No, non alludo alla presenza della comunità Goth nell'attuale India. Alludo invece alla possibile presenza di alcuni Goti nell'India antica (II secolo d.C.). Mi rendo conto che è un argomento controverso. Ne sono venuto a conoscenza molti anni fa, con grande stupore, sulla Grammatica gotica di Carlo Alberto Mastrelli (1967), in cui la questione era introdotta come una nota a piè di pagina e liquidata rapidamente come irrealistica.
Sono andato a recuperare il testo dell'articolo di Sten Konow, Goths in Ancient India (Journal of the Royal Asiatic Society, 1912). È consultabile gratuitamente sul sito dell'Università di Chicago, seguendo questo link:
La parola yavana "greco, occidentale", che è derivata dal nome degli Ioni (Ἴωνες, Íōnes < Iāwōn-), ricorre in tre iscrizioni rupestri di Junnar redatte in lingua pracrita e in scrittura Brahmi, da attribuirsi al II secolo d.C.; una di queste (Burgess-Indraji No. 7) non porta alcuna indicazione concreta di cosa si debba intendere con questa denominazione. Le altre due iscrizioni (Burgess-Indraji No. 5; No. 33) caratterizzano ulteriormente questi Yavana come Gata. I testi sono i seguenti:
Burgess-Indraji No. 5:
yavanasa Irilasa gatāna deyadhama be poḍhiyo
"dono di due cisterne da parte dello yavana Irila dei Gata"
Burgess-Indraji No. 33:
yavanasa Ciṭasa gatāna bhojaṇamaṭapo deyadhama saghe
"dono di un refettorio alla comunità da parte dello yavana Cita dei Gata"
Gli antroponimi Irila, Ciṭa e l'etnonimo gata non ricorrono in altre iscrizioni e non sono stati spiegati in modo soddisfacente.
Gli argomenti illustrati da Konow sono stati archiviati "definitivamente" dal dibattito scientifico, soprattutto basandosi su una serie di fallacie logiche. La parola "definitivamente" è come una specie di pietra tombale, messa per vietare con un tabù ogni discussione.
A quanto pare non ci sono stati tentativi moderni di rivalutare l'ipotesi della presenza di Goti in India. Così ci devo pensare io.
In primis, il mondo accademico considera la stessa menzione dei Goti come un anacronismo.
Nel II secolo d.C. i Goti si trovavano ancora nell'area del fiume Vistola, nell'odierna Polonia. Il loro spostamento verso il Mar Nero iniziò solo nel III secolo d.C.. Non avevano i mezzi, la struttura, né motivi geopolitici per compiere una migrazione o spedizione militare fino in India.
La mia obiezione è questa: non è impossibile che singoli individui abbiano compiuto il viaggio, anche se la distanza può sembrare incredibile. Gli Yavana attestati potrebbero anche essere stati i figli dei Goti che avevano completato il percorso. In ogni caso, erano perfettamente integrati nella cultura e nella religione buddhista della popolazione che li aveva accolti.
Il modo usato dal mondo accademico per negare una simile possibilità è sempre lo stesso: la prova dell'assenza dedotta dalla supposta assenza di prove, per pregiudizio ideologico. Noi dobbiamo analizzare le iscrizioni per vedere se siano o meno una prova plausibile, non concludere che "è impossibile perché lo dice il professore gnè gnè gnè".
In secundis, il mondo accademico contesta l'uso del termine yavana, a cui dà un'interpretazione troppo restrittiva.
È assurdo dire che l'uso dell'etichetta yavana "avrebbe collocato una persona nel mondo ellenistico-romano o indo-scita, non in quello germanico". Le genti dell'India avevano esperienza abituale di persone della stirpe dei Germani? No. Quindi, se ne avessero vista una giunta erraticamente nelle loro terre, la avrebbero chiamata yavana già soltanto per assenza di altre denominazioni plausibili. Agli occhi di un uomo dell'India, non c'era una reale differenza tra un romano, un greco, un egiziano, un celta, un germano o qualsiasi altro abitante dell'Occidente. Erano tutti Yavana. Il colore della pelle, dei capelli e degli occhi in quel contesto non contava un bel nulla.
In tertiis, il mondo accademico considera come un dogma che i nomi attestati possano trovare una spiegazione coerente soltanto all'interno del mondo indiano o indo-iranico.
Lo stesso Mastrelli nella sua nota afferma sostanzialmente la stessa cosa - senza riportare ulteriori dati. Tuttavia, si vede che quando si passano al vaglio le tanto strombazzate evidenze, queste si rivelano scarse, tenui, fatte di lana caprina, non certo prove dirimenti capaci di chiudere la controversia.
Una spiegazione di Irila
Proto-germanico: *erilaz / *erulaz
Ricostruzioni alternative: *erlaz
Significato: "guerriero, principe"
Genere: maschile
Proto-norreno (attestato in caratteri runici):
erilaR, irilaR
Forma gotica wulfiliana: *airils
Dettagli fonetici:
erilaR, irilaR
Forma gotica wulfiliana: *airils
Dettagli fonetici:
Il gotico di Wulfila avrebbe una vocale aperta /ε/. Qui abbiamo invece /i/. Evidentemente lo yavana che portava il nome Irila proveniva da una comunità che parlava un gotico diverso da quello che secoli dopo fu messo per iscritto da Wulfila.
Il nome degli Eruli deriva invece dalla variante *erulaz (la H- con cui viene trascritto nelle fonti latine è spuria).
Dettagli morfologici:
L'adattamento non presenterebbe problemi: un nome germanico con la declinazione forte e il tema in -a viene adattato in un nome pracrito con il tema in -a (genitivo Irilasa).
Dettagli morfologici:
L'adattamento non presenterebbe problemi: un nome germanico con la declinazione forte e il tema in -a viene adattato in un nome pracrito con il tema in -a (genitivo Irilasa).
Le alternative indiane
In sanscrito abbiamo le seguenti parole:
1) इरा irā "terra"; "cibo"; "discorso"; "acqua"; "cibo"; "liquore alcolico";
2) ईर īra "vento", "brezza"; "soffio d'aria".
Vorrei sbagliarmi, ma non si trova il suffisso -ila. Se davvero esiste la coerenza, attendo ulteriori dati, augurandomi che siano incontrovertibili.
Prima possibile spiegazione di Ciṭa
Konow tenta di analizzare l'antroponimo Ciṭa in modo piuttosto contorto.
Protogermanico: *χildǣn, *χildan-
Significato: "guerriero, combattente"
Genere: maschile
Forma gotica wulfiliana: *Hilda
Forma gotica wulfiliana: *Hilda
Dettagli fonetici:
La fricativa protogermanica /χ/ sarebbe stata realizzata come una palatale [ç]. Quindi [çilda] darebbe stato adattato nel pracrito di Junnar come [tʃiṭa], con una consonante /ṭ/ retroflessa (cacuminale).
La fricativa protogermanica /χ/ sarebbe stata realizzata come una palatale [ç]. Quindi [çilda] darebbe stato adattato nel pracrito di Junnar come [tʃiṭa], con una consonante /ṭ/ retroflessa (cacuminale).
Dettagli morfologici:
Un nome maschile *Hilda non è ben formato (vedi sotto).
L'adattamento non presenterebbe problemi: un nome germanico con la declinazione debole e il tema in -an viene adattato in un nome pracrito con il tema in -a (genitivo Ciṭasa).
In realtà il tentativo di Konow appare grossolano. Infatti la radice da cui l'antroponimo dovrebbe derivare ha il tema in -i:
L'adattamento non presenterebbe problemi: un nome germanico con la declinazione debole e il tema in -an viene adattato in un nome pracrito con il tema in -a (genitivo Ciṭasa).
In realtà il tentativo di Konow appare grossolano. Infatti la radice da cui l'antroponimo dovrebbe derivare ha il tema in -i:
Protogermanico: *χildiz
Ricostruzioni alternative: *χildīz
Significato: "battaglia"
Significato: "battaglia"
Genere: femminile
Forma gotica wulfiliana: *hilds
Norreno: hildr
Antico alto tedesco: hild, hilt, hilta, hiltia
Dettagli morfologici:
Antico alto tedesco: hild, hilt, hilta, hiltia
Dettagli morfologici:
In antico alto tedesco notiamo che al tema *χildi- / *χildī- si è affiancato un tema alternativo *χildjō- (che ha dato le varianti hilta, hiltia).
Orbene, se questo fosse avvenuto in gotico del II d.C., ci aspetteremmo un nome maschile derivato del tipo *Hildja, non *Hilda.
Le alternative indiane
In sanscrito abbiamo le seguenti parole:
1) चित्र citra "splendido"; "cospicuo"; "visibile"; "chiaro"; "distinto"; "eccellente"; "variegato"; "screziato"; "molteplice"; "vario"; "straordinario"; "strano"; "splendido"; "sorprendente";
2) चित्र citra "oggetto splendente"; "gioiello"; "ornamento"; "pittura".
Nella maggior parte dei pracriti, questo citra /'tʃitra/ del sanscrito classico è diventato citta /'tʃit:a/, data la grande instabilità dell'antica rotica /r/. Non si trova però la consonante scempia e cacuminale /ṭ/ - cosa che basta a rigettare il raffronto.
Seconda possibile spiegazione di Ciṭa
Ricordo di aver letto su un testo scolastico appartenuto a mio padre (RIP) una storia interessante che non sono riuscito a recuperare. Narrava di un contadino che era perseguitato da un Goto di nome Zitta. Questo Zitta era convinto che il contadino gli nascondesse un tesoro di monete, così lo sottoponeva a tormenti atrocissimi col ferro rovente, per costringerlo a rivelargli la collocazione.
Quel tipo di narrazione serviva a illustrare la "ferocia stereotipata" degli invasori "barbari", in particolare gli Ostrogoti di Teodorico o i Longobardi di Alboino, contrapposta alla mitezza della popolazione italica-romana locale, qui rappresentata dal contadino. Nei testi scolastici dell'epoca fascista o dei primi anni del dopoguerra, le cosiddette invasioni barbariche venivano raccontate proprio attraverso piccoli quadri drammatici e crudi, il cui fine era suscitare sdegno e orrore. Lo schema narrativo è storicamente fondato: Goti e Longobardi sapevano che i proprietari terrieri romani e i contadini tendevano a seppellire i loro tesori di monete d'oro e d'argento nei campi per evitare che venissero saccheggiate dagli eserciti di passaggio. Le torture con il ferro rovente erano il metodo standard usato per farsi rivelare l'ubicazione di questi tesoretti, molti dei quali sono stati ritrovati dagli archeologi moderni, ancora sepolti.
Quale che fosse la fonte del racconto letto sul libro scolastico, il nome Tzitta è realmente attestato nelle cronache tardo-antiche (variante Tzittas), spesso in riferimento a persone di origine gotica. Questo bizzarro antroponimo è sicuramente un ipocoristico. Lo stesso Mastrelli riporta Tzitta nella sua breve discussione del materiale indiano, respingendo l'ipotesi di Konow ma non riportando proposte etimologiche per l'antroponimo.
Esempi:
*Sigifriþus "Pace della Vittoria" > Tzitta
*Sigimers "Famoso per la Vittoria" > Tzitta
*Sigimundus "Protezione della Vittoria" > Tzitta
*Sigiwulþus "Gloria della Vittoria" > Tzitta
*Sigiwulþus "Gloria della Vittoria" > Tzitta
etc.
Questo ipocoristico Tzitta doveva declinarsi come un maschile debole in -a:
nominativo Tzitta
genitivo *Tzittins
dativo *Tzittin
accusativo *Tzittan
La pronuncia dovrebbe essere /'tsitta/, con un'affricata postalveolare sorda. Quella consonante iniziale complessa certo stupisce in un nome gotico, ma va detto che negli ipocoristici possono verificarsi stranezze fonetiche. L'adattamento di /tt/ nella cacuminale /ṭ/ è strano ma non sorprende più di tanto.
Adattamento del nome dei Goti in Gata
Protogermanico: *gutǣn
Significato "Goto"
Forma plurale: *Gutaniz
Forma gotica wulfiliana: *guta, plurale *Gutans;
gutþiuda "popolo dei Goti"
Forme gotiche non wulfiliane: /*gɔta/,
plurale /*gɔtans/
Norreno: goti, plurale Gotar
plurale /*gɔtans/
Norreno: goti, plurale Gotar
Adattamenti in latino (pl.): Gutōnēs, Gothī
Adattamenti in greco (pl.): Γύτωνες (Gútōnes),
Γούτωνες (Goútōnes), Γότθοι (Gótthoi)
Adattamenti in greco (pl.): Γύτωνες (Gútōnes),
Γούτωνες (Goútōnes), Γότθοι (Gótthoi)
Dettagli fonetici:
A quanto ho potuto appurare, nei pracriti la vocale /a/ breve suonava quasi come una [ɔ] aperta. Forse una variante /*gɔtan-/ è stata trascritta male proprio per questo motivo. Il sistema di scrittura Brahmi usato a Junnar non possedeva un segno nativo per la vocale /ɔ/ aperta. Aveva soltanto /a/ breve, /a:/ lunga e /o:/ (che in India era rigorosamente una vocale lunga e chiusa, come in bhojaṇa). La /a/ breve nei dialetti pracriti centro-occidentali (da cui si sarebbero sviluppati il Maharashtri e l'Apabhraṃśa, a partire dal VI secolo) aveva una pronuncia molto chiusa e arretrata, tendente proprio a una [ɔ] aperta o persino a una [ə], ossia la vocale indistinta, il cosiddetto schwa (termine che in questo contesto non ha nulla a che vedere con i deliri woke).
Dettagli morfologici:
L'adattamento non presenterebbe problemi: un nome germanico con la declinazione debole e il tema in -an viene adattato in un nome pracrito con il tema in -a (genitivo plurale Gatāna).
Le alternative indiane
In sanscrito abbiamo le seguenti parole:
1) गाथा gāthā "verso poetico", "metro (poetico)", "stanza (poetica)"
2) गर्त॑ garta "buco"; "cavità"; "caverna"; "tomba"; "canale".
Il raffronto con gāthā è da rigettare. Oltre all'assenza di una vocale lunga /a:/ nella prima sillaba dell'etnonimo, salta subito all'occhio la mancanza dell'aspirazione. Se la parola fosse stata indiana e legata al contesto buddista, lo scriba avrebbe scolpito la consonante aspirata th. Il fatto che abbia usato una -t- semplice indica che stava riproducendo un suono occlusivo non aspirato, esattamente com'era /t/ nella lingua gotica di quell'epoca (l'aspirazione sarebbe sorta in epoca successiva).
Il raffronto con garta è parimenti da rigettare: osservando i discendenti della radice nelle lingue indoarie dell'India, non si trova un esito paragonabile a gata. Esempi: Hindi gāṛnā "seppellire", Bengali gaṛa "buco; seppellire", Punjabi gaḍḍanā "seppellire", Marathi gaḍne "seppellire" e via discorrendo. Gli esiti di /rt/ sono compattamente in /ṛ/ o /ḍ/, mai in /t/.
Conclusioni
Seguendo questo filo logico, le iscrizioni analizzate acquisiscono una fisionomia coerente: due individui (forse mercenario o marinai inseriti nelle flotte commerciali romano-alessandrine), appartenenti alla stirpe dei Goti, vengono registrati a Junnar. Lo scriba traspone il suono /gɔtan-/ nell'approssimazione pracrita più fedele, ovvero Gata, e scrive i loro nomi come Irila e Ciṭa rispettivamente, definendoli in senso lato Yavana (straniero d'Occidente).
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