strana autocensura
Akim Tamiroff fu obbligato di infilarsi in bocca un moncone di lingua di agnello per la sua grottesca scena di agonia. Il collerico Orson Welles ritenne che ciò fosse necessario per ottenere l'effetto desiderato: voleva a tutti i costi mostrare al pubblico un criminale strangolato in modo così selvaggio che la sua lingua finiva innaturalmente distesa fuori dalla bocca. A quanto pare, però, la lingua di agnello si rivelò troppo disgustosa per essere mostrata sullo schermo, quindi la poco invidiabile prova di Tamiroff fu vana. Perché "troppo disgustosa"? Il regista ha avuto paura e si è autocensurato. Troppe pressioni. Tutta colpa dello stramaledetto Codice Hays, che ci ha fatto perdere una scena cult!
Audaci innovazioni razziali
Tra i punti più significativi in cui Orson Welles si è discostato dal romanzo e dalla sceneggiatura originale, ci sono stati i seguenti:
1) La trasformazione del personaggio di Mike Vargas da procuratore distrettuale bianco ad agente della narcotici messicano;
2) Il cambio di nazionalità della moglie Susan da messicana ad americana e per giunta biondiccia;
3) L'ambientazione del film in una città di confine tra Messico e America anziché in una cittadina della California meridionale, sempre sconvolta da tumulti e incendi.
Le tensioni razziali e sessuali sono state molto accentuate nella sua sceneggiatura, creando un'ambientazione quasi incubica. Il massiccio Welles ha compiuto un un atto sovversivo, mettendo il messicano Vargas come paladino della legge, colto, in smoking, incorruttibile, sposato con una donna americana bianca, e mostrando l'americano Quinlan come sporco, corrotto, razzista e decadente. Parte della tensione del film deriva anche dal fatto che Quinlan non sopporta di essere giudicato da un messicano. La corruzione morale di Quinlan è alimentata soprattutto dal suo odio razziale, rendendo il film una critica sociale ferocissima che la Universal cercò di attenuare in ogni modo.
Il Codice Hays vietava rigorosamente di mostrare o incoraggiare relazioni interrazziali. Welles ha aggirato la cosa in modo sottile: Vargas è interpretato da Charlton Heston (una delle icone più bianche di Hollywood). Questo "whitewashing" fu un compromesso necessario: per il pubblico e i censori dell'epoca, vedere un messicano vero baciare Janet Leigh sarebbe stato intollerabile. Heston, con un trucco leggermente scurito, rendeva la coppia in qualche modo "accettabile" pur mantenendo la nazionalità messicana del personaggio. Certo, un affiliato al Ku Klux Klan sarebbe insorto, ma i settari di quel tipo non erano comunque rappresentativi del pubblico americano medio.
Se non ci fosse stato tra i piedi quel fottuto Codice Hays, Welles avrebbe potuto dare libero sfogo al suo genio!
Se non ci fosse stato tra i piedi quel fottuto Codice Hays, Welles avrebbe potuto dare libero sfogo al suo genio!
Sesso, droga e il solito infame Codice Hays
La moglie di Vargas viene drogata pesantemente dai tamarri. In seguito, un guardiano minorato, testimone della baldoria, balbetta: "È stata... è stata un'orgia!" Poi in carcere, un investigatore spiega a Vargas: "È tutto scritto nel rapporto. Ci sono le prove di una vera orgia". Quindi aggiunge: "Cicche di marijuana, segni di punture, certo di eroina". E ancora: "Puzza ancora di marijuana". Si noti, non dice; "Puzza ancora di sborra".
A quanto risulta dalla visione del film, sembra che in quel contesto per "orgia" si intendesse un "droga party", in cui si fumava marijuana, si pippava bamba e ci si bucava, ma senza il benché minimo contenuto sessuale. Quando ho udito la parola "orgia", immaginavo i tamarri che si masturbavano furiosamente e spruzzavano getti di sperma sul corpo della donna tenuta in prigionia, fino a bagnarla dappertutto. Ovviamente si tratta di un riflesso pavloviano, condizionato: tali contenuti generati dalla mia immaginazione mancavano del tutto nell'opera di Orson Welles. Quella frase "ci sono le prove di una vera orgia", detta con un secco tono di disapprovazione morale, è emersa dai miei banchi di memoria stagnante, come una prova inconfutabile del fatto che il film lo avevo già visto molti anni prima, da giovane, e lo avevo poi dimenticato - come se un censore cerebrale lo avesse cancellato quasi del tutto, lasciando soltanto pochi dettagli erratici.
A quanto risulta dalla visione del film, sembra che in quel contesto per "orgia" si intendesse un "droga party", in cui si fumava marijuana, si pippava bamba e ci si bucava, ma senza il benché minimo contenuto sessuale. Quando ho udito la parola "orgia", immaginavo i tamarri che si masturbavano furiosamente e spruzzavano getti di sperma sul corpo della donna tenuta in prigionia, fino a bagnarla dappertutto. Ovviamente si tratta di un riflesso pavloviano, condizionato: tali contenuti generati dalla mia immaginazione mancavano del tutto nell'opera di Orson Welles. Quella frase "ci sono le prove di una vera orgia", detta con un secco tono di disapprovazione morale, è emersa dai miei banchi di memoria stagnante, come una prova inconfutabile del fatto che il film lo avevo già visto molti anni prima, da giovane, e lo avevo poi dimenticato - come se un censore cerebrale lo avesse cancellato quasi del tutto, lasciando soltanto pochi dettagli erratici.
A cosa si deve la rimozione di ogni riferimento sessuale dalla parola "orgia"? All'infernale Codice Hays, è ovvio!
Il Codice non vietava solo la rappresentazione del sesso, ma imponeva che il Male non dovesse mai apparire attraente. Bastava poco. Per i censori degli anni '50, mostrare un gruppo di giovani messicani che ascoltano jazz ad alto volume, fumano marijuana e tengono prigioniera una donna bianca, era l'apice della corruzione. Usare il termine "orgia" serviva a dare una pennellata di scandalo assoluto senza però dover mostrare o nominare atti sessuali espliciti - cosa che tra l'altro avrebbero portato al bando immediato della pellicola. La genialità di Welles sta nel fatto che, nonostante le restrizioni e l'imposizione di termini edulcorati, la scena dell'aggressione al motel rimane una delle più tese e sgradevoli della storia del cinema, dimostrando che il "non detto" può essere molto più potente dell'esplicito.
Esiste una leggenda, secondo cui Orson Welles avrebbe basato le scene di droga sulle proprie esperienze. L'uso della marijuana da parte dei figli di Grandes simboleggerebbe l'indifferenza del regista verso la legalità della sostanza, mentre l'uso violento di eroina rappresenterebbe la sua convinzione che qualsiasi droga più pesante fosse semplicemente "un suicidio" - come ebbe a dire in un'occasione.
Inizialmente Orson Welles detestava il titolo "Touch of Evil", ritenendo che non avesse nulla a che fare con la sua concezione. Col tempo, tuttavia, imparò ad apprezzarlo e alla fine lo considerò il miglior titolo di tutti i suoi film. A parer mio, il titolo italiano "L'infernale Quinlan" è stato un assoluto colpo di genio, uno dei pochi gioielli tra tanti adattamenti surreali e fuorvianti. Anzi, direi senza timore di essere smentito, che "L'infernale Quinlan" ha una marcia in più rispetto all'originale. Non sono mai riuscito ad appurare chi fosse il responsabile di questo insolito atto creativo.
Charlton Heston accettò la parte solo perché pensava che Welles lo avrebbe diretto. In realtà, Welles era stato ingaggiato inizialmente solo come attore: fu proprio Heston a fare pressione sulla Universal affinché gli affidassero anche la regia. Se non fosse stato per il suo ruolo di Mosè nel kolossal I dieci comandamenti (The Ten Commandments, di Cecil B. DeMille, 1956), probabilmente non avremmo mai avuto questo capolavoro. Sarebbe stato un filmucolo banale.
L'agente di Janet Leigh inizialmente rifiutò la partecipazione dell'attrice a questo film a causa del basso compenso offerto, senza nemmeno consultarla. Era un uomo limitato e venale. Welles, prevedendo la situazione, inviò alla Leigh una lettera personale, dicendole quanto non vedesse l'ora di lavorare con lei. L'attrice, furiosa, affrontò il suo agente mortificandolo e dicendogli che essere diretta da Welles era più importante di qualsiasi compenso.
Janet Leigh si ruppe il braccio sinistro prima dell'inizio delle riprese, ma partecipò comunque al film. Il braccio era ingessato, nascosto alla telecamera, per molte scene. Nelle scene più audaci ambientate nel motel, l'ingessatura veniva rimossa per le riprese e riapplicata in seguito. L'attrice ha affermato di essere stata assolutamente terrorizzata quando ha dovuto girare la scena in cui viene minacciata nella sua stanza di motel. Era sconvolta dai modi belluini ed esecrabili dei tamarri!
Charlton Heston ha dichiarato che non aver adottato un accento ispanico per il suo personaggio, l'agente antidroga messicano Miguel "Mike" Vargas, è stato uno dei più grandi errori commessi nella sua carriera di attore. Ai nostri tempi, imperando il politically correct, quell'accento "latino" sarebbe un problema quasi insormontabile. Ricordiamoci che George Lucas è stato crocefisso dalla critica per aver attribuito quella cantilena a una specie di papero antropomorfo!
Problemi di post-produzione
La fase di post-produzione del progetto fu complicata. Nei suoi diari, Charlton Heston scrisse che, dopo aver visto il primo montaggio del film nel febbraio del 1957, lo studio richiese un altro giorno di riprese per chiarire la trama. Heston, riluttante ad apparire in sequenze non girate da Orson Welles, causò un ritardo di un giorno nella produzione, ma poi accettò di rimborsare allo studio 8.000 dollari per l'inconveniente. Harry Keller fu quindi ingaggiato per dirigere le sequenze aggiuntive. Welles affermò che furono aggiunte due scene tra Vargas e Susan in albergo, così come una scena tra Vargas e il Procuratore distrettuale, sempre in albergo. Welles notò anche che una scena in cui Menzies raccontava a Susan come Quinlan gli avesse salvato la vita anni prima prendendosi una pallottola al posto suo, avrebbe spiegato la zoppia di Quinlan e la sua frase "Questo è il secondo proiettile che ho fermato per te, amico".









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