martedì 2 aprile 2019

UN VOCABOLO NORRENO PER INDICARE LA DIVINITÀ PAGANA: FJARG

Approfondendo i miei studi di lessico norreno, la mia attenzione è caduta sulla seguente voce, estratta dal dizionario di Zoëga

fjarg (n.), divinità pagana
   pl. fjǫrg, divinità pagane


Derivati:
fjarg-hús (n.), tempio pagano 

La forma protogermanica ricostruibile è *fergwan "divinità, deità" (secondo un'altra metodologia si ottiene *firgwan, ma la sostanza non cambia). La mente va subito al gotico fairguni /'fεrguni/ "montagna", che ha un perfetto corrispondente nel norreno Fjǫrgyn (f.) "Madre Terra" (gen. Fjǫrgynjar). Se si volesse procedere a ritroso fino all'indoeuropeo, si arriverebbe alla radice *perkw- "quercia", che si trova nel teonimo lituano Perkūnas (lettone Pērkons, antico prussiano Perkūns, Perkunos, iatvingio Parkuns), che indicava un dio uranico rossochiomato in tutto e per tutto simile al tonante Thor. Tutto sembra così andare liscio e non presentare alcun problema. Ci sono tuttavia alcune difficoltà che reputo non proprio irrilevanti. La forma norrena fjarg implica un accento anomalo: per spiegarla occorre ricostruire un indoeuropeo *perkwóm. Perché tale accento e - soprattutto - perché il genere neutro? 

Che dire poi dello slavo Perun, teonimo che richiama immediatamente il baltico Perkūnas? Eppure c'è una difficoltà a prima vista insormontabile. Come mai nella forma slava manca la consonante velare? Come appare subito ovvio, non è possibile che un gruppo consonantico -rk- si sia semplificato in -r- per azione della magia. Si può immaginare che Perun e Perkūnas abbiano diverse etimologie? Direi di no. I casi sono due: 1) l'alternanza problematica -rk- / -r- era tipica di una lingua ignota e non indoeuropea; 2) la forma base ha -r-, mentre l'altra con -r-k- mostra l'aggiunta di un suffisso in velare -k-, e in ogni caso si tratterebbe di materiale non indoeuropeo. Secondo il mio modesto avviso, sarebbe meglio considerare fjarg un vocabolo di origine preindoeuropea. Sergei Nikolayev fa molta confusione, separando Perkūnas da Perun e accostando il secondo all'ittita piruna-, peruna- "pietra". Non è poi che un confronto con le lingue anatoliche risolva la questione, come se ogni radice documentata in esse fosse in automatico una prova inconfutabile di indoeuropeità. Dubbi e incertezze non mancano di certo!

Veniamo ora a un bizzarro caso di decostruzionismo che ho reperito nel Web. Si tratta di un caso notevole, perché mi sono accorto che predata di gran lunga l'opera di Jacques Derrida. In un dizionario online ho potuto assistere al tentativo di eliminare l'esistenza stessa del vocabolo fjarg "divinità pagana". Ho poi constatato che gli autori dell'opera sono proprio Cleasby e Vigfusson: la data di pubblicazione del loro dizionario Islandese - Inglese è il 1874. Gli autori partono dalla constatazione che la parola fjarg-vefjar "seta" (una kenning per silki), alla lettera "tele divine", sarebbe corrotta per *fjarg-vefjaz, *fjarg-vefjask, che dunque sarebbe un verbo riflessivo col significato di "gemere per un peso eccessivo". Una parola formata mala, dato che vefjask significa "essere avvolto; essere impigliato", da vefja "avvolgere". La parola da cui è partita la fabbricazione di Cleasby-Vigfusson deve essere stata fjarg-viðrask "gemere per un peso eccessivo" (elencata poco sotto nel dizionario). A questo punto, dato che il composto fjarg-hús esiste senz'ombra di dubbio, esso è stato spiegato come "case immense, case grandi" (in inglese "huge, big houses") anziché come "templi pagani", attribuendo al prefisso fjarg- il valore di "immenso, grande". Che questa sia un'assurdità si può facilmente dimostrarlo. Nell'islandese moderno - che è una forma attuale di norreno - esiste il composto fjargveður "tempesta" (glossa inglese "storm"). Nel norreno dell'epoca delle saghe si sarebbe detto *fjarg-veðr "tempesta", forma che non sono riuscito a reperire ma che deve essere per forza esistita. Deriva da veðr "tempo" (atmosferico), parola che ha la stessa origine dell'inglese weather, a tutti ben noto. Il significato originale della parola per dire "tempesta" deve essere stato "tempo divino", ossia "tempo di Thor", quindi "tempo diabolico", "tempo funesto", a seguito del mutamento del sentire fattosi strada con l'introduzione del Cristianesimo. Non "grande tempo" o "tempo immenso". Come Gianna Chiesa Isnardi ci ricorda nel suo fondamentale volume I miti nordici (1991), nei tempi tardi Thor era considerato un demone. Era degenerato da divinità uranica a diavolo. Per i Cristiani, Thor esisteva fisicamente e continuò a esistere per diversi secoli dopo che il Paganesimo era cessato come religione organizzata. Gli veniva attruibuito un essere personale e fisico, persino dai missionari. Rispetto ai tempi dell'idolatria, cambiava qualcosa di rilevante: il Dio Fulvo non era più oggetto di adorazione, bensì di esecrazione. È chiaro quindi quale sia il significato originale di fjarg-. Significava "divino", donde si è avuto lo slittamento in "funesto", "diabolico". Il significato di "immenso", "soverchiante" deve essere stato il frutto di uno sviluppo secondario: fjarg-viðrask è giunto a significare "gemere per un peso eccessivo" da un più antico "gemere per un peso sovrumano". Il "peso sovrumano" in questione è un "peso divino" o piuttosto un "peso diabolico", è ovvio.

Ricordo ancora uno squallidissimo film peplum visto in gioventù. C'erano alcuni gladiatori pronti ad andare nell'arena a combattere alla presenza dell'Imperatore. Uno di loro era un superbo trace fulvo con una bella barba. Un vecchio cristiano serviva il pasto ai combattenti, mettendo sulla tavola alcune pagnotte e una brocca di vino. Nel farlo, sperando di farsi riconoscere, tracciava il simbolo del pesce sulla polvere che ricopriva la mensa. Poi iniziava a predicare e invitava i gladiatori a rinunciare al culto di Marte per innalzare preghiere a Cristo. Questi temevano molto la bestemmia del vecchio: il trace, sudando freddo, dichiarava il proprio disagio, aveva paura che Marte si sarebbe adirato e avrebbe ritirato il suo sostegno all'imminente scontro armato. Allora il cristiano diceva: "E come potrebbe adirarsi, visto che non esiste?" Ecco, questo è un grave anacronismo. La domanda, assurda, un antico cristiano non avrebbe potuto farla. Sarebbe infatti tipica di un democristiano o di un adepto di Comunione e Liberazione, non di un cristiano dell'epoca imperiale. Per gli antichi Cristiani, gli Dei di Roma esistevano ma erano diavoli, erano malvagi. Lo stesso atteggiamento era tipico dei Cristiani dei secoli successivi, che ritenevano un demonio ogni divinità dei popoli scandinavi a cui portavano la nuova religione.

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