mercoledì 10 luglio 2024

AMBIGUITÀ LINGUISTICHE: LA FRASE COLLOQUIALE 'PISCIARE IL CANE'

Nella lingua italiana, come in molte altre, esistono notevoli problemi di fraintendimento a causa dei diversi significati che possono assumere alcune parole o locuzioni cruciali. Questo inconveniente può accadere anche con frasi (sintagmi). Riporto un esempio lampante tipico della lingua colloquiale. 

PISCIARE IL CANE
1) far pisciare il cane
2) portare fuori il cane a pisciare

La frase "pisciare il cane" è un classico esempio di transitivizzazione di un verbo intransitivo, come formule analoghe del tipo "scendere il cane" o "uscire il cane" - dove  il verbo "scendere" è usato col significato di "far scendere" e il verbo "uscire" è usato col significato di "far uscire"

Anche se le autorità normative della lingua italiana standard considerano la frase un errore, dal punto di vista della linguistica storica e della sintassi, la sua formazione e la sua diffusione popolare rispondono a dinamiche precise. 

1) Il meccanismo sintattico: l'oggetto interno e la causatività

In italiano standard, il verbo pisciare è intransitivo, così come scendere e uscire. Tuttavia nel linguaggio colloquiale questi verbi assumono sempre più spesso un valore causativo.
Dire "pisciare il cane" non significa infliggere l'azione al cane, ma "fare in modo che il cane pisci" (ovvero "portare fuori il cane affinché espleti le sue funzioni fisiologiche"). Il cane non è l'oggetto diretto che subisce l'azione in modo passivo, ma è l'agente logico dell'azione stessa, stimolata da chi lo accompagna. 

2) Il substrato dialettale

Questo costrutto è profondamente radicato nella sintassi dei dialetti meridionali, dove l'uso transitivo di verbi di movimento o di stato è la norma. Strutture come "scendi il cane che lo pisci", molto diffuse in Campania, in Sicilia e in Calabria, derivano direttamente dalla sovrapposizione della struttura della lingua locale sull'italiano regionale. Si tratta quindi di un meridionalismo linguistico.
Nel parlato colloquiale, la distinzione rigida tra transitivo e intransitivo per determinati verbi legati alla quotidianità è molto più fluida rispetto all'italiano codificato dalle grammatiche ottocentesche e dal collo di bottiglia manzoniano

3) Economia linguistica e risemantizzazione

La frase ha avuto un immenso successo, uscendo dai confini regionali del Meridione per diventare un'espressione gergale diffusa quasi ovunque, soprattutto nel parlato informale. Queste sono le possibili ragioni:
i) Economia di linguaggio: "piscio il cane" è decisamente più corto, immediato e sintetico di "porto il cane a fare i bisogni" o "faccio fare la pipì al cane".
ii) Spostamento di fuoco: L'azione non è più il semplice camminare ("porto a spasso il cane"), ma viene focalizzata interamente sulla finalità pratica dell'uscita, ossia la minzione, spesso torrenziale.

4) Lo sdoganamento ironico

Oggi la frase vive una doppia vita. Se decenni fa sarebbe stata etichettata come un'aberrazione o un meridionalismo da estirpare, negli ultimi anni è penetrata nel registro colloquiale e giovanile di tutta Italia attraverso l'uso ironico e consapevole. Molti parlanti settentrionali anche colti ormai la utilizzano deliberatamente, proprio per la sua carica espressiva e la sua immediatezza nazpop. Il fenomeno, di sospetta derivazione causale per contatto linguistico, si è stabilizzato nell'uso quotidiano grazie al principio del minimo sforzo comunicativo.

Eppure, ogni volta che sento questo sintagma, immagino il senso letterale. Nella mia mente si materializza un punkabbestia che innaffia un grosso cagnone con un impetuoso getto di orina calda e fumante. L'effetto dello scontro con il senso letterale è irresistibile, ed è proprio il motivo per cui l'immagine che si crea nella mente è così grottesca. Se prendiamo la sintassi dell'italiano standard, in cui un verbo è rigidamente transitivo e il suo oggetto subisce l'azione, la traduzione visiva diventa immediatamente surreale e addirittura sadica: non si accompagna l'animale, letteralmente lo si idrata a spruzzo. Diventa un'azione unilaterale degna di un quadro di Bosch o di una comicità slapstick abbastanza estrema. Questo cortocircuito accade perché la nostra mente, davanti a una struttura transitiva classica (soggetto + verbo + oggetto diretto), applica lo schema standard: “Io lavo la macchina”? La macchina riceve l'acqua. Di conseguenza: “Io piscio il cane”? Il cane riceve il liquido. La lingua gioca spesso questi scherzi quando la struttura formale e l'intenzione logica non vanno d'accordo. 

Possibili origini

La diffusione della frase è iniziata con ogni probabilità da un innesco di origine guittesca. Ha l'aria di essere una creazione di qualcuno dei deprecabili comicastri foraggiati da Berlusconi. Roba da Zelig e simile immondizia. Ovviamente è solo un mio sospetto, dato che non sono riuscito in ogni caso a tracciare il percorso preciso. 

Una scheggia erratica
dai banchi di memoria stagnante

Ho sentito per la prima volta pronunciare la frase "pisciare il cane" dal Kremo a Torriglia, nel 2017. Il Kremo non aveva un cane, penso che si riferisse a quello di Sandro B.; ricordo ancora la mia sorpresa nell'udire quelle parole, che mi parvero incongrue, quasi irreali. Xenja dava quel modo di dire per scontato. Non rammento la reazione di Domenico M.; subito dopo ci siamo messi a mangiare dolciumi. 

Prove della natura polirematica
della frase

Il sintagma "pisciare il cane" è rigido. Non si comporta più come una normale combinazione di parole sintatticamente libera, ma ha assunto lo statuto di una locuzione bloccata, ossia un blocco unico e indissociabile che i linguisti chiamano, appunto, espressione polirematica o fraseologismo.
Analizziamo la questione in dettaglio:
 
1) Impossibilità di sostituzione sinonimica:
Non si può sostituire il verbo con un sinonimo. Se la frase rispondesse a una pura regola grammaticale produttiva, potremmo variare i singoli elementi mantenendo intatta la struttura. 
Non si può dire "orinare il cane". Suonerebbe ridicolo, quasi clinico, perderebbe all'istante tutta la sua forza comunicativa. 

2) Impossibilità di passivizzazione (blocco sintattico): 
Non si può usare il verbo al passivo.
Non si può dire "il cane è stato pisciato". A maggior ragione, non si può dire  "il cane è stato pisciato da Giovanni".
Il sistema rigetta la frase. Questo accade perché, come già rimarcato, il cane non è il vero paziente dell'azione (l'oggetto che subisce), ma è l'agente logico camuffato da oggetto. Il passivo svelerebbe l'assurdità del costrutto, riportando a galla con violenza intollerabile quel senso letterale di cui parlavamo prima, ossia il cane inzuppato di liquido giallognolo e puzzolente. La sintassi congela la frase alla sola forma attiva per preservare l'unico briciolo di senso logico-causativo rimasto.

3) Restrizione morfologica: 
Il blocco è così rigido che spesso si fatica a coniugare il verbo persino nei tempi verbali più complessi. Funziona benissimo al presente ("piscio il cane"), al passato prossimo ("ho pisciato il cane") o all'infinito ("vado a pisciare il cane"), ma proviamo a usarlo al passato remoto: otterremmo un esilarante "pisciai il cane". Va ancora peggio con le strutture ipotetiche distanti: "se io avessi pisciato il cane...". Suona già forzato, quasi estraneo al meridionalismo originario, perché queste formule richiedono un'agilità sintattica che una struttura "morta" e cristallizzata come questa non possiede. Peggio ancora, non si usa al plurale. Non ho mai sentito dire "pisciamo il cane", "pisciate il cane", "pisciano il cane". Nemmeno il futuro semplice è una possibilità concreta, dato che il linguaggio colloquiale lo sostituisce in modo quasi sistematico con il presente. Suonano stonate frasi come "piscerò il cane" e via discorrendo.  

4) Mancanza di capacità produttiva del concetto:
Non si è mai formata una frase analoga "cagare il cane" per dire "portare il cane a defecare". Eppure sarebbe entrato in gioco un meccanismo perfettamente logico. Perché? Dal punto di vista della pura logica astratta e della sintassi causativa, la formazione sarebbe ineccepibile: il meccanismo di base è identico, la necessità fisiologica dell'animale è la stessa, eppure la lingua ha eretto un muro invalicabile. 
- Sovrapposizione semantica:
Uno dei motivi per cui "cagare il cane" non ha potuto avere un significato parallelo a quello di "pisciare il cane" è che il verbo cagare usato in modo transitivo nell'italiano colloquiale ha già un significato figurato potentissimo, diffuso e radicato da generazioni: "considerare", "degnare di attenzione", "calcolare qualcuno" (quasi sempre usato al negativo: "non mi caga nessuno"). Se qualcuno dicesse "oggi non ho ancora cagato il cane", il cervello di qualsiasi parlante italiano non visualizzerebbe l'azione causativa di accompagnare l'animale all'albero, ma capirebbe immediatamente: "oggi ho ignorato il mio cane, non gli ho dato retta". La lingua tende a evitare collisioni semantiche che creano un'ambiguità troppo grottesca. Dire "vado a pisciare il cane" è libero da questo vincolo perché "pisciare qualcuno" non ha un significato figurato standard equivalente a "considerare"
- Tabù scatologico: 
Anche se entrambi i verbi "pisciare" e "cagare" appartengano al registro basso, esiste una gerarchia della volgarità e del tabù sociale che separa nettamente la minzione dalla defecazione. Mentre "pisciare" ha subito un parziale sdoganamento ironico nel parlato informale, "cagare" mantiene intatta una carica scatologica grezza, pesante e d'impatto. L'effetto visivo del cortocircuito innescato dal verbo transitivo è radicalmente diverso nei due casi: "pisciare il cane" evoca un'azione fluida, quasi un lavaggio (da qui l'immagine assurda dello spruzzo), mentre "cagare il cane" evoca un atto di espulsione corporea. Nel senso letterale transitivo, l'oggetto diretto è ciò che viene evacuato. Di conseguenza, "cagare il cane" non significherebbe permettergli di liberare l'intestino, ma significherebbe letteralmente "partorirlo analmente"! Questa immagine è talmente violenta, mostruosa e semanticamente satura da bloccare sul nascere qualsiasi tentativo di transizione causativa. La mente rifiuta il costrutto perché l'interpretazione letterale è troppo ingombrante e ripugnante per poter essere superata dalla logica del "fare in modo che il cane adempia ai suoi bisogni".

Un esito paradossale

Siamo davanti a un paradosso grottesco: un'espressione nata dalla massima fluidità, come sgrammaticatura popolare e improvvisazione dei comici, una volta entrata nel repertorio del parlato è diventata più rigida e intoccabile della lingua standard. L'errore, per sopravvivere e farsi comprendere senza scatenare il caos mentale, ha dovuto darsi le sue regole ferree. Diventando una polirematica, ha firmato un patto di non-aggressione con la sintassi: "Resto così come sono, immobile, e nessuno si farà male con il senso letterale".

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