Com'è ben risaputo, nei dialetti galloitalici della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, barba è la parola che significa "zio". Si trova anche in altre varietà romanze, come quelle parlate in Veneto (cisalpino ma non galloitalico) e in Friuli (reto-romanzo). Compare persino in alcune zone della Puglia. In un'occasione il termine è stato usato anche da Dante, in Paradiso XIX 137, parlando di un re che gli era antipatico, Giacomo di Maiorca:
"E parranno a ciascun l'opere sozze / del barba e del fratel".
Il fratel, per inciso, è Federico II di Aragona. Secondo alcuni dantisti, l'uso di una parola lombarda sarebbe da considerarsi spregiativo. A parer mio, è il riaffiorare di un termine colloquiale che un tempo doveva trovarsi in un'area ben più estesa dell'attuale, interessando persino la Toscana.
Secondo i romanisti, il bizzarro termine deriva da un latino tardo barbānus, attestato anche come barbās e formato naturalmente a partire dal latino barba. Il significato originale dovrebbe essere "uomo barbuto", quindi "uomo autorevole" (si confronti il rumeno bărbat "uomo", dal latino barbātus "barbuto"). Quindi sarebbe passato ad indicare lo zio paterno.
Declinazione:
Declinazione:
Singolare:
Nominativo: barbās
Genitivo: barbānis
Dativo: barbānī
Accusativo: barbānem
Vocativo: barbās
Ablativo: barbāne
Plurale:
Nominativo/Vocativo: barbānēs
Genitivo: barbānum
Dativo/Ablativo: barbānibus
Accusativo: barbānēs
Variante: barba
(si trova due volte in una donazione dell'anno 764 nel Codex diplomaticus Langobardiae)
Sinonimo in latino classico: patruus
Alcuni esiti poco noti:
Sinonimo in latino classico: patruus
Alcuni esiti poco noti:
Dalmatico:
Dalmatico: buarba
Istriota: bara
Reto-romanzo:
Friulano: barbe
Ladino: bèrba
Friulano: barbe
Ladino: bèrba
Romancio: barba
Stando a questa ipotesi, posso ipotizzare che il longobardo abbia preso la parola barbānus dal latino volgare, adattandola in barbas. Si nota però che barbas non presenta mai attestazioni con la labiale sorda p-, come sarebbe logico aspettarsi se si trattasse di un vocabolo germanico nativo. Non mi risulta che sia attestata una variante *parpas.
Un'etimologia germanica
Esiste tuttavia anche un'altra possibilità, che inverte la catena logica dei romanisti: questo barbas potrebbe invece essere un lemma germanico genuino, formato a partire da baro "uomo libero" e dalla voce bas "zio paterno", presente in medio basso tedesco (discendente dell'antico sassone e diretto antenato del Plattdeutsch). Il latino barbānus ne sarebbe un adattamento. Questa sarebbe la trafila:
*baro-baso > Longobardo barbas >
> Latino volgare barbas, barbānus
La presenza della consonante sonora iniziale e mediana /b/, potrebbe essere dovuta a un prestito da una lingua germanica che non ha avuto la rotazione consonantica. Un'altra spiegazione possibile sarebbe invocare l'instabilità della rotazione consonantica longobarda. Tuttavia in tal caso ci aspetteremmo anche varianti con consonante sorda. Si noterà che anche la parola baro "uomo libero" (da cui è derivato barone), non sembra mai essere attestata come *paro - nonostante sia genuinamente germanica. La sua consonante iniziale /b/ non avrebbe nulla che possa di per sé prevenire la rotazione e divenire sorda. Tutto quindi punta a un prestito entrato in longobardo da un'altra lingua germanica, senza dubbio da una varietà di francone.
Francone *barobas(o) > Longobardo barbas
Riporto la documentazione relativa al secondo membro dell'antico composto.
Proto-germanico: *baswǣn "zio paterno"
Ricostruzioni alternative: baswô
Esiti:
Antico frisone: bas
Frisone di Saterland: Boas
Frisone occidentale: baes, baas
Frisone occidentale: baes, baas
Antico sassone: *baso
Medio basso tedesco: bas
Antico olandese: *baso
Medio olandese: baes
Olandese moderno: baas
In ultima analisi, è questa l'origine dell'inglese boss (prestito dall'olandese). Mi sembra un'etimologia abbastanza plausibile.
Alcuni notevoli prestiti
1) Dal veneto, la parola barba "zio" passò al cimbro (Sette Comuni, Luserna): barba, plurale barben.
Esempio di frase:
Esempio di frase:
De barben zeint zobia béetare "gli zii sono come padri".
2) Lo stesso termine si trova anche in mòcheno.
3) Da Venezia, la parola barba arrivò in Grecia. In greco moderno colloquiale si usa μπάρμπας (pronuncia bárbas) "zio", plurale μπαρμπάδες (pronuncia barbádes) "zii".
Esempio di frase:
Έχω έναν μπάρμπα στη Νέα Υόρκη (pronuncia Écho énan bárba sti Néa Yórki) "Ho uno zio a New York".
Nessun commento:
Posta un commento