giovedì 28 marzo 2024


UN CHIEN ANDALOU 

Titolo originale:
Un chien andalou 
Pronuncia: /œ̃ ʃjɛ̃ ɑ̃da'lu/
Titolo in italiano: Un cane andaluso 
Paese di produzione: Francia
Anno: 1929
Durata: 21 min
Dati tecnici: B/N
Rapporto: 4:3
Genere: Surreale, grottesco, onirico
Regia: Luis Buñuel
Soggetto: Luis Buñuel, Salvador Dalí
Sceneggiatura: Luis Buñuel, Salvador Dalí
Produttore: Luis Buñuel, Salvador Dalí
Fotografia: Albert Duverger
Montaggio: Luis Buñuel
Musiche: Richard Wagner (Tristano e Isotta),
     Beethoven; due tango argentini
Scenografia: Pierre Schilzneck 
Continuità: John Marshall
Interpreti e personaggi:
    Pierre Batcheff: Giovane uomo
    Simone Mareuil: Giovane donna
    Luis Buñuel: Uomo con il rasoio
    Fano Messan: Androgino
    Robert Hommet: Giovane seminarista 
    Jaume Miravitlles: Seminarista grasso
    Salvador Dalí: Seminarista; uomo sulla spiaggia
    Marval: Seminarista 
    Pancho Cossío: Uomo che passeggia
    Juan Esplandiu: Uomo che passeggia 
Titoli in altre lingue: 
    Spagnolo: Un perro andaluz 
    Portoghese: Um Cão Andaluz 
    Tedesco: Ein andalusischer Hund 
    Olandese: Een Andalusische hond 
    Polacco: Pies andaluzyjski 
    Russo: Андалузский пёс 
    Lituano: Andalūzijos šuo 
    Finlandese: Andalusialainen koira 
    Ungherese: Andalúziai kutya 
    Giapponese: アンダルシアの犬
    Giapponese (traslitterato): Andarushia no Inu 
Link: 


Trama: 
Un uomo affila un rasoio e prova il filo della lama sul pollice. Fissa la luna, che sta per essere tagliata a metà da una sottile nuvola. Una giovane donna guarda dritto davanti a sé mentre lui le avvicina il rasoio a un occhio. La nuvola che passa davanti alla luna, poi il rasoio che squarcia l'occhio alla donna.

"Otto anni dopo" 
Un giovane pedala lungo una strada cittadina indossando un abito da suora e portando una scatola a righe con una tracolla al collo. La donna della prima scena lo sente arrivare e getta via il libro che stava leggendo. Si affaccia alla finestra e vede il giovane disteso sul marciapiede, con la bicicletta a terra. Esce dall'edificio e tenta di rianimarlo. 
Più tardi, la donna assembla pezzi degli abiti del giovane su un letto. L'uomo appare poi vicino alla porta, con le formiche che escono da un buco nella sua mano. Una giovane donna ermafrodita tocca una mano umana mozzata nella strada sottostante l'appartamento, circondata da una grande folla.
La folla si disperde quando un poliziotto mette la mano nella scatola precedentemente portata dal giovane e la consegna alla donna androgina. Lei rimane in mezzo alla strada stringendo la scatola, dove viene investita da un'auto. L'uomo nell'appartamento sembra provare un piacere sadico per l'incidente e fa un gesto verso la donna nella stanza con lui, guardandola con sguardo lascivo e palpandole il seno. 
La donna inizialmente gli resiste, ma poi gli permette di molestarla mentre lui la immagina nuda. Quindi lo respinge mentre lui si perde nei suoi pensieri e tenta di fuggire correndo dall'altra parte della stanza. L'uomo la mette alle strette mentre lei cerca di afferrare una racchetta per difendersi, ma improvvisamente lui afferra due corde e trascina con sé due pianoforti a coda contenenti due asini morti, tavole di pietra con i Dieci Comandamenti, due zucche e due sacerdoti legati alle corde. La donna fugge dalla stanza. L'uomo la insegue, ma lei gli intrappola la mano, infestata dalle formiche, nella porta. Lo trova poi nella stanza accanto, vestito con l'abito da suora. 
Verso le tre del mattino, l'uomo viene svegliato dal suono del campanello (rappresentato da uno shaker per cocktail). La donna va ad aprire la porta e non fa ritorno. Un altro giovane entra nell'appartamento, gesticolando con rabbia verso il primo. Il secondo costringe il primo a gettare via gli abiti da suora e poi lo obbliga a stare in piedi con la faccia rivolta verso il muro. 

"Sedici anni fa" 
Il secondo uomo ammira materiali artistici e libri su un tavolo vicino al muro e costringe il primo uomo a tenere in mano due libri mentre fissa il muro. Il primo uomo alla fine spara al secondo quando i libri si trasformano improvvisamente in revolver. Il secondo uomo, ora in un prato, muore mentre cerca di colpire alla schiena una figura femminile nuda che scompare improvvisamente nel nulla. Un gruppo di uomini arriva e porta via il suo cadavere. 
La donna torna nell'appartamento e vede una sfinge testa di morto (Acherontia atropos). Il primo uomo la deride mentre lei si ritira e si pulisce la bocca dal viso con la mano; i peli dell'ascella le si attaccano poi nel punto in cui si trovava la sua bocca. Lei lo guarda con disgusto ed esce dall'appartamento tirando fuori la lingua. Mentre esce dall'appartamento, la strada lascia il posto a una spiaggia costiera, dove incontra un terzo uomo con cui cammina a braccetto. Lui le mostra l'ora sul suo orologio e camminano vicino agli scogli, dove trovano i resti dell'abito da suora del primo giovane e la scatola. Si allontanano abbracciati felici e facendo gesti romantici. 

"In primavera" 
La coppia è sepolta nella sabbia fino ai gomiti, immobile. 


Recensione: 
Un chien andalou non è solo un cortometraggio; è il Big Bang del surrealismo cinematografico. Se oggi accettiamo film che sfidano la logica o registi come David Lynch, lo dobbiamo in gran parte a questa follia di una ventina di minuti nata dalle menti di Luis Buñuel e Salvador Dalí. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, la visione di quest'opera è un'esperienza piuttosto disturbante. La cosa affascinante è che Buñuel e Dalí scrissero la sceneggiatura con una regola ferrea: la logica dell'Irrazionale. Affermavano la necessità di non accettare alcuna idea o immagine che potesse avere una spiegazione razionale, psicologica o culturale. Volevano scioccare. La loro chiave di lettura della realtà era psicoanalitica, freudiana, altamente simbolica: volevano liberare il subconscio. Il risultato è un flusso di frammenti onirici e incubici a cui non è attribuito alcun "significato" nel senso tradizionale, ma che deve far "sentire" qualcosa. Questa architettura di simbolismi rappresenta perfettamente la repressione sessuale e religiosa imperante all'epoca - temi che Buñuel avrebbe poi esplorato per tutta la vita. In questi tempi di trame lineari, banalità, pippe infinite, prequel, sequel e remake, Un chien andalou ci ricorda che un'immagine potente non ha bisogno di una giustificazione per restarti impressa nel cervello per giorni.
Tutto ebbe origine da un singolare episodio di sincronicità. In un'occasione, Luis Buñuel raccontò a Salvador Dalí di un sogno in cui una nuvola tagliava la luna a metà "come una lama di rasoio che taglia un occhio". Dalí rispose di aver sognato una mano brulicante di formiche. Dall'unione di queste due potenti immagini oniriche nacque il film. 


Il Bagaglio della Repressione

Immensa è la fatica fisica del protagonista: non sta solo trascinando soltanto degli oggetti, sta trascinando l'intera struttura morale della società spagnola dell'epoca. 

- I due pianoforti a coda: 
Rappresentano la cultura borghese, l'educazione "per bene", le apparenze e il peso delle tradizioni accademiche. 
- I preti (Fratelli Maristi): 
Sono l'ancora morale. Per Buñuel, cresciuto con un'educazione gesuita molto rigida, la Chiesa Cattolica non era spiritualità, ma un fardello di colpa che castrava ogni desiderio naturale. 
- Gli asini putrefatti: 
Qui c'è molto di Dalí. L'asino morto è l'immagine della decomposizione della carne, ma anche la negazione del piacere. È il ribrezzo e il senso di impurità che la morale cattolica cercava di associare ad ogni atto sessuale.

Mettere tutto insieme (fede, cultura borghese e morte) per impedire a un uomo di arrivare a una donna è un atto di accusa ferocissimo. Buñuel diceva che quell'uomo siamo tutti noi: vogliamo correre verso il desiderio, ma siamo legati a una corda che trascina secoli di dogmi e cadaveri. Il regista spagnolo odiava così tanto l'istituzione ecclesiastica che, nonostante si dichiarasse "ateo per grazia di Dio", ha passato tutta la carriera a inserire preti e feticci religiosi nei suoi film, quasi a voler esorcizzare quel trauma. È incredibile come un corto di quasi cent'anni fa riesca ancora a trasmettere quella sensazione di "blocco"


La morte di un linguaggio

Purtroppo nel cinema contemporaneo si è smarrito il gusto per lo scandalo simbolico. Solo i Boomer e i più vecchi della Generazione X potrebbero ancora capirlo. Oggi quel tipo di iconoclastia (distruzione sistematica dei simboli sacri) ha perso quasi tutto il suo potere d'urto, e il motivo è paradossale. Siamo diventati così "secolarizzati" che il simbolo del prete non incute più quel timore o quel senso di oppressione che Buñuel voleva combattere. Per un ragazzo della Generazione Z, un prete che trascina un asino è solo un'immagine "weird" o "random", mentre per un boomer o uno della Generazione X cresciuto sotto l'ala pesante della morale cattolica, era un attentato al cuore del sistema. 
Per fare un sacrilegio, si deve avere qualcosa di sacro. Se nulla è più veramente intoccabile, lo scandalo svanisce. Nel 1929 mettere dei preti accanto a carogne di asini era un atto di guerra culturale. Oggi viviamo in un'epoca di iper-esposizione dove tutto è stato già deriso, smontato e trasformato in meme. La provocazione religiosa scivola via come acqua. 
La repressione sessuale è cambiata radicalmente. Ieri il peso era esterno (la Chiesa, la famiglia, lo Stato). Erano i preti di Buñuel che impedivano alle persone di raggiungere l'oggetto del desiderio. Oggi la repressione è diventata psicologica e performativa. La gente non si sente in colpa perché "Dio ci guarda", ma perché "non siamo abbastanza" rispetto agli standard dei social. Il peso che ci si trascina dietro oggi è piuttosto lo smartphone o l'ansia da prestazione sociale. 


La perdita dell'astrazione 
e la Fine del Proibito

Il pubblico moderno è abituato a trame che spiegano tutto (il cosiddetto info-dumping). Il Surrealismo richiede uno sforzo di interpretazione che mal si sposa con la soglia di attenzione attuale. Se un film non dice chiaramente "questo prete rappresenta la tua colpa", molti spettatori semplicemente cambiano video. C'è una differenza enorme tra l'assurdo dei Surrealisti e il "non-sense" moderno. Il Surrealismo usava l'irrazionale per attaccare la logica borghese. Era un assurdo politico e filosofico. L'arte moderna social spesso propone un assurdo puramente estetico. È l'estetica del meme: divertente, magari visivamente stimolante, ma priva di quella carica di rabbia che rendeva Un chien andalou un'opera pericolosa. 
Ai tempi di Buñuel e Dalí, l'arte era un esplosivo. L'artista poteva finire in prigione, essere scomunicato o vedere il suo film sequestrato dalla polizia. C'era un rischio reale. Oggi lo scandalo è diventato una strategia di marketing. Se un artista fa qualcosa di "estremo", lo fa per ottenere click, non per scuotere le fondamenta della società. Il sistema ha imparato a masticare e digerire ogni provocazione, trasformandola in contenuto... o in output fecale!

Alcune considerazioni musicali

Nel 1960, a questo cortometraggio venne aggiunta una colonna sonora su indicazione di Luis Buñuel. Il regista utilizzò la stessa musica presente sui dischi fonografici riprodotti durante le proiezioni del 1929: estratti dal Liebestod del Tristano e Isotta (Tristan und Isolde) di Richard Wagner e due tango argentini.
David Bowie iniziava ogni concerto del suo tour Station to Station del 1976 proiettando Un chien andalou. Se avete mai sentito il pubblico mugugnare alla scena iniziale, immaginate il fragore di un intero auditorium, in cui la maggior parte degli spettatori lo vedeva senza dubbio per la prima volta! 


L'ombra del Vescovo

Scavando nel Web alla ricerca di informazioni, mi sono imbattuto in un interessante aneddoto che dimostra l'elevatissimo grado di interconnessione livello mondiale nel mondo della Settima Arte, già nella prima mentà del XX secolo. Nel libro All'ombra di Nathan (I skuggan av Nathan, 2014), la scrittrice svedese Omi Söderblom ha raccolto gli scritti autobiografici di suo nonno, l'attore Helge Söderblom (1896 - 1932). In questi scritti, Helge menziona di aver partecipato al cortometraggio di Buñuel, interpretando uno dei sacerdoti trascinati sul pavimento. Il confronto con le sue fotografie presenti nel libro sembrerebbe avvalorare questa affermazione. Helge Söderblom era il figlio maggiore di Nathan Söderblom, arcivescovo della Chiesa di Svezia e vincitore del premio Nobel per la pace nel 1930. 

Curiosità varie

Alla prima parigina, Luis Buñuel si nascose dietro il paravento con delle pietre in tasca per paura di essere aggredito dal pubblico confuso. A quei tempi, non dimentichiamolo, esisteva un diffuso terrore della pazzia, di cui le allucinazioni erano considerate un sintomo. Non si verificò alcuna tumulto da parte degli spettatori. Anzi, tutti apprezzarono moltissimo la trama misteriosa e incomprensibile, chiedendo delucidazioni. 

Per realizzare la scena del rasoio che taglia un globo oculare, facendone fuoriuscire l'umor vitreo, fu usato un occhio di un vitello morto. 

Durante la scena in bicicletta, la donna seduta su una sedia e intenta a leggere getta via un libro. L'immagine che si apre sul libro è la riproduzione di un dipinto di Johannes Vermeer (1632 - 1675), un pittore olandese molto ammirato da Salvador Dalí, il quale spesso ne traeva ispirazione nei suoi dipinti. 

Il film contiene diversi riferimenti al poeta e drammaturgo Federico García Lorca (1898 - 1936), che era innamorato di Salvador Dalí. García Lorca era omosessuale, cosa che rese difficile la sua esistenza nella conservatrice Spagna degli anni '20 e '30; la sua opera ne fu profondamente influenzata, in particolare i "Sonetti dell'amor oscuro". Fu assassinato dai franchisti nel 1936 anche a causa della sua omosessualità, definita dai carnefici come una "aberrazione".
Si ravvisano nella pellicola di Buñuel anche influenze di altri scrittori dell'epoca. In particolare, gli asini in decomposizione sono un riferimento al romanzo "Platero y yo" del poeta Juan Ramón Jiménez (1881 - 1958), che entrambi gli sceneggiatori detestavano.

La leggenda narra che la mano mozzata utilizzata nella scena di strada fosse una mano vera, e che Dalí avesse convinto un uomo a tagliarla in cambio di denaro sufficiente per comprarsi il pranzo.

Entrambi i protagonisti del film, Pierre Batcheff e Simone Mareuil, si suicidarono anni dopo l'uscita della pellicola. Batcheff morì per overdose all'età di 24 anni, mentre Mareuil si diede fuoco in una piazza pubblica a 55 anni. 

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