giovedì 1 agosto 2024

IL VOCATIVO NAUTICO IN INGLESE

Tutti conoscono il famoso genitivo sassone, tipico della lingua inglese. Pochissimi sanno che è esistito un altro caso della declinazione, di origine abbastanza recente (fase dell'inglese moderno), ma ormai sclerotizzato e non più produttivo: il vocativo nautico.  

In origine l'interiezione oh (varianti: hoo) veniva aggiunta a un sostantivo, in modo particolare in grida di strada di venditori e richiami nautici adatti ad attirare l'attenzione. La desinenza -s del sostantivo al plurale di solito veniva omessa e non compariva: si intendeva il singolare come un collettivo. Anche se più di rado, l'interiezione poteva seguire un aggettivo. 
Ecco alcuni esempi di formazioni di questo tipo: 

bottle-oh! "bottiglie!"
land ho! "terra in vista!"
milk-oh! "latte!" 
rabbit-oh! "conigli!" 
smoke-oh! "fumo!"
sail-ho! "nave in vista!" (lett.: "vele!")
westward ho! "a ovest!"
right-oh! "giusto!" (standard: all right)
   varianti: 
   right-ho  
   right-o 
   righty-oh 
   righty-o  
   rightio 
   righteo  

Nella famosissima canzone di Molly Malone, la fulva pescivendola dublinese urla per strada il seguente richiamo: 

Cockles and mussels, 
Alive, alive, oh!

Si riferisce a due specie di molluschi bivalvi, il "cuore di mare" (Cerastoderma edule) e la cozza (Mytilus galloprovincialis): gli esemplari pescati erano tenuti vivi in secchi di acqua marina. L'interiezione oh, che è il nucleo del vocativo nautico, si dimostrava particolarmente efficace ad attirare l'attenzione dei passanti. 

L'accento in origine cadeva sull'interiezione, ma venne poi a collocarsi sul sostantivo o sull'aggettivo che la precedeva. Il valore vocativo di queste forme ha finito col venir meno e l'interiezione è andata riducendosi con il passar del tempo a un mero suffisso il cui significato non era più chiaro ai parlanti. Questo suffisso nominale colloquiale -o è particolarmente diffuso nell'inglese australiano, neozelandese e delle Falkand. 
Questi sono alcuni slittamenti semantici:

bottle-oh! "bottiglie!" >
   bottle-oh, bottle-o,  bottlo "venditore di bottiglie"
milk-oh! "latte!" >
    milk-ohmilko "venditore di latte" 
rabbit-oh! "conigli!" >
   rabbit-oh, rabbito "venditore di conigli"
smoke-oh! "fumo!" >
   smoke-oh, smoko "pausa fumo"
wine-oh! "vino!" > 
   wine-o, wino "alcolizzato", "bevitore girovago"

Si notano alcune forme altamente idiomatiche: 

boyo "ragazzo!" > 
  boyo, termine per rivolgersi a un uomo
      (in genere più giovane del parlante) 
bucko "cerbiatto!" > 
   bucko, termine per rivolgersi a un giovane uomo
   (particolarmente comune in anglo-irlandese)
daddy-oh "babbino!" > 
  daddy-oh, daddy-o, termine per rivolgersi a un uomo
friend-o "amico!" >
  friendo, termine per rivolgersi a qualcuno 

La nominalizzazione è stata talmente forte che si sono formati plurali in -s

bottle-ohs, bottle-os, bottlos "venditori di bottiglie"
milk-ohs, milkos "venditori di latte"
rabbit-ohs, rabbitos "venditori di conigli" 
smoke-ohs, smokos "pause fumo"
winos, winoes "alcolizzati", "bevitori girovaghi"
boyos, termine per rivolgersi a uomini 
   (in genere più giovani del parlante)
daddy-ohs, daddy-os, termine per rivolgersi a uomini
 
Ecco la verosimile trafila della pronuncia, trascritta in modo approssimativo in caratteri IPA:

/bɔtəl 'əʊ/ > /'bɔtələʊ/
/mɪlk 'əʊ/ > /'mɪlkəʊ/
/ræbɪt 'əʊ/ > /'ræbɪtəʊ/
/sməʊk 'əʊ/ > /'sməʊkəʊ/
/waɪn 'əʊ/ > /'waɪnəʊ/
/bɔɪ 'əʊ/ > /'bɔɪəʊ/
/dædɪ 'əʊ/ > /'dædɪəʊ/ 

In particolare nell'inglese delle Falkland, con la parola smoko si intende una pausa pomeridiana dal lavoro, corrispondente al tè delle cinque, con torte e altri dolciumi. Il legame etimologico con l'atto di fumare tabacco ha finito col perdersi. 

Come notato dall'Australian National Dictionary, questa origine vocativa di "chiamata" ha naturalmente portato al suo frequente utilizzo nei nomi propri per formare soprannomi e ipocoristici. 
Alcuni esempi: 

Danno "Danielino" < Daniel
Davo "Davidino" < David 
     (particolarmente usato in Australia) 
John-o , Johnno "Giovannino" < John
Jacco "Giovannino" < Jack
Marko "Marcolino" < Mark
Nicko "Nicolino" < Nicholas 
Timmo "Timoteo" < Tim, Timothy
Tommo "Tommasino" < Tom, Thomas

L'uso del suffisso nominale -o è stato rafforzato dagli adattamenti nautici della lingua franca mediterranea o di parole pseudo-spagnole: 
guardo "nave di accoglienza o di transito su cui viene temporaneamente alloggiato il personale arruolato, in attesa di essere assegnato a navi operative." 

Esiste poi un omonimo suffisso -o che conferisce un tono colloquiale, solitamente aggiunto a nomi, abbreviazioni di parole lunghe o aggettivi usati come sostantivi. A parer mio si è originato dal vocativo nautico, anche se il mondo accademico non è d'accordo, ritenendolo di diversa origine (ho trovato chi giura e spergiura che si tratta di semplici ipocoristici fin dall'inizio, senza però fornire argomenti utili). A volte si tratta di una pura e semplice abbreviazione di una forma aggettivale, ma l'origine vocativa non può comunque essere esclusa: non si considera il fatto che da un singolo vocabolo gergale se ne possono creare molti altri per imitazione, anche se il meccanismo non è ben compreso. Gli esempi di formazione di questo tipo sono molto numerosi. Eccone qualcuno:

beardo "uomo barbuto" < beard "barba"
combo "combinazione" < combination "combinazione" 
   (di cassaforte, etc.)
doggo "cane" < dog "cane"
    (sininimo: dogger, doggy)
hundo "un centinaio" < hundred "cento"
inspo "ispirazione" < inspiration "ispirazione"
journo "giornalista" < journalist "giornalista"
kiddo "amico del cuore" < kid "bambino"
lameo "persona zoppa"; "persona senza valore" < 
    lame "zoppo"
lardo "persona obesa" < lard "lardo"
litro "letteralmente" < literally "letteralmente"
neato! "splendido!" < neat "pulito"
pervo "pervertito" < pervert "pervertito"
preggo "donna incinta" < pregnant "incinta"
psycho "persona insana di mente" < psichotic
     "psicotico", psychopathic "psicopatico"
rando "persona impulsiva senza contatti sociali" < 
     random "a caso"
sicko "persona con gusti o abitudini spiacevoli";
     "persona malata di mente" < sick "malato" 
stinko "scadente"; "ubriaco" < to stink "puzzare"
thicko "persona deficiente" < thick "spesso", "denso"
uggo "brutto"; "persona brutta" < ugly "brutto"
wacko "persona bizzarra" < wack, wacky "eccentrico"
weirdo "persona bizzarra" < weird "bizzarro", "strano" 
whammo "all'improvviso" < wham "soffio violento";
         "tentativo"; "grande successo"

Si noterà che alcune forme sono abbastanza recenti, addirittura rando è documentato dagli inizi del XXI secolo. Anche se il vocativo nautico si era ormai spento da tempo, aveva dato origine a un meccanismo vitale capace di dar vita a sempre nuove creazioni lessicali.

Alcune forme sono specificamente australianismi:

druggo "persona drogata" (in US è druggie
bizzo "affare" < business 
garbo "uomo che raccoglie l'immondizia" < garbage man
lezzo "lesbica" (in US è lesbo)
nasho "servizio nazionale" < national service
reffo "rifugiato" < refugee 
sammo "tramezzino" < sandwich
sando "tramezzino" < sandwich
veggo "vegetariano" < vegetarian 

Si potrebbe dire che questi sono i frutti del tentativo costante di ridurre l'incomprensibilità dei suffissi e il grado di dissociatività della lingua.



Alcune note sociologiche

Il vocativo in -o non ha potuto generalizzarsi per via del potere normativo della lingua alta. Le plebi marinare erano viste con orrore dai moralisti vittoriani, come una massa di prostitute, sodomiti, tagliagole, etc. 
Il fulcro della sociolinguistica definisce il legame inscindibile tra lo stigma sociale che colpisce un gruppo di parlanti e il destino delle loro innovazioni linguistiche. 
Il motivo per cui forme come il vocativo in -o e simili sono rimaste relegate al gergo marittimo o ai mercati popolari - senza mai intaccare la morfologia della lingua standard - risiede proprio nei meccanismi di prestigio linguistico e resistenza di classe dell'epoca vittoriana. 
Nel XIX secolo, la lingua non era solo un mezzo di comunicazione, ma un indicatore di status morale. La filologia e la grammatica prescrittiva venivano usate dalle classi colte come strumenti di controllo sociale per tracciare un confine netto tra la rispettabilità borghese (respectability) e la supposta "degenerazione" delle classi subalterne. Le comunità marittime e portuali (i docklands di Londra, Bristol, Liverpool o Dublino) incarnavano tutto ciò che la morale vittoriana temeva e condannava. I porti erano spazi di anarchia, zone franche, cosmopolite, fluide, popolate da una massa transitoria di marinai, scaricatori e venditori ambulanti. Il lessico e le strutture grammaticali di queste comunità erano catalogati nei dizionari di slang and vulgarities non come semplici varianti linguistiche, bensì come "corruzioni" della lingua, sintomi evidenti di una condotta di vita viziosa, criminale, dissoluta o perversa. 

Un frammento cinematografico

Non dobbiamo dimenticare il personaggio interpretato da Dustin Hoffman nel film Un uomo da marciapiede (Midnight Cowboy, 1969, diretto da John Schlesinger), il cui soprannome era Ratso, letteralmente "Rattoso"
Qui il suffisso -o, a parer mio di origine vocativa, è aggiunto a una forma di plurale sigmatico in -s

rat "ratto" 
plurale: rats "ratti"
vocativo plurale: *Rats-oh! "Ratti!"
> Ratso "Rattoso"

Una simile irregolarità si ritrova in fatso "persona obesa", formato da fat "grasso", con lo stesso suffisso sigmatico che marca un plurale sclerotizzato (fats "cose grasse", "massa di grasso").
Tornando al film di Schlesinger, c'è un brillante gioco di parole con il vero nome del personaggio, Enrico Salvatore Rizzo: l'idiomatico Ratso suona come una storpiatura del suo cognome. Nella versione in italiano, non sapendo come rendere questo Ratso e volendo evitare la traduzione "Rattoso", che sarebbe suonata bizzarra, hanno fatto ricorso a Sozzo.
A livello cinematografico e narrativo, questo "Rattoso" è la sintesi perfetta dell'esistenza del personaggio:
L'aspetto e i movimenti. Dustin Hoffman costruì un'interpretazione fisica memorabile. Ratso è sporco, perennemente sudato, malaticcio (soffre di tubercolosi) e zoppica. Si muove per le strade affollate in modo furtivo e scattante, quasi zampettando per evitare di essere calpestato.
L'habitat e la sopravvivenza. Vive come un parassita ai margini della società. Alloggia abusivamente in un edificio diroccato, freddo e buio di New York, e sopravvive di espedienti, scarti, immondizia e piccole truffe.
La contrapposizione. Il nomignolo serve a creare il contrasto perfetto con il co-protagonista Joe Buck (Jon Voight). Mentre Joe è il "cowboy", l'animale da prateria, grande, ingenuo e abituato agli spazi aperti, Ratso è l'animale urbano per eccellenza, il topo di fogna che conosce ogni anfratto dei bassifondi e cerca di addentare quello che può per tirare avanti.
Ratso è un soprannome crudele che viene affibbiato dalla strada, e che incarna tutta la miseria, l'emarginazione e l'istinto di sopravvivenza della New York disillusa raccontata nel film. 

Conclusioni

Le lingue vive si nutrono continuamente di calchi dai gerghi settoriali. Un'origine vocativa irregolare, nata per strada in modo spontaneo e saldata su un plurale per chiamare qualcuno, è un'evoluzione linguistica pulsante che difficilmente si lascia ingabbiare dai modelli grammaticali tradizionali. Non stupisce affatto che l'establishment accademico storca il naso di fronte a una ricostruzione che esce dai binari dell'etimologia classica, ma francamente non me ne importa nulla.

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