mercoledì 3 luglio 2024

AMBIGUITÀ LINGUISTICHE: LA PAROLA 'INTOCCABILE'

Nella lingua italiana, come in molte altre, esistono notevoli problemi di fraintendimento a causa dei diversi significati che possono assumere alcune parole o locuzioni cruciali. Riporto un esempio lampante. 

INTOCCABILE 
aggettivo: 
1) che non può essere toccato; 
2) impuro, inferiore; 
3) al di sopra delle leggi, incensurabile, inviolabile. 
sostantivo (numerabile):
1) fuoricasta dell'India, come i Paria e i Dalit; fuoricasta del Giappone, come gli Etafuoricasta di alcune regioni dell'Europa occidentale, come gli Agotes della Spagna e i Cagots della Francia; 
2) escluso, reietto, ultimo della società; 
3) persona potente e al di sopra delle leggi. 

Il significato 3, sia dell'aggettivo che del sostantivo, contraddice in modo profondo tutti gli altri. La condizione di un potente è molto diversa da quella di un clochard, solo per fare un esempio. 
Per me un intoccabile è prima di tutto una persona invisibile, un reietto, proprio come i fuoricasta dell'India, dell'antica Spagna o di altri luoghi. Uso la parola con questo preciso significato. Esempio: "La mia condizione è quella di un dalit o di un agote"
Non è detto che questa accezione sia compresa allo stesso modo da tutti, nonostante si dia per scontato che parliamo la stessa lingua, la cui paternità è attribuita a Dante Alighieri dal sistema scolastico. 
In inglese la parola untouchable (aggettivo e sostantivo) presenta soltanto alcune differenze semantiche rispetto all'italiano. Come aggettivo, ha il significato di "che non può essere toccato" e quello di "imbattibile" (detto di squadre sportive). Come sostantivo, oltre ai significati della parola italiana, ha anche quello di "poliziotto incorruttibile"
Ecco le definizioni:
- a criminal who is so well connected that they cannot be harmed;
- outcast, person excluded from society;
- a law enforcement agent immune to intimidation, bribery or seduction.  

Non può essere toccato, trasmette contaminazione 

Riporto il caso di Lico C., un calabrese di stirpe grecanica che era in classe con me alle elementari. In un'occasione, ci fu spiegato dalla maestra che il nome Lico in greco significa "Lupo". Questo alunno aveva un modo di fare e di parlare strano, percepito come alieno. Anche il suo aspetto era abbastanza inconsueto. Dava l'aria di essere parte di una società arretrata, un residuo di un mondo preistorico, lontanissimo dal contesto in cui si era venuto a trovare. Era considerato un "intoccabile" dai alcuni compagni di classe, come se fosse stato il portatore della capacità di rendere immonda ogni cosa anche solo sfiorata. Così mi è stato detto da un bullo, testuali parole: "Se parli con lui, diventi un terrone anche tu!". Si noterà che questo feroce razzismo non colpiva tutti i meridionali. Ad esempio, il siciliano Pucci S. non era visto con pregiudizio da nessuno. La persecuzione riguardava soltanto coloro che non erano assimilati, su cui gravava la colpa ontologica

Un orrore antico

Si deve sapere che le parole "zingaro" e "zigano" derivano dal greco ἀθίγγανος (athínganos), che significa "intoccabile". In origine l'epiteto era attribuito agli aderenti a una setta eretica poco conosciuta che combinava residui di costumi pagani con usanze ebraiche, poi denotò i Rom, che erano migrati dall'India. Il principio era sempre lo stesso: l'impurità che si pensava potesse essere trasmessa dal semplice contatto, simile a un fluido maligno in grado di annullare la dignità di chiunque non si tenga bene alla larga. 
L'essenza dell'antisemitismo non è poi così dissimile, pur trattandosi di un caso più complesso. Anni fa mi imbattei in Splinder in una discussione molto interessante, che non ho dimenticato. "Per l'antisemita", diceva un blogger, "l'ebreo è un corpo abitato da un principio ontologico altro, come quello di un insetto o di un rettile." Se si tengono ben presenti questi concetti, si spiegano moltissime cose, che altrimenti sarebbero da considerarsi misteriose. 
Tutto questo i docenti non lo insegnano nelle aule scolastiche. Nella maggior parte dei casi, potrebbero esserne essi stessi inconsapevoli. Comunque sia, se anche capissero la realtà in ogni dettaglio, si guarderebbero bene dal comunicarla. Non vogliono menti critiche. Trovano più comodo banalizzare, facendo credere che l'intoccabilità sia questione di semplice e banale "intolleranza per il diverso".  

Comprensione impossibile

Diversi anni fa usai la parola "intoccabile" parlando con un'interlocutrice, che ovviamente equivocò in modo grave. Intendevo descrivere proprio il concetto di colui che è colpito dall'impurità ontologica, condizione che spesso sento gravare su di me come un peso insopportabile. Per lei "intoccabile" era invece un aggettivo riferito a un politico in odor di crimine, così potente da non dover sottostare alle leggi. "Non può essere toccato dalle leggi perché ha protezioni", fu la sua spiegazione. La parola poteva essere applicata a un boss mafioso, ad esempio, o a qualche altro malfattore di tal genere. Rimase allibita nel sentirmi dire cosa invece volevo dire io usando la stessa identica parola, riferendomi a un rifiuto della società. Io ero consapevole dell'esistenza di entrambi i significati della parola "intoccabile", ossia "emarginato" e "incensurabile". L'interlocutrice invece era consapevole dell'esistenza di uno soltanto dei significati: "incensurabile". Ignorava del tutto l'esistenza dell'altro significato. La sua visuale era parziale, incompleta: non aveva mai sentito parlare dei Paria o dei Popoli Maledetti della Spagna. Per questo motivo non è stata in grado di intendermi. 

Il Vuoto

Da quanto esposto derivano riflessioni mortificanti. Siamo frammenti di una società alla deriva, dove ogni comunicazione è un falso. Si usa lo stesso contenitore (significante) ma il contenuto (significato) è drasticamente diverso: non ci si intende piùLa lingua cessa in questo modo la sua funzione. Quindi finisce col valere meno di uno strumento spuntato. Finisce col valere meno della merda. Ecco, la colpa è tutta della scuola. 

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