martedì 7 novembre 2023


LA BATTAGLIA DI MURET 

Non di rado gli eventi cruciali che determinano l'essenza più profonda di una civiltà non sono conosciuti al grande pubblico. Solo per fare un esempio, tutti sanno cos'era il Sacro Romano Impero, meno note sono le operazioni belliche di Carlo Magno contro i Sassoni, che sole hanno potuto permetterne la formazione. Secondo il criterio di uno storico, uno scontro armato non si dovrebbe essere giudicato unicamente dal numero di morti o dall'impatto sulla memoria collettiva, ma anche e soprattutto dalle sue conseguenze. Spesso incontrollabili, gli eventi mossi possono arrestare processi culturali in atto o al contrario promuoverli. 

Tra le più importanti battaglie del Medioevo, se ne menziona una che determinò la sconfitta della Linguadoca e innescò l'inarrestabile declino del Catarismo in Occidente: la battaglia di Muret, che fu combattuta il 12 settembre 1213. 

Muret è un borgo molto antico, situato sul versante orientale dei Pirenei, non lungi da Tolosa. Chiamato Mureth in guascone, la sua etimologia è sconosciuta e affonda le sue radici in un'oscura epoca preromana. Agli inizi del XIII secolo, la religione dei Buoni Uomini vi aveva messo radici molto salde: si pensa che a quell'epoca nel Tolosano la maggior parte della popolazione vi aderisse. Quei territori erano possesso feudale dei Conti di Tolosa, vassalli dei Re di Aragona, e tramite questo vincolo feudale, aveva luogo una potente espansione catalana in Occitania. Va detto che per lingua e cultura i due paesi erano molto simili tra loro: il catalano è una lingua sorella dell'occitano, ad essa collegato da moltissime caratteristiche comuni sul piano fonetico, morfologico e lessicale. 

La battaglia del 1213, svoltasi nel corso della terribile Crociata contro gli Albigesi, ebbe tra le conseguenze quella di porre fine all'egemonia aragonese a nord dei Pirenei, in quanto vi trovò la morte Re Pietro II di Aragona. 


Pietro II di Aragona nacque nel 1174 e fu anche detto Pietro I come Conte di Barcellona. Suo padre, Alfonso il Casto, era stato Re di Aragona prima di lui. Sua madre, Sancha di Castiglia, era figlia del Re di Castiglia Alfonso VII. 

Nel 1196 ereditò il trono e la Contea di Barcellona, e appena un anno dopo emise un decreto di persecuzione contro gli eretici.
Chiunque fosse riconosciuto come dissidente religioso aveva soltanto due scelte: lasciare il Regno o perire tra le fiamme del rogo. Nel 1204 si recò a Roma per essere incoronato dal Pontefice, quell'Innocenzo III che di lì a pochi anni avrebbe decretato la guerra di genocidio. All'atto dell'incoronazione, Pietro II giurò obbedienza al Papa. Non si trattava di un atto senza alcun valore o impegno, come gli omaggi che gli attuali politici tributano tutti i giorni al Vescovo di Roma, conducendo poi vite del tutto incompatibili con i princìpi che il Papato stesso dice di rappresentare. Pietro II dovette riconoscere il potere feudale del Papa, pagandogli un tributo, e impegnandosi ad estirpare ogni eresia dai suoi domini. Fu detto quindi il Cattolico e il Difensore della Fede, perché gli fu attribuito il compito di lottare contro i Musulmani. 

Fatte queste premesse, è necessario aggiungere che Pietro II non considerava affatto i Catari come eretici, e non intendeva quindi perseguitarli in alcun modo.
Quando la Chiesa di Roma affermò invece la natura eterodossa del Catarismo, ritenendolo oggetto di persecuzione, il Re di Aragona si rifiutò di sottoscrivere quest'opinione e di procedere di conseguenza. Nella regione di Tolosa giunse Domenico di Guzmán con molti altri predicatori inviati dalla Chiesa di Roma, e ne nacquero gravi tensioni. 

Quando iniziò la funesta crociata, Simone di Montfort iniziò a insanguinare le regioni del feudo di Trencavel, espugnando Béziers e Carcassonne. Pietro II cercò di ristabilire la pace. Assicurò una tregua, quindi cedette le terre dei Trencavel a Simone di Montfort e accettò di combinare un matrimonio tra una figlia del Conte di Leicester e il proprio figlio Giacomo. Neppure questo fu in grado di assicurare una pace duratura. 

Il Re di Aragona dovette impegnarsi in una guerra contro il Califfo degli Almohadi, Miramamolin. Riuscì a coalizzare tutti i sovrani cristiani della penisola Iberica, e nel 1213 a Las Navas le armate del Califfo subirono una disfatta completa. A questo punto gli giunse voce che Simone di Montfort aveva ripreso la sua opera sanguinaria in Linguadoca, devastando le terre di Raimondo di Tolosa. Innanzitutto informò il Pontefice di quanto stava accadendo, e questi non se la sentì di ignorare un simile campione del Cattolicesimo. Così fece pressioni per tenere a freno le orde crociate, arrivando persino ad impedire provvisoriamente la predicazione antiereticale.
Subito il diabolico Legato Pontificio Arnaud Amaury e Simone di Montfort si misero all'opera per rimuovere gli ostacoli che erano stati messi sul loro cammino iniquo: furono capaci di convincere Innocenzo III che il Re di Aragona agiva sotto l'influsso del Demonio e faceva di tutto per difendere l'Eresia. 

Il Pontefice di rimando ingiunse al sovrano iberico di abbandonare il Tolosano e di non intromettersi più nella crociata per nessun motivo. Non ottenne il risultato sperato.
Pietro II di Aragona decise di scendere in campo. 


Seguiamo gli eventi di quel lontano 1213 attraverso l'intervento della carissima amica Krak:

- All’inizio del 1213 cominciano ad ingrossarsi le fila dei “crociati”. Nel mese di febbraio Luigi, figlio maggiore del re di Francia Filippo Augusto, decise anch’egli d’intervenire a fianco di Simone de Montfort. Nel contempo, anche Pietro II, re di Aragona, scese al fianco di Raimondo VI e dei suoi vassalli, i Conti di Foix e di Comminges, con lo scopo di difendere la memoria de defunto Conte Trencavel e di riprenderne i possedimenti. 

Questo è un estratto dalla Canzone della Crociata Albigese:
 
"In questa fase di guerra che s’annuncia, innumerevoli saranno le belle nuove lance giacenti, spezzate, tra i vessilli insanguinati, innumerevoli le anime strappate alla carne e le dame in lutto, singhiozzanti su rovine! Il re aragonese ha radunato le sue truppe. Ci sono tutti i suoi vassalli. Sono d’aspetto splendido. Il sire Pietro tiene loro, forte e chiaro, questo discorso: “A ben presto andremo a combattere la crociata che devasta e distrugge la ragione tolosana. Il conte Raimondo mi chiama in soccorso. Si devasta la sua terra, la si brucia, la si uccide, pur non avendo egli fatto torto ad alcuno al mondo. Ora, il conte e il suo figlio sono sposi delle mie sorelle. Siamo parenti stretti e non posso permettere che vengano trattati così. Marciamo, dunque monsignori, contro i banditi crociati, che rovinano, diseredano! Contro i ladri di terre!”"
 
Nel mese di settembre del 1213, Pietro e il suo imponente esercito piantarono le tende a Muret, sulla riva sinistra della Garonna, a 20 km da Tolosa. La cittadina era difesa da una guarnigione di crociati, 30 cavalieri e 50 fanti, e si trovava al centro dei possedimenti di Montfort. Gli assedianti di Muret, rifugiatisi in uno dei due borghi della città, inviarono un messaggio al crudele Conte di Montfort che si trovava a Fanjeaux, a otto leghe di distanza. Il 10 settembre, il feroce Simon, alla testa del suo esercito, si diresse verso Saverdun. Per strada incontrò il messaggero che gli riferì l‘accaduto. Il Conte fece una sosta per pregare all’abbazia cistercense di Boulbonne; arrivò a Saverdun con i suoi, accompagnato da sette vescovi e tre abati; proseguì poi il viaggio di notte. All’alba del 11 settembre, il conte chiamò il suo cappellano, si confessò e redasse il suo testamento, assistette quindi ad una messa ; appena terminata, Montfort e suoi si diressero verso Auterive. Il gruppo giunse a Muret a fine giornata, penetrando nella cittadina al calar della sera: arrivarono a loro volta il visconte di Corbeil e alcuni cavalieri. La mattina dopo il 12, mentre il sanguinario Montfort stava ascoltando l’ennesima messa, venne avvertito che alcuni cavalieri avevano fatto irruzione nel borgo. Egli chiese al Vescovo l’autorizzazione a combattere. Gli effettivi contavano ottocento tra cavalieri e sergenti più diversi fanti.
 
Sempre dalla Canzone della Crociata Albigese il racconto di questi tristi giorni: 

"Si, fu una sciagura per la razza degli uomini. Il fior d’oro dell’onore fu infranto in questo luogo e i mondo cristiano insozzato da un’ignobile onta. Ascoltate ora ciò che avvenne. Ecco dunque riuniti sotto le mura di Muret il buon re d’Aragona in vivace corredo, il conte Raimondo, i suoi baroni e i suoi uomini. Sono disposte le petriere. La battaglia comincia. I bastioni son ben presto sfondati, scalati. L’armata dei tolosani si riversa nella città. I francesi sommersi ripiegano disordinatamente, si rifugiano nel maschio si barricano dentro … Il re Pietro tace. – “Tutto ciò conta poco … . So, tramite le mie spie e messaggeri segreti, che arrivano Simone de Montfort e i suoi baroni. Saranno qui domani, entreranno in città e vi si chiuderanno. ... I capi della saranno presi in trappola. Non potranno sopravvivere. Periranno tutti là e nelle nostre terre sofferenti rinascerà l’onore …” - … Subito gli uomini di Tolosa ripiegarono, raggiungendo gli alloggi e le tende da campo e lì, tranquillamente, si sistemarono per cenar… . Terminato il pasto, vedono sul poggio, apparire Montfort che cavalca nobilmente tra le orifiamme e i suoi baroni crociati… Il mattino dopo ... Il buon re d’Aragona dice – “Signori, ascoltate. … Simone è a Muret. Non può scappare. Prima del calare della notte voglio vederlo arreso. Ingaggeremo quindi una seria battaglia. Attaccate senza esitazione, comandate bene i vostri uomini, picchiate, squarciate, tagliate e non indietreggiate ...”- ... “Sire” dice allora il conte di Tolosa – “… facciamo allora innalzare alte palizzate attorno al campo … .Quando attaccheranno, i nostri arcieri comunali li colpiranno così fittamente che faranno dietrofront. Allora, sorgeremo, correremo alle loro calcagna, e li schiacceremo sotto i loro cavalli insanguinati”- … Il consiglio è tolto ognuno va a equipaggiarsi e tutti, con la spada in pugno, irrompono nella città con tale vigore che i francesi non riescono a chiudere il grande portale: mille lance lo bloccano. S’ingaggia un’accanita battaglia sulla soglia. Piedi e giavellotti s’incrociano, perforano, si spezzano. I corpi perdono sangue in tali zampilli che l’ampio portale è tutto vermiglio … Nel frattempo Montfort, divulga quest’ordine … - “Preparate i cavali, andiamo in battaglia”-. ... Ben presto gli uomini d’arme marciano in tre colonne, orifiamme al vento, verso il campo tolosano. … . Il buon re d’Aragona appena li scorge raduna alcuni uomini e si lancia in battaglia ... . I francesi vedono il re caricano direttamente su di lui. Il messere d’Aragona ha un bel gridare il suo nome, non lo ascoltano, lo fendono lo lacerano. Cade da cavallo ed eccolo disteso nell’erba. E’ morto. Il suo sangue si allontana in rivoli dal corpo. I suoi uomini intorno a lui, ne sono spaventati che fuggono, l’animo smarrito. Neanche uno si difende. I francesi li inseguono e si accaniscono su di loro con tanto furore che i superstiti non osano credere alla propria sorte: sono vivi è un miracolo! ... grida Dalmas de Creixel … - “… Il buon re d’Aragona è morto! Mi avete inteso? Morti, mille volte vinti sono anche i suoi baroni! Mai si subì una disfatta tanto terribile!”- …" 

Allora i tolosani, borghesi e popolino ... abbandonano il campo, correndo verso a Garonna in masse sbandate…… Tanti sono gli annegati portati dalla corrente. Tanti sono quelli che giacciono intorno, nella pianura. Per il mondo, già si diffonde la lugubre voce del disastro. Che colpo che fu, che lutto, che terribile dolore quando il re d’Aragona rimase sanguinante in mezzo all’erba! Che perdita la morte di tanti cavalieri! Onta della cristianità aver commesso ciò! La battaglia è finita perduta. I superstiti furenti, stremati, portando con sé la loro grande pena, vanno a rinchiudersi al riparo dei bastioni di Tolosa … (Penosamente) la gente di Tolosa, col cuore greve, l’animo scuro presta dinnanzi a Montfort giuramento d’obbedienza e consegna alla Chiesa ogni potere della città. L’orrido conte di Montfort, non osò marciare sulla città... -

Saluti 
Krak 

La morte del più famoso crociato d'Europa, un Re soprannominato il Cattolico, ucciso da altri crociati, lasciò nello sgomento l'intera Cristianità. Dopo questa uccisione, quale residuo di scrupolo poteva mai rimanere agli assassini? 

Ora possiamo domandarci come sarebbe cambiata la Storia se Pietro di Aragona quel giorno non fosse morto, ma fosse invece riuscito a trionfare sull'invasore. Sono convinto che il corso di questo pianeta sarebbe stato meno infelice. 

domenica 5 novembre 2023

LA DISSIDENZA DUALISTA IN OCCIDENTE:
CRONOLOGIA SINTETICA 

1004 
A Vertus, presso Châlons-sur-Marne, il contadino Leotardo viene punto dalle vespe e la sua vita cambia di colpo. Fa irruzione in chiesa e spezza il crocefisso. Inizia a predicare idee dualiste, raccogliendo un grande seguito. Interrogato dal vescovo Gebuino, i suoi argomenti vengono ridicolizzati ed egli si suicida gettandosi in un pozzo. 

1022 
Molti Protocatari sono scoperti e messi al rogo a Tolosa. Ad Orléans vengono scoperti Protocatari infiltrati in una comunità di canonici, messi sul rogo per ordine del Re Roberto II di Francia. 

1026 
Viene scoperta una comunità di Protocatari a Monforte d'Alba, in Piemonte. L'arcivescovo Ariberto d'Intimiano assedia la loro roccaforte e li fa deportare a Milano. 

1028
La maggior parte dei Monfortini deportati a Milano sceglie il rogo piuttosto che abiurare. 

1051 
A Goslar, in Sassonia, sono impiccati dissidenti dualisti, perché l'Imperatore Enrico III intende prevenire la diffusione della "lebbra eretica"

1118 
L'Imperatore di Bisanzio, Alessio Comneno, condanna a morte un gran numero di Bogomili, causando una migrazione dei superstiti nell'Europa Occidentale. 

1142  
Roghi di Bogomili a Colonia. 

1167 
Si tiene in Linguadoca il Concilio Cataro di Saint-Félix de Caraman, presieduto dal Vescovo della Chiesa Catara di Dragovitsa, Niceta (Popeniquinta). Viene stabilita l'organizzazione amministrativa della Linguadoca e l'adesione alla Dottrina Radicale. Niceta impartisce il Consolamentum a sette vescovi e fonda le quattro diocesi di Albi, Agen, Carcassonne e Tolosa. 

1183-1206 
Il vescovo Ugo di Auxerre attacca ripetutamente nel corso degli anni un gran numero di Neomanichei. Alcuni sono spogliati dei loro beni, altri esiliati, altri ancora bruciati sul rogo. 

1198 
Il pontificato di Innocenzo III ha inizio. 

1204 
Si tiene il Concilio Cataro di Mirepoix. Non si conoscono gli atti, ma si pensa che Raymond de Pereille abbia stabilito di ricostruire il Castello di Montségur per garantire una roccaforte al Catarismo. 

1206 
Predicazione di Domenico di Guzmán ai Catari in Linguadoca. A dispetto della sua eloquenza, Domenico non riesce a convincere i Catari a rinunciare alla loro Fede. Riconoscendo il fallimento della Chiesa Romana, Innocenzo III esorta i signori feudali della Francia a partecipare alla Crociata contro la Linguadoca. 

1208 
Viene ucciso il Legato Pontificio Pietro di Castelnau a Saint-Gilles nei pressi del Rodano. L'uccisore è identificato in un ufficiale di Raimondo VI di Tolosa. 

1209 (giu.) 
Inizia la Crociata contro gli Albigesi, predicata in tutta Europa, con un esercito costituito in prevalenza da soldati provenienti dal nord della Francia. L'esercito crociato è radunato sotto il comando del cistercense Arnaud Amoury. Ha inizio una spaventosa guerra di sterminio. 

1209 (22 lug.) 
Massacro di Béziers. L'esercito crociato arriva a Béziers, alla periferia dell'area di diffusione del Catarismo in Linguadoca. 200 Catari vivono in città tra una maggioranza di cattolici. L'esercito crociato devasta la città, mentre i cittadini si ritirano nelle chiese. All'abate Arnaud Amaury viene chiesto come distinguere un cataro da un cattolico, ed egli risponde: "Uccideteli tutti, il Signore riconoscerà i suoi". Migliaia di persone vengono trucidate nella Chiesa di Santa Maria Maddalena, tra cui donne, bambini, religiosi e uomini anziani. La città viene rasa al suolo e Amaury scrive a Innocenzo III vantandosi dell'uccisione di ventimila cittadini. 

1209 (ago.) 
Simon de Montfort, Duca di Leicester, viene nominato generale dell'esercito crociato. 

1210 
Assedio di Bram. Alla caduta della roccaforte, a 100 prigionieri sono cavati occhi, labbra e naso. A uno solo viene lasciato un occhio in modo da poter guidare gli altri verso Cabaret. 

1210 (giu.) 
Caduta di Minerve. 150 Catari sono bruciati vivi. 

1211 
Caduta di Lavaur. 400 Catari sono bruciati vivi. 

1213 
Battaglia di Muret. Simon de Montfort è assediato nel castello di Muret da Raimondo VI di Tolosa e da Pietro II di Aragona. Il Re di Aragona rimane ucciso in battaglia, mentre Raimondo VI è costretto all'esilio. 

1218 
Durante l'assedio di Tolosa una pietra lanciata da una macchina da guerra colpisce Simon de Montfort alla testa, uccidendolo sul colpo. Il comando della crociata è preso dal figlio Amaury. 

1226 
Il Concilio Cataro di Pieusse crea il nuovo Vescovato di Razés. Morte di Innocenzo III. 

1232 
Guilhabert de Castres, il principale Vescovo Cataro di Linguadoca amministra il Consolamentum in numerose città. Si stabilisce quindi nella roccaforte di Montségur, dove presiede un Concilio. 

1233 
Gregorio IX stabilisce formalmente l'Inquisizione, dando ai Domenicani l'incarico di gestirla. 

1234 
210 persone sono condannate al rogo dagli Inquisitori a Moissac. 

1239 
183 Catari sono bruciati a Montaimé (Châlons-sur-Marne) alla presenza del Conte di Champagne. 

1241 
Primo assedio di Montségur. Per compiacere Luigi IX, Raimondo VII di Tolosa assedia Montségur, ma senza successo. 

1242 
Massacro degli inquisitori ad Avignonet, uccisi a colpi d'ascia con la loro scorta da soldati provenienti da Montségur. 

1243 
Assedio del castello di Montségur. Nella roccaforte è stanziata una guarnigione di circa 200 cavalieri a proteggere 200 Buoni Uomini con le loro famiglie. 

1244 
Caduta di Montségur dopo un assedio durato 10 mesi. Prima della resa finale 25 Credenti scelgono di ricevere il Consolamentum, conoscendone le conseguenze. 

1244 (16 mar.) 
Circa 225 Buoni Uomini sono bruciati su un enorme rogo ai piedi del pog di Montségur, in un campo conosciuto come Prat dels Cremats. 

1255 
Caduta del castello di Quéribus. Dopo la caduta di Montségur la Resistenza Catara prosegue in un altro remoto avamposto montano, situato nel territorio del Re di Aragona, fuori dalla giurisdizione del Re di Francia. I Catari lasciano la fortezza prima dell'arrivo delle truppe francesi, cercando scampo altrove, con ogni probabilità in Catalogna, Aragona o Piemonte. 

1268 
Molti Catari (si parla di 28 carri carichi) vengono bruciati a Piacenza. 

1278 
Circa 200 Catari, catturati a Sirmione dagli Scaligeri, vengono bruciati nell'Arena di Verona. I condannati al rogo sono Buoni Uomini delle Chiese di Concorezzo, Bagnolo San Vito e Desenzano, oltre a esuli dalla Linguadoca e a Francigeni. Con questa esecuzione, è dato un colpo mortale ai vertici del Catarismo in Italia.   

1295 
Peire Autier, che esercitava la professione di notaio nel Sabarthès, si converte e parte per il Piemonte per ricevere il Consolamentum. Riceve la formazione spirituale ed è consolato a Roccavione, presso Cuneo. 

1299 
Peire Autier rientra nel Sabarthès. Assieme al fratello Guilhem, al figlio Jaime e ad altri Buoni Uomini inizia la sua missione, convertendo al Catarismo un gran numero di persone, soprattutto pastori, contadini e artigiani, raggiungendo anche zone in cui non si erano mai visti Credenti. Questo movimento è noto come Rinascimento Cataro

1309 
Peire Autier, assieme a suo fratello Guilhem e a suo figlio Jacme, viene catturato da Geoffroy d'Ablis, inquisitore di Carcassonne. Viene condannato al rogo dallo stesso Geoffroy d'Ablis e da Bernardo Gui, inquisitore di Tolosa.

1310 (9 apr.) 
Peire Autier è bruciato sul rogo a Tolosa. 

1321 
Guilhem Belibasta, l'ultimo Buon Uomo noto di Linguadoca, viene condannato da Jacques Fournier, Vescovo di Pamiers (poi Papa Benedetto XII), e bruciato sul rogo a Villerouge-Termenès. 
Nello stesso anno, l'ultimo Vescovo della Chiesa Catara di Firenze viene arrestato a Figline. 

1342 
Viene scoperto a Firenze un credente, verosimilmente l'ultimo della città.

1388 
Vengono scoperti dagli Inquisitori gruppi di Catari a Chieri e ad Andezeno, vicino a Torino. La Linea Apostolica dei Chieresi proviene dai Bogomili di Bosnia.  

1395 
Viene bruciato a Chieri il credente Giacomo Ristolassio di Carmagnola. 

1412 
Gli inquisitori ritornano nel Chierese, ma non riescono a trovare Catari ancora in vita. Fanno così esumare numerosi cadaveri e li danno alle fiamme. Tra i corpi bruciati vi sono anche quelli di alcuni antenati di Camillo Benso di Cavour. 

1414 
Viene bruciato a Chieri un valligiano di Lanzo, Bartolomeo Bergi di Pesinetto, verosimilmente l’ultimo credente di cui si abbia notizia nella zona. 

venerdì 3 novembre 2023


IL VIAGGIO DI PETRACCIO
E LA DISGREGAZIONE 
DELLA CHIESA DI LOMBARDIA

Con il viaggio di Niceta di Dragovitsa tutto sembrava avviarsi alla pacifica affermazione del Catarismo Radicale dovunque, in Linguadoca come in Italia. Ma non passò molto tempo senza che i demoni ci mettessero lo zampino. Verso il 1180 un certo Petraccio (in latino Petracius, dal greco Petrakios), delegato dell'Ordo Bulgariae, fece la sua comparsa in Lombardia per recare una notizia ferale. Le fonti discordano molto sui dettagli. Esistono due versioni tra loro incompatibili, ma eguale è la carica devastante dei contenuti. 

La prima versione afferma che Petraccio giunse a Concorezzo quando il Vescovo Marco di Lombardia era già morto, riferendo al suo successore Giovanni Giudeo che il Consolamentum di Niceta non era valido, perché lo aveva ricevuto dal suo predecessore Simone di Dragovitsa. Orbene, questo Simone era stato sorpreso in stato di corruzione carnale insieme a una fornicatrice, ed era anche stato riconosciuto colpevole di altre gravi mancanze - con ogni probabilità alimentari. Si riferisce così che il panico divampò tra i Catari, e in molti si convinsero che Marco di Lombardia non avesse fatto una Buona Fine.
La seconda versione afferma invece che Petraccio giunse in Italia quando Marco di Lombardia era ancora in vita e gli riferì che Niceta di Dragovitsa non aveva fatto una Buona Fine perché era stato trovato colpevole di fornicazione con una femmina. Il Vescovo Marco avrebbe allora rifiutato l'Ordo Drugunthiae conferitogli da Niceta, in quanto il suo peccato carnale lo aveva reso vano. Si dice che fu fatta una colletta tra i Credenti per finanziare un viaggio di Marco nella regione dei Balcani per riottenere l'Ordo Bulgariae. Tuttavia Marco non riuscì a portare a termine il suo compito, e a sua volta fu accusato aver peccato con una femmina durante il tragitto. Fu imprigionato e con grande difficoltà poté far ritorno in Lombardia, malato e senza la possibilità di ottenere il Battesimo di Spirito.

Quello che è certo e su cui tutte le fonti concordano è che avvenne uno scisma: non tutti i Catari prestarono fede alle dichiarazioni di Petraccio. Nacque così la Chiesa di Desenzano sul Lago di Garda, che mantenne l'Ordo Drugunthiae. Questa Chiesa, detta anche Chiesa Albanista, sviluppò una grande inimicizia con la Chiesa di Concorezzo, che ripristinò invece il Dualismo Mitigato. Le altre Chiese che nacquero si mantennero neutrali. I Catari di Bagnolo San Vito sono classificati in genere come Moderati, ma per certe posizioni convergevano con gli Albanisti. Le Chiese di Firenze e di Spoleto dovevano annoverare sia Radicali che Moderati. Su queste due Chiese dell'Italia Centrale persistono molte incertezze: mentre sappiamo che Farinata degli Uberti aderiva al Dualismo Mitigato, altre testimonianze ci indicano invece la Chiesa di Firenze come Radicale. Radicale era infatti il suo fondatore Pietro di Lombardia.

Il contrasto teologico tra Concorezzo e Desenzano doveva in qualche modo essere ricomposto, ma nonostante siano stati organizzati allo scopo diversi concili, tutti diedero esito fallimentare. Nessuna ricomposizione delle dottrine fu ritenuta soddisfacente da tutti, e ogni parte voleva prevalere sull'altra. I Credenti vivevano la situazione come un gravissimo scandalo. Finché i Buoni Uomini poterono, tennero nascosto lo scisma ai Credenti, ma poi un rinnegato rivelò tutto ai Domenicani e la cosa divenne di pubblico dominio.

La causa di questo disastro è insita nella natura del Consolamentum, che è un Sacramento del tutto diverso da quelli delle religioni cristiane a cui il pubblico attuale è abituato. Se un cattolico viene battezzato, non perde il battesimo se commette un peccato per quanto grave. Invece quando a un credente cataro viene amministrato il Consolamentum, questi non può più peccare o il suo Sacramento decade all'istante. Le conseguenze di ciò sono innumerevoli ed importanti. Se un cattolico riceve il battesimo da un prete che risulta poi frequentare fellatrici e spargere il seme nelle loro bocche, il battesimo resta in ogni caso valido. Per un credente cataro, la cattiva condotta del ministro che lo ha consolato comporta la nullità del Sacramento. Anche se il credente non sa nulla dei peccati del suo consolatore. Anche se il consolatore ha commesso il peccato dopo aver consolato una persona, la nullità è retroattiva. Chi cade è perché non è mai stato degno del Consolamentum.

Date queste premesse, poco importava che il peccato fosse stato di Niceta o di Simone: se un peccato esisteva davvero, tutti coloro che avevano accettato la successione apostolica di Niceta avrebbero dovuto essere riconsolati. È significativo a questo punto notare come Petraccio appartenesse a una Chiesa che nutriva animosità nei confronti di quella di Niceta. Piuttosto che credere a un peccato carnale di un ministro di Dragovitsa, sarebbe meglio credere a un peccato di invidia da parte di Petraccio. Non è escluso addirittura che Petraccio fosse una spia della maligna Chiesa Bizantina e che agisse con malizia al solo scopo di distruggere le Chiese Catare Occidentali. Molti interrogativi restano. Per fortuna l'apportatore di discordia non continuò il suo viaggio fino in Linguadoca per seminare confusione anche là. 

mercoledì 1 novembre 2023


NICETA DI DRAGOVITSA 
E IL CONCILIO CATARO 
DI
 ST. FÉLIX DE CARAMAN 

Anche se la cosa può stupire la maggior parte dei lettori, il Catarismo di Linguadoca è di provenienza settentrionale: le Chiese di Tolosa, Albi, Carcassonne e Agen si sono tutte originate a partire dalla predicazione dei Francigeni. Questo va rimarcato di continuo, perché persistono molti errori e fraintendimenti: il nazionalismo occitano ha la tendenza a ritenere il Catarismo una religione autoctona germogliata nei Pirenei senza influssi esterni e ad identificarlo in modo biunivoco con l'identità dell'Occitania. 

I Francigeni seguivano il Dualismo Moderato, come ci dimostra tra l'altro Radulfo di Coggeshall, che riporta in modo sintetico il mito cosmogonico dei Catari di Reims parlando di Luzabel (Lucibello) come di un angelo caduto dal Cielo. Dovevano esistere nella Champagne e in Renania anche Catari Radicali, come prova la denominazione Pubblicani o Popelicans, che viene direttamente da Pauliciani secondo la pronuncia bulgara - e i Pauliciani erano per l'appunto seguaci del Dualismo Assoluto. Essi dovevano tuttavia essere minoritari, perché a parte il nome non sono riuscito a trovare tracce concrete della loro presenza. In altre parole i Francigeni avevano l'Ordine di Bulgaria, che proveniva da Bogomili la cui cosmogonia considerava Satana creatore del mondo materiale ma al contempo creatura decaduta di Dio. 
Così la Chiesa di Linguadoca, che iniziò ad esistere verso il 1130, doveva avere anch'esse l'Ordo Bulgariae

In tale epoca il Catarismo Mitigato era maggioritario sia in Linguadoca che il Lombardia (ossia in Italia Settentrionale). A un certo punto però qualcosa accadde e mutò in modo profondo, durevole le cose. Intorno al 1167 dalla regione di Dragovitsa giunse in Occidente quello che potrebbe essere considerato la massima autorità religiosa per tutti i Catari, potremmo dire il "Papa" Cataro. All'epoca ad occupare questa carica era Niceta di Dragovitsa, detto anche Niceta di Costantinopoli. Il suo nome originale doveva suonare Nikita, come ci testimonia anche la forma occitana Popeniquinta (direttamente dal bulgaro Pop Nikita;
pop indica il sacerdote). Il suo viaggio pastorale era probabilmente motivato dalle notizie che erano giunte in Oriente sulla grande diffusione della Conoscenza del Bene in Lombardia e in Linguadoca. 

Diciamo innanzitutto che la locazione esatta di Dragovitsa è incerta. Il nome, scritto all'epoca Dragovitia, mostra un gran numero di varianti nei vari documenti che ci sono pervenuti: Drogometia, Drogunthia, Drugunthia, Drugonthia, Dragonthia. La maggior parte degli studiosi pensa che si tratti della città di Plovdiv, in Bulgaria, e della regione circostante, dove esiste tuttora un fiume chiamato Dragowitsa (sulle carte non l'ho trovato, ma è con ogni probabilità un affluente del fiume Maritsa). Plovdiv è quella che un tempo era nota come Filippopoli. Il suo nome attuale continua il trace Pulpudeva, ben attestato in fonti di epoca imperiale;
-deva nella lingua preromana della Tracia significava 'città'. 

Non mancano però le controversie. Alcuni autori collocano invece Drogometia nei pressi di Salonicco, in Grecia - cosa che a me appare poco probabile per questioni linguistiche. Qualcuno pensa anche a una collocazione in Bosnia, ma non si trovano dati convincenti che possano suffragare queste ipotesi alternative. Inoltre a favore dell'identificazione con Plovdiv sta il fatto che in quella regione, roccaforte dei Pauliciani, esistevano Catari Radicali ancora nel XVIII secolo. Una nobildonna inglese, Lady Wortley Montagu, incontrò alcuni Buoni Uomini in occasione di un suo viaggio nel 1717, e sono segnalati Credenti nel 1730, chiamati Paulini. 

Detto questo, Niceta visitò le comunità dualiste del suo tempo, consapevole della necessità di un'unità e di una coerenza da contrapporre allo strapotere della Chiesa di Bisanzio ad Oriente e della Chiesa di Roma ad Occidente. 

Una cosa va innanzitutto precisata. Tutti i Catari dell'epoca, anche quelli che seguivano il Dualismo Moderato, erano consapevoli che la vera Dottrina era quella Pauliciana, e che alla Chiesa di Dragovitsa bisognasse fare in ogni caso riferimento. In altre parole, c'era l'idea che qualcosa di importante si fosse perso, ossia l'autenticità della Dottrina, a causa del trascorrere del tempo e della natura erratica della diffusione del Catarismo. Quest'autenticità doveva essere ripristinata perché si potesse essere certi dell'efficacia del Consolamentum.

Accadde così che il Vescovo della Chiesa di Albi e i delegati di Tolosa, Albi, Carcassonne e Agen, si riunirono nel Concilio di St. Félix de Caraman nel 1167 e ascoltando la Dottrina esposta da Niceta riconobbero l'inadeguatezza e la non autenticità del proprio Sacramento. Si fecero così riconsolare assieme a tutti i membri delle loro gerarchie ecclesiastiche. Da quel momento, il Catarismo Radicale dell'Ordo Drugunthiae fu maggioritario in Linguadoca, con buona pace di quegli autori (putacaso tutti occitani) che sostengono l'irrilevanza di tale Ordine assimilando erroneamente la situazione della Linguadoca a quella della Lombardia. Al Concilio parteciparono anche il Vescovo dei Francigeni, Roberto di Espernon, e Marco di Lombardia, che era stato nominato Vescovo di tutti i Catari d'Italia.

L'opera di Niceta non si limitò però all'aspetto dottrinale, in quanto in occasione del Concilio furono istituiti i Vescovati di Tolosa, Carcassonne e Agen, e furono tracciati con precisione i confini delle rispettive diocesi. Il principio del Vescovo di Dragovitsa era quello della non interferenza. Egli fece grande impressione menzionando le Chiese di Oriente e affermando che esse agiscono in armonia e indipendenza, raccomandando ai Catari di Linguadoca di adottare lo stesso principio. Il suo discorso fu trascritto in un documento detto Carta di Niceta, di cui ci sono sopravvissute copie del XVII secolo.

Nelle regioni transalpine le dispute teologiche non ebbero alcuna rilevanza, e si ebbe quasi sempre unità di intenti tra i Catari di dottrina assoluta, maggioritari, e quelli di dottrina moderata, minoritari. Come vedremo, in Italia le cose andarono in modo molto diverso. 

Per maggiori dettagli sulla diffusione del Catarismo, rimando a due post: 

Dall'Oriente alla Francia 
Dalla Francia alla Linguadoca. 

sabato 28 ottobre 2023


LA CHIESA DI LOMBARDIA
  

Sarebbe un errore credere che il Catarismo fosse una realtà monolitica come la Chiesa di Roma. Ogni comunità era autocefala: in Italia (all'epoca chiamata Lombardia) nel XIII secolo si erano aggregate 6 Chiese principali, dottrinalmente e gerarchicamente indipendenti, rette ciascuna da un proprio Vescovo:

1) Chiesa di Concorezzo, (Ordo Bulgariae, dualismo mitigato),

2) Chiesa di Desenzano, (Ordo Drugunthiae, dualismo assoluto),

3) Chiesa di Bagnolo San Vito, (Ordo Sclaveniae, dualismo mitigato),

4) Chiesa della Marca Trevisana, (Ordo Sclaveniae, dualismo mitigato),

5) Chiesa di Firenze, (Ordo Drugunthiae, dualismo assoluto),

6) Chiesa della Valle Spoletana (Ordo Drugunthiae, dualismo assoluto).

Le comunità piemontesi, insofferenti delle gerarchie, erano frazionate in una miriade di gruppuscoli, e forse per questo, il Piemonte è in Occidente il luogo in cui il Catarismo durò più a lungo. Credenti esistevano ancora nel XV secolo. Queste sono alcune attestazioni: 

- Acqui e Visone (fine XIII secolo)

- Roccavione (fine XIII secolo) 

- Andezeno (fine XIV secolo)

- Chieri (fine XIV secolo) 

- Valli di Lanzo (fine XIV - inizi XV secolo) 

Questi sono i fondamenti della dottrina della Chiesa di Bagnolo San Vito: 

1 - Due sono i princìpi elementari: uno il Bene, l'altro il Male. 

2 - Il Dio Buono non creò questi corpi visibili. 

3 - Tutte le cose non sono subordinate soltanto ad un unico Dio. 

4 - Il Dio Buono non è creatore di tutte le cose. 

5 - Il Dio Buono non si adira né si cruccia. 

6 - Cristo non è maggiore di tutte le cose. 

7 - Dio non condannerà in eterno. 

8 - Gli uomini non vanno soltanto in pace o all'Inferno. 

9 - Cristo non ebbe le nostre pene. 

10 - Dio non fa né fece qualcosa di perituro. 

11 - Cristo non si portò dietro la carne dal cielo. 

12 - Cristo non è Dio. 

13 - Cristo non è figlio della beata Maria. 

14 - La beata Maria non fu moglie. 

15 - Cristo non fu vero uomo. 

16 - Cristo non mangia col corpo. 

17 - Cristo non soffrì sulla croce o nella carne. 

18 - Cristo non morì veramente. 

19 - Cristo non risorse, poiché è vero che non morì. 

20 - Cristo non discese agli Inferi. 

21 - Lo Spirito Santo non viene dato nel battesimo con le mani o con l'acqua. 

22 - Giovanni Battista fu malvagio. 

23 - Cristo non fu uomo di carne. 

24 - La resurrezione non è propria dei corpi. 

25 - I bambini non possono essere salvati. 

26 - La legge di Mosè è malvagia e pure i Profeti. 

27 - Gli antichi padri del Vecchio Testamento non si sono salvati. 

29 - Mosè fu malvagio. 

30 - La salvezza non ci fu né c'è, in nessun modo, attraverso la legge di Mosè. 

31 - Il Dio Buono non condusse fuori dall'Egitto il popolo di Israele. 

32 - Dio, Padre Buono, non è nominato dagli antichi padri. 

33 - Il Dio Buono non diede la circoncisione. 

34 - Adamo non fu da Dio. 

35 - Non ci fu niente di buono prima dell'avvento di Cristo. 

36 - Tutte le cose visibili non sono da Dio. 

37 - Secondo il Vecchio Testamento il nemico non è da amare. 

38 - Gli angeli che uccisero sono agnelli di cui nel Vangelo. 

39 - Il battesimo con l'acqua è nullo e di nessuna efficacia. 

40 - Non si dà lo Spirito Santo senza l'imposizione delle mani. 

41 - La cattiva vita del prelato nuoce al credente e al sacro. 

42 - I sacerdoti non devono governare il popolo. 

43 - È chiaro che nella Chiesa di Dio non ci devono essere sacerdoti e diaconi malvagi. 

44 - La Chiesa non deve possedere niente se non in comune. 

45 - Nessun uomo malvagio può essere vescovo. 

46 - La Chiesa immersa nel mondo non è pura né qui si deve pregare. 

47 - La Chiesa non deve perseguitare gli uomini cattivi. 

48 - La Chiesa non può scomunicare. 

49 - Nella Chiesa non ci devono essere i suddiaconi né gli accoliti. 

50 - La Chiesa non può fare Costituzioni. 

51 - Non devono avvenire le sepolture dei morti. 

52 - È insignificante l’unzione con l'olio santo. 

53 - È insignificante il sacramento dell'altare. 

54 - Le elemosine non devono essere date se non ai buoni. 

55 - Non si deve pregare né cantare all'infuori della preghiera domenicale. 

56 - Il peccato non è dal libero arbitrio. 

57 - Il peccato originale non esiste. 

58 - L'uomo non può pentirsi dopo il peccato. 

59 - Il peccato non può essere fatto se non quello fatto in cielo. 

60 - È altra cosa l'opera del Diavolo dal peccato. 

61 - Non c'è il fuoco del Purgatorio. 

62 - Non c'è l'Inferno. 

63 - Il Dio Buono vivifica e non uccide. 

64 - Il Dio Cattivo vivifica e uccide i corpi. 

65 - Il Dio che dà la grazia non si vendica dei buoni né dei cattivi. 

66 - Quel Dio che si vendica non dà la grazia. 

67 - Il castigo della punizione non è dal Dio Buono. 

68 - Il mondo sempre fu e sempre sarà. 

69 - Con la sola fede l'uomo non potrà essere sempre salvato. 

70 - L'uomo non può essere salvato con il padre e con la madre. 

71 - Non ci si deve confessare. 

72 - Il giudizio è stato fatto. 

73 - Il matrimonio è male. 

74 - Tutti non possono essere salvati. 

75 - È peccato mangiare carne. 

76 - Nessuno è da evitare. 

77 - L'usura non è proibita. 

78 - L'uomo non deve restituire. 

79 - Il giuramento non deve essere fatto. 

80 - Non è lecito ad alcuno di uccidere. 

81 - La vendetta non deve essere fatta. 

82 - L’uomo non è da affidare alla giustizia perché può essere convertito. 

83 - Il Diavolo è potente sulle creature. 

84 - In patria il premio è uguale per tutti. 

85 - L'uomo può dare lo Spirito Santo. 

86 - Lo Spirito Santo e lo spirito Paraclito non sono uguali. 

87 - L'anima non è dentro l'uomo. 

88 - Non si deve radere il capo. 

(Vittorio Sabbadini, Gli eretici sul lago. Storia dei catari bagnolesi, 2005) 

martedì 24 ottobre 2023


L'ESPANSIONE DEL CATARISMO
IN LINGUADOCA 

Percorsi dualisti dalla Francia alla Linguadoca 

I libri che hanno maggior successo sono quelli che presentano la realtà in chiave romanzata
, deformandola in modo tale da fornire spiegazioni semplici, comprensibili da tutti anche senza una preparazione specifica. 

Questo può ben spiegare come mai così pochi sanno che il Catarismo è partito dalla Francia settentrionale e dalla Renania per espandersi nelle regioni meridionali in cui ebbe una straordinaria fioritura. Perseguitati ferocemente e con maggior efficacia, i Buoni Uomini del settentrione ci hanno lasciato scarsissime tracce sulla vita delle loro comunità. La loro storia è oscura, anche se a tratti illuminata da poche testimonianze eccezionali. 

Ora passiamo ad analizzare la propagazione del movimento in Linguadoca, cercando di comprendere in dettaglio le cause della sua immensa fortuna nella seconda metà del XII secolo
. Per fare questo, occorre innanzitutto considerare la situazione culturale, sociale, politica e religiosa vigente nelle regioni occitaniche in quell'epoca. 

Andiamo indietro nel tempo. Le modalità della conquista della
Gallia Narbonese furono diverse da quelle della Celtica e della Belgica. La Provincia e la Narbonensis Prima sono state romanizzate prima delle regioni sottomesse da Cesare, ed hanno mantenuto a lungo una cultura edonistica e una tradizione di tolleranza. Mentre a meridione le genti si radevano, vestivano con la toga ed andavano a teatro, in quella che sarebbe poi stata chiamata Normandia il costume dell'antropofagia non era ancora spento in epoca imperiale. Ovviamente le cose non sono così semplici, e sbaglia chi crede a un Nord evolutosi come entità celto-germanica e barbarica schierata in modo compatto contro un Sud civilizzato e romano. Anche nella Narbonese ci furono tarde sopravvivenze di idiomi preromani e di paganesimo autoctono: al di fuori delle città costiere vivevano popolazioni montanare molto legate alle tradizioni avite. Col passare dei secoli, il latino volgare si è sviluppato in modo molto diverso nelle due aree. Mentre a nord il sostrato era gallico e il superstrato franco, a sud il sostrato era celto-ligure con influssi iberici, e il superstrato gotico. Diverse circostanze storiche avevano portato le due terre a divergere in modo significativo. 

Solo per fare alcuni esempi, la parola per indicare il cane era CHIENS in oïl antico, e i suoi corrispondenti occitani erano CANS e GOS. CANS è dal latino CANIS, come l'oïl CHIENS, ma GOS è un termine di origine iberica e senza alcuna etimologia indoeuropea. 

Durante i secoli della decadenza dell'Impero Romano, si diffuse dai Pirenei fino alle Alpi il Manicheismo.
Ilario di Poitiers ci attesta questo, e fa riflettere anche il caso di Agostino, che prima della conversione all'ortodossia fu raccomandato al pagano Simmaco da influenti amici manichei. Sotto il dominio dei Goti il Manicheismo decadde come religione organizzata. Le sue ultime tracce documentabili sono del VI secolo, anche se sono molto probabili sopravvivenze più tarde. In ogni caso il lievito del dualismo non morì mai, e predispose le genti alle idee dei Fundaiti, e infine alle predicazioni dei missionari catari che giunsero tra loro nel XII secolo. 

Non si conoscono i precisi percorsi tramite i quali questi Apostoli della Linguadoca giunsero direttamente dalla Champagne o piuttosto da qualche regione più vicina al territorio occitano. Non si sa se furono pochi esuli arrivati dopo lunghi viaggi, oppure se in molti si spostarono su distanze più modeste passandosi il testimone da un centro abitato all'altro. Una cosa non esclude necessariamente l'altra. Fatto sta che quando
Bernardo di Chiaravalle intraprese un viaggio a Tolosa e ad Albi nel 1145, vi trovò l'ortodossia della Chiesa di Roma in un profondo stato di decadenza. L'anno precedente alcune lettere scritte da Evervino di Steinfeld lo avevano allarmato, descrivendogli il diffondersi di una strana eresia egualitaria e pauperista. Erano proprio i dissidenti religiosi che andavano scoprendosi dovunque, ai quali il teologo Ecberto di Schönau
aveva usato per primo il nome Catari. Il clamoroso insuccesso incontrato da Bernardo di Chiaravalle lo sconvolse, perché mai si sarebbe aspettato una simile situazione: si arrivò al punto che numerosi cavalieri fecero cozzare le spade contro gli scudi per impedire al suono delle sue parole di essere udito. 

L'inquisitore Anselmo di Alessandria ancora una volta ci viene in aiuto con il suo Tractatus de Hereticis.
A proposito dell'Occitania, egli scrive questo: 

"Item Provinciales, qui sunt confines de Francia, audientes predicationem eorum et seductis ab illis de Francia, tantum multiplicati sunt qui fecerunt iiij episcopos, scilicet episcopum de Carcasona, et albigensem, et tholosanensem et angenensium." 

Ovvero: 

"Così i Provenzali, che confinano con la Francia, avendo ascoltato la loro predicazione e sedotti da quelli della Francia, si moltiplicarono a tal punto che crearono 4 vescovi, ovvero il vescovo di Carcassona, di Albi, di Tolosa e di Agen." 

Per Provinciales qui si intendono le genti che abitavano tra il Rodano e i Pirenei, estendendo la definizione che propriamente parlando sarebbe da attribuirsi soltanto alla parte orientale dell'Occitania, quella tra le Alpi e il Rodano. 

A favorire un simile radicamento della religione dei Buoni Uomini contribuì innanzitutto la mancanza di un'autorità religiosa centrale in Linguadoca:
il clero locale era labilmente legato a Roma ed era molto debole, sia sul piano etico che su quello politico. I pochi grandi feudatari erano i Conti di Tolosa, i Conti di Foix e i Visconti Trencavel, alle cui dipendenze si trovava una miriade di vassalli e di valvassori. Questa situazione confusa era un'eredità del marasma che aveva disgregato l'Impero Carolingio per dare vita a una serie di comunità autonome, alcune delle quali erano poco più che monasteri autogestiti. Nel XII secolo, l'assenza di un sistema feudale sviluppato aveva favorito il proliferare di una piccola nobiltà rurale che concupiva le rendite ecclesiastiche. Questo aveva portato a un'ostilità endemica, a un attrito tra nobili e chierici. 

La gestione delle proprietà feudali non era efficiente
, e la giustizia amministrata da incompetenti siniscalchi si serviva di mercenari, i famigerati ribaldi. che spesso erano un mezzo peggiore dei mali che erano incaricati di combattere. Tali sgherri compivano mille abusi ai danni della collettività ed esercitavano un latrocinio legalizzato. 

È quindi comprensibile come il Catarismo si venne a trovare in un ambiente incredibilmente favorevole
Non aveva grandi esigenze materiali, in netto contrasto con la Chiesa di Roma. Non aveva bisogno di idoli, della lavorazione dei metalli preziosi, delle sfarzose vesti di porpora. Non aveva bisogno di marmi con cui erigere templi. Poteva giovarsi del clima di generale tolleranza della popolazione e dell'anticlericalismo dei nobili. Anche l'agnosticismo edonista che si andava sviluppando nelle corti aiutava non poco i missionari a diffondere il Verbo. 

Il Perfetto Cataro, a differenza del prete cattolico, non condannava le persone per il loro modo di vivere. L'unico obbligo per il credente era di ricevere il Consolamentum in punto di morte. Così era possibile per un libertino essere cataro. Anzi, i rapporti con molte donne e non fini alla procreazione erano ritenuti migliori del matrimonio, che comporta la santificazione del meretricio. La soppressione della sessualità non veniva imposta a chi non era stato consolato, né si accettava che una persona fosse costretta a una simile vita senza desiderarlo o fin da giovane. I vincoli familiari erano comunque molto forti nella tradizione occitana, e favorivano il mutuo sostegno: si può citare persino il caso di un vescovo cattolico che aveva un fratello che era un Perfetto. 

Il Papato sentiva la continua necessità di intromettersi perché non aveva su tali regioni lo stesso potere indiscusso che aveva altrove. Constatava il lassismo degli ecclesiastici e l'incapacità dei poteri feudali. Il contrasto tra la Linguadoca e la Champagne è stridente, come si può vedere analizzando il caso della
comunità di Reims, dove la collaborazione tra potere ecclesiastico era totale. Nelle diocesi settentrionali i rapporti tra potere temporale e potere ecclesiastico erano di simbiosi: addirittura la nobiltà era così risoluta nel combattere l'eresia che spesso scavalcava i vescovi e applicava di sua iniziativa misure draconiane. Nel Mezzogiorno tutto ciò era inconcepibile, e un effetto diretto della mancanza di interesse verso la repressione dell'eresia fu la totale libertà di movimento dei Catari, che ebbero il tempo e la possibilità di organizzarsi in una Chiesa molto forte. 

La superiorità morale dei Buoni Uomini rispetto agli ecclesiastici permise loro di ottenere grandi risultati nell'umanizzare le genti con cui venivano in contatto, e di questo abbiamo una testimonianza. In un sermone dall'arcivescovo di Pisa Federico Visconti, tenuto per commemorare l'opera di
Domenico di Guzmán, si trovano inaspettate e preziose informazioni sull'argomento che stiamo trattando. Il porporato attinse infatti a una fonte di immenso valore, che altrimenti sarebbe andata perduta. Vi si dice che le regioni montane dell'Occitania erano infestate da felloni, ossia da banditi che mettevano a ferro e a fuoco le ricche cittadine costiere. Controllavano le valli e imponevano pesanti tributi ai mercanti di passaggio, che a causa loro disertavano la regione impedendo lo stabilirsi di proficui traffici. Da ciò possiamo trarre conclusioni interessanti. 

Non era infrequente che i mercanti fossero presi in ostaggio e sottoposti a terribili abusi, anche sessuali. Secondo un'ipotesi, il termine fellone (in occitano FEL, plurale FELON, FELO) sarebbe infatti una traduzione del latino
irrumator. I costumi di queste genti erano sfrenati come la loro aggressività: rapivano le donne che suscitavano i loro istinti e questo generava una spirale senza fine di vendette e di uccisioni. Dai dati in nostro possesso, si può immaginare che questo fosse il desolante scenario agli inizi del XII secolo, prima dell'apparire dei missionari Catari. I Buoni Uomini destarono l'ammirazione dei felloni, per il semplice fatto che non possedevano nulla. La loro santità fu rispettata al punto che divennero presto oggetto di venerazione. Nel giro di pochi anni, e persino l'arcivescovo pisano lascia trasparire la sua ammirazione, riuscirono a convertire intere vallate facendovi cessare le razzie. I mercanti poterono riprendere in loro viaggi e le loro attività senza eccessivi rischi, così i commerci tornarono a fiorire portando un grande flusso di ricchezza in tutta la Linguadoca. Possiamo credere che il Papato bramasse questa abbondanza, anche se le ragioni che lo indussero ad organizzare una tremenda guerra genocida furono dettate dai più viscerali tra i sentimenti: ODIO E TERRORE. 

domenica 22 ottobre 2023


L'ARATURA DEL CAMPO E LA SEMINA:
UN'ANALISI DELLA DIFFUSIONE DEL
CATARISMO IN OCCIDENTE

Percorsi dualisti dall'Oriente alla Francia

Le dinamiche che hanno portato il Catarismo ad emergere come struttura organizzata nel corso del XII secolo sono molto complesse e ancora oggi non del tutto chiarite nei dettagli. Nonostante le incertezze e le lacune di molte fonti, si possono fare con sicurezza alcune importanti considerazioni. 

La tradizione storiografica dell'Inquisizione è di qualche aiuto. Il frate domenicano Anselmo di Alessandria, vissuto nel XIII secolo, ci tramanda una narrazione che non può essere trascurata. Con tutta probabilità si tratta di un resoconto ricavato dalle confessioni di prigionieri che pagarono il coraggio della loro coerenza con la vita. 

Tutte le comunità di Catari davano un'estrema importanza alla loro storia, e la trasmettevano come potevano, di generazione in generazione. Nella maggior parte dei casi non ci è arrivato nulla, e conosciamo male non poche comunità. 

Così narra l'inquisitore Anselmo nel suo Tractatus de Hereticis

"Alcuni greci di Costantinopoli si recarono come mercanti in Bulgaria, che dista tre giorni di viaggio; e al ritorno in patria, cresciuti in numero, insediarono un vescovo chiamato Vescovo dei Greci. Poi i Franchi andarono a Costantinopoli per conquistarla, e scoprirono questa setta; cresciuti in numero insediarono un vescovo, chiamato Vescovo dei Latini. In seguito alcuni mercanti della Slavonia andarono a Costantinopoli. Al ritorno in patria predicarono e insediarono un vescovo chiamato vescovo della Slavonia o di Bosnia. Più tardi i Franchi che erano andati a Costantinopoli tornarono in patria e predicarono, e cresciuti di numero, insediarono un vescovo in Francia". 

Va subito precisato, perché il lettore non si faccia un'idea errata, che con il termine Francia non si indicava all'epoca la Linguadoca, ma unicamente il territorio in cui si parlava la lingua d'Oïl. Così per Chiesa dei Latini fondata dai Franchi, definiti nel testo Francigene, si indicano le comunità dei Catari che vivevano nella Francia settentrionale. Centri importanti furono ad esempio Mont Aimé e La-Charité-sur-Loire. 

Anselmo era privo di prospettiva storica
, cosa purtroppo frequente nei cronisti medievali. Non è quindi facile dare una precisa collocazione temporale a questi eventi. In che epoca si svolsero? Per decenni gli studiosi hanno elucubrato in tutti i modi nel vano tentativo di trovare una connessione immediata tra la comparsa del Catarismo e una crociata. Si sono però resi conto che in nessun caso le date corrispondono a quelle delle testimonianze raccolte in Francia. Tra le proposte di datazione più assurde ce n'è sono stata una basata sulla Quarta Crociata. Ovviamente non è un controsenso anche solo prenderla in considerazione, dal momento che nel 1204 il Catarismo era ben stabilito dovunque. Si è cominciata ad intravedere una soluzione a questo problema soltanto quando si è abbandonato il dogma dell'importanza fondamentale delle Crociate nella formazione del Catarismo. 

In realtà le rotte commerciali sono state di gran lunga
più efficaci per la propagazione delle idee. Chi partecipava a una guerra spinto dallo zelo religioso e immerso in un clima di fanatismo,  difficilmente sarebbe stato predisposto ad accogliere un diverso modo di concepire l'universo e la divinità. Prova ne è il caso di Boemondo di Taranto e dei suoi cavalieri Normanni durante la Prima Crociata, che distrussero una cittadella dei Pauliciani considerandoli nemici al pari dei Musulmani. In tutto il testo di Anselmo di Alessandria non si fa in ogni caso alcuna menzione del fatto che i Franchi convertiti alle dottrine dualiste fossero crociati. 

Nonostante alcune incoerenze circa l'origine più lontana dell'eresia (attribuita direttamente a Mani), la descrizione delle sue dinamiche di diffusione è chiara e concorda con quanto sappiamo integrando i dati a nostra disposizione. Le Chiese Catare sono una diretta filiazione delle Chiese Bogomile e Pauliciane di Bulgaria. Si deve così immaginare una prima corrente che portò i Fundaiti in Occidente nella seconda metà del X secolo, in modo da poter spiegare l'humus fertile da cui nella prima metà del XI secolo nacquero i Protocatari. Questi primi movimenti di origine bogomila diedero frutti notevoli e molteplici: basti pensare al contadino iconoclasta Leotardo, ai
Canonici di Orléans e alla comunità di Monforte d'Alba, che doveva essere già pienamente formata da almeno un ventennio prima della sua scoperta. Il loro manifestarsi in zone così lontane come la Champagne e le Langhe dimostra la correttezza di questa ipotesi. 

Poi vi fu una seconda corrente con caratteristiche organizzative più sviluppate,
dotata di una chiara gerarchia ecclesiastica. È proprio di questa movimento culturale che l'inquisitore Anselmo ci parla. Lo stanziamento dei Bogomili Franchi (Francigene) deve essere collocato intorno agli inizi del XII secolo, così da poter spiegare la successiva comparsa di comunità in Renania e nella Champagne. Non siamo ancora in grado di distinguere a questo punto la componente formata dai Bogomili da quella formata dai Pauliciani, che pure dovettero essere rappresentati, vista la diffusione del nome Publicani che sappiamo essere stato applicato ai Catari di Reims

Fu di certo a Costantinopoli che avvenne la traduzione del rituale dal greco al latino,
 così come l'occidentalizzazione del Bogomilismo. Lì dovettero avere origine anche alcune differenze, diremmo noi di dettaglio: se i Theotokoi dei Bogomili erano astemi, i Perfetti Catari bevevano vino, anche se non nei giorni di digiuno. Se vogliamo fare un paragone che permetta di avere un'idea più immediata del complicato fenomeno, potremmo dire che prima ci fu l'aratura ad opera di vagabondi che dissodarono la terra e approfittando delle circostanze, quindi ci fu l'opera di semina ad opera di comunità già pienamente formate e legate da vincoli di apostolato. 

Il movimento iniziò presto la sua diffusione verso il meridione, come mostra il caso dei 
Catari di Périgueux, una comunità descritta nel 1147 dal monaco Eriberto come insediata di recente. Nello stesso periodo Bernardo di Chiaravalle cercò di ottenere la conversione degli eterodossi nel territorio di Albi, coniando il termine Albigesi. Il motivo della migrazione dalle regioni del nord verso quelle di lingua occitana risiede di certo nella naturale tendenza all'espansione, oltre che alla necessità di sfuggire a feroci persecuzioni. Se in molte regioni i Catari trovarono condizioni poco favorevoli e rimasero sempre poco numerosi, il successo che ebbero in Linguadoca fu immenso. Le cause di questa subitanea affermazioni saranno analizzate approfonditamente in seguito. Senza entrare ora nel dettaglio, va anche notato come la stessa Chiesa di Lombardia fu una diretta filiazione della Chiesa di Francia. 

Detto questo, devono essere smentite nel modo più assoluto tutte le falsità sostenute a proposito di un'origine meridionale del Catarismo. Di certo non nacque a Rennes-le-Château. Anzi, la diocesi del Razès venne istituita soltanto nel 1226, addirittura nel corso della crociata, segno che il centro non era così importante rispetto ad altri: Albi, Tolosa, Agen, Carcassonne. Si smentisce allo stesso modo l'idea dell'origine del Catarismo dal culto di Maria Maddalena e ogni sua connessione con i
Merovingi