lunedì 14 ottobre 2024


SI TROVA NELLE SACRE SCRITTURE
ANCHE UNA ETERNITÀ MALVAGIA

Ora, che esista una eternità, una sempiternità e una antichità anche in altri dèi oltre al Signore vero Dio, possiamo facilmente mostrarlo per mezzo delle Scritture.

Cristo dice nel Vangelo di Matteo: «Allora il re dirà a coloro che saranno alla sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli"» (Mt, 25, 41). E il beato Giuda, fratello di Giacomo: «Quanto agli angeli che non hanno conservato il loro principato, ma hanno abbandonato la loro residenza, li ha imprigionati nelle tenebre con catene eterne per il giudizio del grande giorno» (Gd, 6). E ancora: «Allo stesso modo Sodoma e Gomorra e le città confinanti, che erano dedite similmente alla fornicazione e andavano dietro a un'altra carne, sono divenute un esempio, subendo il castigo del fuoco eterno» (Gd, 7).

Anche il beato Giobbe dice: «Là dove abita l'ombra della morte e non vi è alcun ordine, ma un orrore sempiterno» (Gb, 10, 22). E per bocca di Ezechiele il Signore dice del Monte Seir: «Io ti trascinerò in solitudini sempiterne» (Ez, 35, 9). E ancora: «Ecco, dice il Signore, che io volgendomi verso di te, Monte Seir, stenderò su di te la mia mano e ti renderò desolato e deserto; distruggerò le tue città e tu sarai deserto; e saprai che io sono il Signore, perché sei stato il mio nemico sempiterno e hai rinchiuso i figli di Israele nella mano della spada al tempo della loro afflizione, al tempo della loro estrema iniquità» (Ez, 35, 3-5).

Il Monte Seir è una figura del diavolo, nemico del vero Dio, come ha osservato Cristo nel Vangelo del beato Matteo. Inoltre l'Apostolo dice nella seconda Lettera ai Tessalonicesi: «I quali subiranno anche pene eterne nella rovina» (2 Ts, 1,9). E Cristo dichiara nel Vangelo di Matteo: «Ed essi andranno al supplizio eterno» (Mt, 25, 46). Lo stesso Cristo dice nel Vangelo del beato Marco: «Ma colui che avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno, ma sarà reo di un delitto sempiterno» (Mc, 3, 29).

Parlando dell'eternità del diavolo, dice il profeta Abacuc: «Dio verrà da Mezzogiorno, e il Santo dal Monte Faran; la sua gloria ha coperto i cieli, e della sua lode è piena la terra. Il suo splendore sarà come una luce, dei corni saranno nelle sue mani; là è nascosta la sua forza. Davanti alla sua faccia andrà la morte; il diavolo uscirà davanti ai suoi piedi. Ed egli si è fermato e ha misurato la terra; ha gettato uno sguardo e dissolto le nazioni; le montagne della terra sono state ridotte in polvere, le colline del mondo piegate dai passi della sua eternità» (Ab, 3, 3-6). Della sua antichità sta scritto nell'Apocalisse: «E fu precipitato quel grande drago, il serpente antico chiamato diavolo e Satana» (Ap, 12, 9).

Pertanto, se quando si parla di eternità, sempiternità e antichità bisogna intendere che le essenze delle cose non hanno né inizio né fine - come risulta evidente, per esempio, nel caso del Dio buono -, altrettanto chiaramente si è mostrato in precedenza che il peccato, le pene, le solitudini, l'errore, il fuoco, il supplizio, le catene e il diavolo non hanno né inizio né fine, sia che questi nomi designino il principio supremo del male sia che ne designino gli effetti. Essi testimoniano di una causa unica, eterna o sempiterna o antica, perché se un effetto è eterno o sempiterno, ne consegue necessariamente che lo è anche la sua causa. Esiste infatti senza alcun dubbio un principio malvagio dal quale derivano propriamente e principialmente questa eternità o sempiternità e antichità.

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

Essendo il Male un'essenza increata e primaria, si capisce come una persona malvagia può essere spiegata solo in due modi: o è un essere dotato di anima creata dal Dio Buono, ma brandita dai demoni come una spada, oppure di umano ha soltanto la forma, essendo la sua natura diabolica. Per un cataro, dire che una persona è malvagia ha implicazioni sconosciute ai seguaci della Chiesa di Roma e molto più gravi: significa negarne la natura umana per affermare la sua totale appartenenza alla Cattiva Eternità.

sabato 12 ottobre 2024


VI È UN ALTRO CREATORE O FATTORE
 
Che vi sia un altro Dio e Signore, il quale è creatore e fattore, oltre al Dio fedele cui affidano le loro anime coloro che soffrono nelle buone azioni, è quanto intendo mostrare chiaramente per mezzo delle Scritture. E lo farò basandomi principalmente sulla fede che i nostri avversari ripongono nel Vecchio Testamento. Infatti essi dichiarano apertamente che quel Signore è il creatore e fattore che ha creato e fatto le realtà visibili di questo mondo, ossia il cielo e la terra, il mare, gli uomini e il bestiame, gli uccelli e tutti i rettili, come si legge nel Genesi: «In principio Dio creò il cielo e la terra; e la terra era vuota e disabitata» (Gn, 1, 1-2). E ancora: «E Dio creò i grandi cetacei e ogni essere dotato di vita e di movimento e ogni volatile secondo il suo genere» (Gn, 1, 21). E ancora: «E Dio fece le bestie della terra secondo le loro specie, e gli armenti e tutti i rettili secondo il loro genere» (Gn, 1, 25). E ancora: «E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li fece» (Gn, 1, 27). Anche Cristo dice nel Vangelo del beato Marco: «Ma fin dal principio della creazione, Dio li fece maschio e femmina» (Mc, 10,6).

Infatti bisogna considerare che nessun uomo può mostrare in questo modo, temporalmente e visibilmente, il Dio malvagio (e nemmeno quello buono); ma attraverso gli effetti si conosce la causa. Si deve pertanto sapere che nessuno può dimostrare l'esistenza di un Dio malvagio se non per mezzo delle sue opere malvagie e delle sue parole incostanti. Ma io affermo che il creatore che ha creato e fatto le realtà visibili di questo mondo non è quello vero. Voglio provarlo con le sue opere malvagie e le sue parole incostanti, se è vero che le opere e le parole contenute nel Vecchio Testamento sono state fatte o dette temporalmente da lui in questo mondo visibile e materiale, come affermano esplicitamente i nostri avversari.

Noi detestiamo profondamente queste opere: voglio dire commettere adulterio, rubare il bene altrui, perpetrare un omicidio, maledire ciò che è santo, consentire alla menzogna, dare la propria parola con o senza giuramento e non mantenerla. Tutte queste opere abominevoli sono state fatte temporalmente dal sunnominato Dio o creatore in questo mondo, in modo visibile e materiale, secondo l'interpretazione che i nostri avversari danno del Vecchio Testamento; credono infatti che tali Scritture parlino della creazione e della fattura di questo mondo e delle opere che appaiono visibilmente e temporalmente in questo mondo. E ad ammettere questo sono necessariamente costretti coloro i quali credono che vi sia un solo principio principiale. Intendo mostrarlo chiaramente per mezzo di quelle Scritture nelle quali i nostri avversari ripongono la loro fede. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro (Compendio per l'istruzione dei principianti) 

giovedì 10 ottobre 2024


IL DIO STRANIERO E I MOLTI ALTRI DÈI

Ora, se qualcuno scioccamente disprezzasse i validissimi argomenti qui sopra esposti, sia certo che dalla testimonianza delle sacre Scritture risulta chiaramente l'esistenza di un altro Dio e Signore e principe oltre al Signore Dio vero.
 
Dice infatti il Signore per bocca di Isaia: «Come mi avete abbandonato e avete servito un Dio straniero nella vostra terra, così servirete dèi stranieri in una terra non vostra» (Ger, 5, 19). E ancora: «Radunatevi e venite, e avvicinatevi insieme voi che siete stati salvati dalle nazioni: sono senza conoscenza coloro che innalzano lo stendardo del loro idolo e invocano un Dio che non salva» (Is, 45, 20). E ancora: «Signore Dio nostro, dei signori, fuori di te, ci hanno conquistato; soltanto in te ricordiamo il tuo nome» (Is, 26, 13). E Davide dice: «Ascolta, popolo mio, e testimonierò davanti a te, Israele. Se mi ascolterai, non vi sarà in te un Dio nuovo né adorerai un Dio straniero» (Sal, 80, 9-10).

E ancora: «Se abbiamo dimenticato il nome del nostro Dio e abbiamo teso le nostre mani verso un Dio straniero, Dio non indagherà forse queste cose?» (Sal, 43, 21-22). E ancora: «I principi dei popoli si sono riuniti con il Dio di Abramo, perché gli dèi forti della terra sono stati enormemente esaltati» (Sal, 46, 10). E ancora: «Tutti gli dèi delle genti sono demoni» (Sal, 95, 5). E Sofonia dice: «Il Signore sarà terribile sopra di loro, e annienterà tutti gli dèi della terra» (Sof, 2, 11). E Geremia: «Si è trovata una congiura fra gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme» «Essi dunque servirono dèi stranieri per seguirli» (Ger, 11, 9; 10). E ancora: «Perché i vostri padri mi abbandonarono e seguirono dei stranieri e li servirono e li adorarono, e abbandonarono me e non osservarono la mia legge. Ma voi avete agito peggio dei vostri padri; ecco infatti che ognuno di voi segue la perversità del suo cuore malvagio tanto da non ascoltarmi; vi caccerò da questa terra in una  in una terra che non conoscete, né voi né i vostri padri; là servirete giorno e notte dèi stranieri che non vi daranno riposo» (Ger, 16, 11-13).

E Malachia dice: «Giuda ha trasgredito, ed è stato comesso un abominio in Israele e in Gerusalemme, perché Giuda ha profanato la santità del Signore, che amava, e ha sposato la figlia di un Dio straniero» (Ml, 2, 11). E Michea: «Perché tutti i popoli cammineranno ciascuno in nome del suo Dio, noi invece cammineremo nel nome del Signore Dio nostro in eterno e oltre» (Mic, 4, 5). E l'Apostolo dice ai Corinzi nella seconda Lettera: «Anche se il nostro Vangelo è velato, è velato per coloro che periscono; per quegli infedeli ai quali il Dio di questo secolo accecò le menti, affinché non brilli la luce del Vangelo della gloria di Cristo, che è immagine di Dio» (2 Cor, 4, 3-4). Lo stesso Apostolo dice nella prima Lettera ai Corinzi: «Perché sebbene vi siano esseri chiamati dèi, sia in cielo che sulla terra - vi sono infatti molti dèi e molti signori -, tuttavia per noi vi è un solo Dio» (1 Cor, 8, 5-6). Anche Cristo dice nel Vangelo di Matteo: «Nessuno può servire Dio e Mammona» (Mt, 6, 24). E nel Vangelo di Giovanni dice ancora Gesù: «Viene infatti il principe di questo mondo, e non ha nulla a che fare con me» (Gv, 14, 30).

E ancora: «Ora è il giudizio del mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori» (Gv, 12, 31). E ancora: «Perché il principe di questo mondo è ormai giudicato» (Gv, 16, 11). E gli Apostoli hanno detto nei loro atti: «Perché le genti hanno tumultuato e i popoli hanno meditato cose folli? I re della terra si sono alzati e i principi si sono coalizzati contro il Signore e contro il suo Cristo. Infatti Erode e Ponzio Pilato si sono veramente coalizzati in questa città con le nazioni e con i popoli di Israele contro il tuo santo fanciullo Gesù, che tu hai unto» (At, 4, 25-27) ecc. 
 
Così appare chiaro che, nelle testimonianze delle sacre Scritture, si può trovare la prova dell'esistenza di molti dèi, signori e principi avversi al Signore vero Dio e al Figlio suo Gesù Cristo, come si è mostrato apertamente in precedenza.
 
Dal Libro dei Due Princìpi, testo cataro della Chiesa di Desenzano
 
Questo libro, attribuito a Giovanni di Lugio (anche noto come Giovanni di Bergamo), ci permette di conoscere una teologia estremamente raffinata. Non esisteva un'unica autorità dogmatica corrispondente al Pontefice Romano, e ogni singolo vescovo era libero di elaborare una propria personale visione delle cose. Sorsero anche dispute dottrinali accanite, su particolari che un lettore moderno considererebbe astrusi e contorti. Vi è però un nucleo comune a tutti, che possiamo conoscere attraverso una vasta documentazioni, anche analizzando in dettaglio atti dell'Inquisizione. 

Il quadro delineato è incompatibile con le falsità propagate da Dan Brown e da Baigent. Al giorno d'oggi i Buoni Uomini non avrebbero nulla da ridire in merito a Stargate, mentre condannerebbero senza appello il Codice da Vinci.

mercoledì 9 ottobre 2024

IL TERMINE 'NULLA' 

Che poi ciò che è nel mondo, ossia che viene dal mondo, sia chiamato 'nulla', lo afferma l'Apostolo quando dice: «Sappiamo che un idolo nel mondo è nulla» (1 Cor, 8, 4). E ancora: «Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri, e se avessi tutta la fede al punto da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, nulla io sarei» (1 Cor, 13, 2). Donde risulta chiaro che, se l'Apostolo nulla sarebbe senza la carità, tutto ciò che è senza carità è nulla. Così, anche Isaia dice: «Davanti a lui tutte le nazioni sono come inesistenti e rispetto a lui sono considerate come nulla e vanità» (Is, 40, 17). E il Salmista: «Condurrai tutte le nazioni al nulla» (Sal, 58, 9). E altrove: «Alla sua vista il malvagio è condotto al nulla» (Sal, 14, 4). E in Ezechiele è detto del principe di Tiro: «Sei diventato nulla, e non sarai in perpetuo» (Ex, 18, 19). E Isaia: «Ecco voi siete fatti di nulla, e la vostra opera di ciò che non ha esistenza; abominevole è colui che vi ha scelti» (Is, 41, 24). E Giovanni nel suo Vangelo: «Senza di lui è stato fatto il nulla» (Gv, 1, 3). 

Se tutti gli spiriti malvagi e gli uomini malvagi e tutte le cose visibili di questo mondo non sono nulla perché sono senza carità, allora sono stati fatti senza Dio. Perciò non è stato Dio a farli, perché «senza di lui è stato fatto il nulla» (Gv, 1, 3), e l'Apostolo attesta: «Se non avessi la carità, nulla io sarei» (1 Cor, 13, 2). 

Dal TRATTATO DEI MANICHEI, testo cataro

martedì 8 ottobre 2024

LE PAROLE DI UN PREDICATORE
GIUNGONO A NOI DOPO SECOLI DI OBLIO 

Esiste un uccello, chiamato pellicano, che è luminoso come il sole e lo segue nella sua corsa. Aveva dei piccoli e, quando li lasciava nel nido e se ne andava a seguire il sole, giungeva allora una bestia e mutilava questi piccoli e spezzava loro il becco. Quando il pellicano ritornava dai suoi piccoli, trovandoli mutilati e senza becco, li curava. Poiché ciò avveniva spesso, finì per avere l'idea di nascondere il suo splendore e, fatto ciò, di nascondersi vicino ai suoi piccoli, in modo da poter prender la bestia quando fosse venuta e ucciderla, tanto che essa non potesse più mutilare i suoi piccoli e privarli del becco. Così fu fatto. E così i piccoli del pellicano furono liberati dalla mutilazione che infliggeva loro quella bestia, quando essa fu catturata dal pellicano. Allo stesso modo il Dio Buono aveva fatto con le sue creature; e il Dio Malvagio le distruggeva, finché Cristo non depose il suo splendore, quando si incarnò nella Vergine Maria. Allora catturò il Dio Malvagio e lo pose nelle tenebre dell'inferno; e da quel momento il Dio Malvagio non poté più distruggere le creature del Dio Buono. 
 
Sermone di Bernardo Franca, Perfetto Cataro attivo nell'Alta Aragona (inizi XIV secolo).
 
Si nota che nonostante l'uso del verbo 'incarnare', dovuto a motivi di comprensione, è del tutto assente il tema cristiano del pellicano che si lacera il petto nutrendo i suoi piccoli con la sua carne, dissetandoli con il suo sangue. Il mondo materiale non ha nessuna presa su Cristo: alle sue sofferenze apparenti non è attribuibile alcuna funzione di salvezza, in quanto il suo corpo era un fantasma di carne fittizia. Il vero inferno è questo universo, TOTUS POSITUS IN MALIGNO. 

domenica 6 ottobre 2024


LO PSEUDO-EINSTEIN: 
Un enigmatico video di propaganda
delle dottrine di Agostino

Mi è stato segnalato un video in cui un arrogante Einstein bambino fa propaganda delle idee di Agostino d'Ippona, negando la natura ontologica del Male e delle Tenebre, attribuendo questi stessi concetti alla semplice mancanza di qualcosa. Il ripugnante documento è risultato apocrifo e prodotto per manipolazione dal Ministero dell'Educazione della Repubblica di Macedonia. Come si fa notare persino in siti cattolici, l'episodio narrato dal video è del tutto estraneo ad ogni biografia nota dello scienziato di Ulm. 

In ogni caso, a quanto pare i più accesi seguaci della maligna Chiesa Romana hanno molto gradito il video in questione, approfittandone per diffondere la loro  perversa teodicea. Questo in particolare si legge nel sito
www.gliscritti.it/

"La fede cristiana, infatti, da un lato rifiuta l’idea che il male non esista, che sia semplicemente “niente” – anzi ne afferma la devastante presenza del mondo – ma, parimenti, non lo ritiene principio al pari di Dio. Infatti, rifiutando ogni dualismo, il cristianesimo afferma che esiste un solo Dio e che Dio è bontà e bellezza: il male non è quindi Dio e nemmeno viene da Lui. Il Signore stesso è ben più forte del male: Dio è precisamente il vittorioso sul male." 

Che tutto ciò sia menzogna, aberrazione e falsità, lo dimostra Cristo stesso nei Vangeli, che sempre afferma l'origine diversa e incompatibile dei Princìpi del Bene e del Male, respingendo ogni idea che Dio e Satana possano avere la stessa natura. Cristo ha rivelato che carne e Spirito non hanno radice comune e non sono opera dello stesso Creatore: "Se uno non è generato dall'acqua e dallo Spirito non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è generato dalla carne è carne, ciò che è generato dallo Spirito è spirito." (Gv 3, 1-8). E ancora: "È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita" (Gv 6, 63-68).  Così pure Cristo si rivolge ai Farisei, e li apostrofa come prodotti di qualcosa che non è Dio Suo Padre, bensì il Dio di questo secolo, Satana: "Voi che avete per padre il diavolo, e che volete fare la volontà del padre vostro" (Gv 8, 1-44). Tutte queste cose sono dimostrate dalla realtà dei fatti, che è interamente composta dal Male e sulle cui miserie non esiste alcuna vittoria fino alla Fine dei Tempi. 

Il sito prosegue ancora affermando il pernicioso, aberrante e folle concetto di libero arbitrio: 

"Agostino d’Ippona, in particolare, ha illuminato il pensiero cristiano affermando che il male non è propriamente “essere”, bensì “assenza di bene”. Più profondamente ancora, il male si genera dal rifiuto di Dio. La creatura, volgendo le spalle a Dio, anzi opponendosi a Lui che è la vita, si trova “nell’ombra di morte”, si trova separata dal bene, da quel Bene che pure cerca continuamente di riportarla a sé." 

Questi papisti equivocano sul significato delle parole, interpretando "vita" come "esistenza biologica trasmessa dallo sperma e dal sangue mestruale". Ma Cristo non intese mai come Vita ciò che è il mero sviluppo di un coacervo abortivo di seme e di escreti femminili! 

Ancora proseguono i nostri avversari: 

"In questo senso il male non è “nulla”, poiché esiste, ma è la condizione dell’“essere creato” che si volge al nulla. Si pensi, ad esempio, a Confessioni XII,11.11: «Solo il nulla non deriva da te [Dio], e il distacco della volontà da te, l'Essere, verso esseri inferiori». 

Ma il Nulla non è l'inesistenza. Così veniamo ad apprendere che Agostino, ritenuto a torto un sapiente, dapprima nega l'esistenza di ciò che chiama "nulla", ritenendolo assenza di proprietà, poi lo afferma invece - proprio come facciamo noi - come qualcosa di concreto, il Nulla a cui le creature si rivolgono. E questi esseri inferiori verso cui tende il peccatore, da chi sarebbero creati? Da Dio? No di certo, e lo stesso Agostino ha detto "Solo il nulla non deriva da te [Dio]". Se questi esseri inferiori fossero opera di Dio, egli sarebbe infatti il Male a tutti gli effetti. Ma se essi non sono opera di Dio devono essere opera di qualcun altro. Agostino, che dentro di sé sapeva la Verità, ha scritto ogni sorta di menzogna e di incoerenza nei suoi libri per un motivo preciso. Egli era un uomo ambizioso e perfido, che aveva ben capito come non potesse far molta strada nella Chiesa Manichea, così si volse alla Chiesa Romana. Vedete le contraddizioni che ha seminato ad ogni suo passo? 

Stabilite queste cose, veniamo ora a una questione anche più importante. Con mio grande stupore, mi sono accorto che il video era già diffuso alcuni anni fa dal Governo Macedone, già nel 2009. Questa domanda non se l'è posta nessuno, a quanto mi risulta: "Perché diamine il Governo della Macedonia ha perso tempo e risorse a mettere insieme un simile filmato?" 

La risposta a questa domanda è una sola. Nel paese isolato noto come Macedonia esistono ancora dei Catari, che sono detti Bogomili o Babun dai locali, e questi sono tuttora molto attivi nella predicazione. I malfattori che governano la Macedonia hanno in odio i Buoni Uomini, e temono sommamente la Verità che essi propagandano. Per questo unico motivo desiderano in tutti i modi osteggiarla, anche servendosi della tecnologia digitale. Guardate il filmato con attenzione. Il professore rappresenta il Buon Uomo, col volto ornato dalla barba. Il bambino - essere diabolico per la Fede del Pop Bogomil - lo sfida e lo contraddice. Questo bambino, Einstein, rappresenta la Modernità, il Nuovo Mondo, tutto ciò che si oppone a quelli che sono considerati indesiderabili residui del passato. Non si illudano questi tristi figuri che governano nei Balcani. I Buoni Uomini e i loro Credenti hanno affrontato ogni sorta di tribolazione e di tortura, finendo bruciati sul rogo in gran numero senza opporsi ai loro carnefici. Hanno dato prova di eroismo, entrando nelle fiamme cantando. Non basterà un Einstein qualsiasi a cancellare la Conoscenza del Bene. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 2 agosto 2012)

venerdì 4 ottobre 2024


I FRATELLI CLEMENTE ED EBERARDO,
DUE ANTICHI FARI

Sant'Agostino aveva trattato a lungo degli errori della setta dei manichei di cui era stato membro; ma molto spesso, nel Medio Evo, si usava il termine "manicheo" in senso generico per designare ogni tipo di eretico. È perciò impossibile capire, quando, nel 1015, il vescovo Gerardo di Limoges parlò di severe misure da adottare contro i manichei, se si riferisse specificamente a gente che professava un credo gnostico e se usasse la parola in senso lato. Tuttavia voci a Limoges asserivano che l'eresia che il vescovo era così ansioso di debellare fosse stata introdotta dall'Italia, dove nel 1030 l'appellativo di catari era stato adoperato, in un primo tempo, per definire una comunità di eretici che avevano credenze simili a quelle degli eredi europei orientali del X secolo di Mani, da bogmili dalmati e bosniaci. E quindi può darsi che un gruppo di manichei propriamente detti fosse attivo nel Sud della Francia già nel primo decennio dell'XI secolo. Comunque, quale che fosse la data precisa in cui forme di credo gnostico-dualistico, originario delle sette orientali manichee cominciassero a mettere radici e a fiorire in Occidente, è evidente che verso la metà del XII secolo, molti predicatori itineranti conoscevano almeno una parte dei loro principi fondamentali. Prevalentemente manichea, a sentire Guiberto da Nogent (che aveva letto quanto scritto da Sant'Agostino in merito), era l'eresia dei fratelli Clemente ed Eberardo che 

"...non è un'eresia che apertamente difenda la sua fede, ma è condannata ad eterni bisbigli e si diffonde segretamente." 

Malgrado la segretezza, Guiberto offre un resoconto dettagliato di "ciò che si dice sia la summa di essa". Quegli eretici erano accusati di considerare la bocca dei sacerdoti quella dell'inferno e delle assurdità i misteri della Chiesa cattolica. Essi ritenevano assurda l'idea del Figlio della Vergine, mentre credevano nell'imitazione della vita degli apostoli e parlavano di un "mondo proprio di Dio che si sarebbe avverato attraverso complicate procedure o altro". Il matrimonio e la procreazione erano aborriti e così ogni cibo prodotto per mezzo della generazione sessuale. Come era avvenuto circa un millennio prima con i marcioniti, questo disgusto per il mondo materiale da parte dei seguaci di Clemente ed Eberardo fece sì che il loro detrattori li ritenessero colpevoli di vizi innaturali, "uomini con uomini e donne con donne" e di vivere con donne senza sposarle chiamandole mogli, ma "senza attenersi ad una sola di esse". E, come se non bastasse, essi vennero accusati inoltre di 

"... indire assemblee in scantinati o rifugi segreti, ambedue i sessi insieme, indiscriminatamente. Accendono candele, si scoprono il petto e al cospetto di tutti, così si dice, ficcano la candela nel posteriore di qualche sgualdrina che sta fra le loro braccia, sulle loro ginocchia. Questa presto spegne la candela ed essi invocano il Re delle Tenebre ed ognuno di essi si accoppia con la donna che gli capita per prima." 

Due membri di questo gruppo furono portati di fronte al tribunale vescovile di Soissons nel 1115, ma essi, pur non negando di tenere riunioni, risposero, secondo Guiberto, a domande sulla loro fede con "parole cristianissime". In seguito furono arrestati i fondatori della setta e uno fu trovato colpevole di eresia grazie all'ordalia dell'acqua: "Clemente, gettato nella botte, tornò su e galleggiò sull'acqua come un bastone" mentre l'altro "confessò il suo errore". Ambedue furono imprigionati in attesa delle decisioni di un consiglio convocato a Beauvais per decidere che cosa fare di loro. Ma la loro attesa fu breve: 

"Nel frattempo il popolo dei fedeli, temendo cedimenti da parte del clero, corse alla prigione, li afferrò ed avendo acceso un rogo sotto di loro fuori città li bruciò ambedue fino a ridurli in cenere." 

Se la Chiesa non sapeva ancora bene come comportarsi con uomini come Clemente e il fratello, la plebaglia certo lo sapeva. E Guiberto era dalla loro parte: 

"...per prevenire la diffusione di questo cancro" dice con approvazione, "il popolo di Dio mostrò un giusto zelo contro di loro." 

Da "I reietti del Medioevo", di Andrew McCall 

Erano tempi orribili in quelle terre di Tenebra, in cui bastava essere pallidi in volto per attirare su di sé l'ira del volgo ignorante e subire esecuzione sommaria. Un uomo, una donna con il sembiante anemico, erano subito già solo per questo accusati di non servire Mammona, di non ingozzarsi e di non praticare lussuria, e per questa loro avversione a Satana venivano torturati e uccisi in nome del Dio del Male. Per questo era necessaria una certa segretezza nella trasmissione della Buona Dottrina. Tramite tale prudenza evangelica, improntata al detto "siate astuti come serpenti e puri come colombe", la Buona Dottrina si espanse molto, anche tra gente abbiente e nobile. Al giorno d'oggi, quella stessa segretezza che permetteva la sopravvivenza in un contesto tanto avverso è d'ostacolo e non deve essere adottata. Questi sono i tempi in cui non dobbiamo nascondere la purezza delle colombe, e in cui siamo chiamati ad opporci all'assoluto potere del Male che impera tra le nazioni seguendo forme diverse da quelle che usava all'epoca dei Martiri. Oggi la menzogna e la disinformazione hanno sostituito ferro, fuoco e ordalie. Non esiste più il linciaggio. Immutabile è la Lotta Spirituale che professiamo e conduciamo senza sosta contro il mondo e le sue opere. Il mondo ci considera reietti, ci tratta come lebbrosi, perché non vogliamo piegarci ai suoi comandamenti satanici. Noi non riconosciamo alcuna delle opere carnali che le genti venerano. Il nostro fine è abolire la carne, annientare ogni concupiscenza ed estinguere i frutti dell'Altare di Satana che è il ventre femminile. Cristo disse: "Sono venuto a dissolvere le opere della femmina", e noi portiamo avanti il Verbo senza cedimenti, senza paura. 

Per quanto riguarda le accuse calunniose che da sempre ci accompagnano, esse sono in tutto e per tutto frutti infetti e perniciosi del Maligno: i seguaci del Signore delle Mosche, il cui seme è quello di Belial, tentano in tutti i modi di proiettare su di noi i loro immondissimi vizi. Sono i prelati della maligna Chiesa Romana che adorano Mammona e indulgono in ogni sorta di orge, per poi scagliarsi contro la Buona Gente, non potendo sostenere nemmeno la vista di tanta Santità che irradia dal Padre Buono. In questi giorni moderni come nel Medioevo, la bocca di preti e vescovi è la bocca dell'Inferno, e coloro che li seguono non hanno in sé alcuna innocenza, perché difendono i vizi dei loro iniqui pastori pur conoscendone bene la devastante portata. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 17 marzo 2012)

giovedì 3 ottobre 2024


UN PERSONAGGIO ATROCE:
IL RINNEGATO ROBERTO IL BULGARO 

Originario di Milano, Roberto era stato per molti anni un Perfetto Cataro, e aveva condotto una vita di astinenza, di preghiera e di digiuno. Nessuno sa con precisione cosa gli accadde un giorno, nei primi decenni del XIII secolo. Forse un minuscolo embolo gli colpì un lobo cerebrale senza ledere le sue funzioni vitali. Fatto sta che all'improvviso una strana follia cambiò i suoi sentimenti. Già avanti negli anni, passò alla Chiesa di Roma, deprecando gli anni vissuti nella "legge della miscredenza". Vestì l'abito bianco e nero dei Domenicani. Una volta convertito mantenne comunque un soprannome significativo che indicava la sua provenienza: fu chiamato Roberto il Bulgaro. Era infatti chiara a quell'epoca la derivazione del Catarismo dalla fede dei Bogomili, detti anche Fundaiti, che erano originari della Bulgaria. Il termine Bulgaro (in francese Bougre) era già usato con il significato secondario di "sodomita": per ogni cataro la procreazione è abominevole, e ciò può facilmente essere frainteso da chi sostiene la produzione di feti. Ancora oggi si parla di "altra parrocchia" come ricordo residuo dei tempi in cui il Catarismo era una Chiesa alternativa. 

Distintosi per zelo nella sua predicazione di frate, Roberto il Bulgaro divenne famoso per aver fatto bruciare una cinquantina di Catari a La Charité-sur-Loire nel 1233. Provvisoriamente sospeso l'anno dopo a causa di eminenti proteste per i suoi metodi brutali, nel 1235 ebbe una nefasta promozione: fu nominato Inquisitore Generale di Francia dal Papa Gregorio IX. Forte della sua lunga esperienza, questo crudelissimo segugio sapeva bene come snidare ogni eterodosso nei territori soggetti al suo mandato. Gli bastavano poche parole, pochi gesti significativi, e subito capiva di avere di fronte un credente della religione a cui lui stesso aveva aderito. I motivi che avevano spinto Gregorio IX a scegliere Roberto il Bulgaro erano gli stessi che l'avevano portato a sostenere l'efferato Corrado di Marburgo. Il papato riteneva i vescovi inefficaci nella repressione dell'Eresia, perché temeva l'azione lassista del contatto continuo con la gente delle loro diocesi. Era possibile che un porporato avesse persino parenti catari, e che non avesse nessuna intenzione di procedere contro di loro. Per evitare simili rischi, Roma sollevò il clero locale da ogni indagine e conferì il terribile incarico agli ordini mendicanti, che rispondevano alla Santa Sede senza alcuna mediazione. Il potere dell'Inquisitore Generale fu senza limiti. In successive campagne repressive fece condannare al rogo centinaia di eretici, e molti altri ne fece seppellire vivi dopo torture inenarrabili. Ogni volta che intraprendeva un'azione, come minimo una cinquantina di persone venivano consegnate alle fiamme. 

La sua attività non conosceva sosta, era frenetica. I roghi si accesero dovunque: fiamme a Châlons-sur-Marne, a Péronne, a Douai, a Lille. Fiamme nel Nord della Francia, nello Champagne e nella Borgogna. A Sens e a Reims, dove molti Catari dimoravano patendo per la loro Fede, molte voci si innalzarono contro il persecutore implacabile, chiedendo inutilmente pietà. Diocesani, diaconi e persino vescovi della Chiesa di Roma protestarono contro l'aberrazione ormai dilagante. Fu tutto vano. Il maggio del 1239 Roberto il Bulgaro fece bruciare 183 Catari sotto gli occhi del Conte Thibaut IV e dell'intera sua corte, riducendo allo stremo la Chiesa di Mont Aimé, un tempo così fiorente. Di queste esecuzioni esiste la lucida e imparziale testimonianza oculare dell'abate cistercense Aubry des Trois-Fontaines (Alberico delle Tre Fontane). 

Se l'inquisitore riusciva a far dichiarare eretico un deceduto, ne faceva esumare e bruciare il corpo. Questa pratica innovativa avrebbe conosciuto una triste fortuna. Tali furono le mostruosità di cui il rinnegato si macchiò, che un benemerito frate benedettino, Matteo Paris, trovò il coraggio di procedere legalmente contro di lui. Ebbe inizio un'Inchiesta Pontificia, e tutte le voci si pronunciarono contro l'imputato. Un inquisitore era stato a sua volta inquisito a causa della sua abnorme severità: Roberto il Bulgaro fu deposto dal suo incarico e condannato al carcere a vita. Sugli ultimi anni della sua indegna esistenza terrena le fonti sono scarse, e si pensa che sia morto nella sua cella, probabilmente un "murus strictus"

Ancora una volta, il ricordo di queste epoche ci riporta a discutere sulla pretesa infallibilità della Chiesa Romana nei processi di santificazione. Il famoso San Luigi, Re Luigi IX e patrono dei lebbrosi, protesse Roberto il Bulgaro ed espresse tutta la sua stima per la sua opera malvagia. Allo stesso modo protesse gli inquisitori nella loro opera di genocidio in Linguadoca. Organizzò anche esecuzioni di Ebrei e impose loro come marchio distintivo una rotella gialla sugli abiti. 

Per concludere, segnalo questo link, esecrando i contenuti di Rino Cammilleri riportati in corsivo: 


Ringrazio Biagio M. Catalano per aver ribattuto alle molte iniquità sostenute dallo scrittore cattolico. Mi prometto di scrivere presto un Adversus Cammillerium

(Il Volto Oscuro della Storia, 12 ottobre 2007)

mercoledì 2 ottobre 2024


CORRADO DI MARBURGO,
IL PIÙ FEROCE TRA I FEROCI

Introduco ora la figura di un inquisitore crudelissimo quanto poco conosciuto al pubblico, forse perché nessun Umberto Eco 
ha mai scritto un libro dipingendolo con le fosche tinte che merita. Il suo nome è Corrado di Marburgo. Visse nella Germania del XIII secolo, e fu confessore di Santa Elisabetta di Turingia. Ebbe titolo di Inquisitore Papale, e fu noto ai suoi contemporanei con i titolo di Magister. Non è certo in quale prestigiosa sede concluse i suoi studi universitari in teologia, se a Parigi o a Bologna, ma di certo fu insignito della laurea. Non apparteneva all'ordine dei Domenicani e neppure a quello dei Francescani: da quanto sappiamo di lui era con ogni probabilità un semplice prete secolare, a dispetto di quanto affermato su dubbie basi da studiosi come Henke e Hausrath. Le fonti dell'epoca, ovviamente di parte cattolica, concordano tutte nel descriverlo come uomo integerrimo, di morale ascetica e incorruttibile, e dotato di vasta erudizione teologica.  

Fu uno dei sostenitori più accaniti della nefasta crociata contro gli Albigesi bandita dal papa Innocenzo III: in quel periodo la sua attività di veemente predicatore non conobbe sosta. Incitava al massacro degli eretici, giustificando e addirittura santificando ogni atrocità. Quando Innocenzo III morì, ci fu un generale rilassamento tra chi portava avanti la crociata genocida, al punto che gli eventi si avviavano verso la tregua. Solo una voce non perdeva il suo ardore assassino: quella di Corrado. Insignito di incarichi pontifici in sempre maggior numero, gli fu dato il potere di interferire nella gestione degli affari di diversi Principi Elettori del Sacro Romano Impero, tra cui il Duca di Sassonia e il Conte di Askanien. A seguito di aspre lotte e di corruttela, il suo potere sui monasteri tedeschi si avviava a diventare assoluto. Dai testi di cui disponiamo emerge la figura di un fosco mestatore, che univa la mortificazione fisica al plagio e alla gestione tirannica del potere. 

Si ricorda la sua opera volta ad ottenere la canonizzazione di Elisabetta di Turingia, morta nel 1231, testimoniando dei numerosi pretesi miracoli compiuti per sua intercessione. Alle testimonianze riportate al processo ecclesiastico egli aggiunse una breve vita della futura santa, scritta di suo pugno. A questa sua attività che la Chiesa di Roma tiene tuttora in massima considerazione, se ne affiancò un'altra ben più triste, che può solo svelare la sua natura di carnefice: la repressione dell'Eresia. Perseguitò i Catari e i Valdesi con una crudeltà quasi impossibile a descriversi a parole. Non solo egli fece torturare e straziare un numero impressionante di uomini e donne accusati di eterodossia, ma fece diffondere materiale calunnioso per infangare la loro reputazione. Diede la massima risonanza alla falsa etimologia proposta da Alano di Lilla, che reputava il termine Catari derivato dal latino catus ossia gatto, attribuendo loro la consuetudine di praticare ritualmente l'anilingus ai gatti in segno di adorazione al Demonio. Fu tale l'infamia che i Catari rifiutarono questa denominazione, che pure deriva chiaramente dal greco KATHAROI = PURI.  

Sevizie psicologiche si accompagnavano a quelle fisiche. L'entità precisa della persecuzione ci sfuggirà probabilmente per sempre. Com'era costume nell'Europa Settentrionale, il potere temporale dava pieno appoggio all'operato della Chiesa Romana, e al gorgo di orrori non esisteva fondo. Corrado scovava adepti del Catarismo tra i canonici e senza esitare li faceva bruciare sul rogo. Così procedette contro Heinrich Minnike, Prevosto di Goslar che in segreto seguiva le dottrine dualiste, facendolo ardere vivo senza nessuna pietà nel 1224. Poco dopo questa esecuzione, il chierico di Marburgo fu in assoluto il primo a ricoprire l'incarico di Inquisitore Papale in Germania per concessione del pontefice Gregorio IX. Questo incarico ha un'estrema importanza per gli studiosi, perché fu accompagnata da un'inaudita concessione: l'esenzione totale da tutte le ordinarie procedure canoniche. Questo significa che Corrado poteva agire a sua completa discrezione senza dover rendere conto a nessuno delle motivazioni delle sue condanne. In pratica era sufficiente un suo sospetto o una sua ubbia per fare di qualsiasi persona un mucchio di carne bruciata. Si stima che almeno un quarto dei sentenziati durante il suo mandato fossero cattolici del tutto ortodossi. È importante farlo notare, a dispetto di tutti coloro che ancora ai nostri giorni reputano i tribunali dell'Inquisizione equi e garantisti. Intere comunità furono sterminate, moltissime famiglie vennero estirpate. Questo perché l'eresia era ritenuta come peste, come la contaminazione del carbonchio che colpisce le greggi e richiede l'azione purificatrice delle fiamme. Un concetto che sarebbe stato ampiamente utilizzato verso la metà XX secolo in altro contesto.  

Dalle rovine di gruppuscoli annientati nacque una nuova religione: il Luciferismo. Impossibilitati a conoscere la vera dottrina catara per la morte dei Buoni Uomini, molti innalzarono le loro preghiere a Satana per essere liberati dalla maledizione degli inquisitori.
Persino considerando i metodi in uso all'epoca, Corrado di Marburgo fu ritenuto eccessivamente severo. Suoi complici ed esecutori furono il fratello laico domenicano Conrad Dorso e il laico Giovanni, del tutto privi di qualsiasi istruzione teologica e animati da istinti belluini. 

Mentre di solito i nobili sfuggivano alle imputazioni in virtù della loro influenza e delle loro disponibilità pecuniarie, sotto il giogo di Corrado non c'era salvezza per nessuno che avesse la sventura di attirare l'attenzione. Molti nobiluomini furono condannati al rogo come eretici ostinati. Ricordiamo la vicenda particolarmente fortunata del Conte di Sayn, che fu imputato e per protesta si rivolse all'Arcivescono di Magonza. Questi convocò un sinodo dei suoi suffraganei, e tutte le voci furono contro l'inquisitore di Marburgo, che non poté di conseguenza procedere oltre. 

Non contento dell'esito della crociata contro gli Albigesi in Linguadoca, nel 1233 Corrado propose una sorta di Soluzione Finale: una seconda crociata con massacro indiscriminato di tutti i nobili di quelle terre tormentate. 
A questa carriera di nefandezze e di mostruosità pose fine l'esasperazione di alcuni Catari, che uccisero l'inquisitore e il suo compagno francescano Gerhard Lutzelkolb il 30 giugno dello stesso anno. 

Il Sinodo di Magonza non era favorevole alla venerazione della memoria di questo assassino, ma l'iniqua mano di papa Gregorio IX dispose che fosse sepolto accanto ad Elisabetta di Turingia e che pene severe fossero comminate ai suoi esecutori. 

Ciò che è stato denominato Shoah, ossia Devastazione, non è liquidabile come un evento avulso dalla storia del pianeta: è innanzitutto un luogo mentale che esiste nel profondo di ogni inquisitore. La determinazione ad ESTINGUERE ha avuto il suo terreno di coltura più fertile nella Chiesa di Roma, ed è quello il chiaro fondamento delle dottrine di epurazione che hanno reso possibili le camere a gas e i forni crematori. Corrado di Marburgo non disponeva di simili mezzi, ma se li avesse avuti avrebbe lasciato un'Europa spopolata.

Un'importante fonte di dati è l'Enciclopedia Cattolica - che pure è notoriamente di parte - a incontestabile riprova dell'assoluta malvagità del personaggio.

(Il Volto Oscuro della Storia, 29 settembre 2007)

lunedì 30 settembre 2024

IL PROBLEMA DELLA PRONUNCIA EGITTOLOGICA DELL'ANTICO EGIZIANO

Anni fa mi sono imbattuto in un video in cui il Direttore del Museo Egizio di Torino pronunciava un lungo discorso, che nelle intenzioni doveva essere nella lingua degli Antichi Egizi. Dopo una lunga ricerca sono riuscito a ritrovarlo, incorporato in un articolo pubblicato sul quotidiano La Stampa nel 2017. Questo è il link:


Stando all'articolista, nella Terra del Nilo si parlava proprio con quei suoni, rievocati quasi tramite contatto spiritico con i Morti. Ma le parole erano pronunciate davvero così? A mio avviso no. È anche possibile che un egiziano del Medio Regno non avrebbe capito molto. Per contro, anche il Direttore del Museo Egizio di Torino avrebbe non poche difficoltà di comprensione se si trovasse davanti a un egiziano del Medio Regno. Qual è il motivo di tutto ciò? 
Semplice: gli antichi Egiziani scrivevano soltanto le consonanti. Le consonanti jw erano "inferme", analogamente a quanto avviene nei sistemi di scrittura delle lingue semitiche come l'ebraico e l'arabo: erano deboli e tendevano a dileguarsi. Non scrivendo le vocali e rendendosi necessario pronunciare in qualche modo le parole, gli egittologi hanno escogitato questo sistema: 

pronunciano la consonante /j/ come una vocale /i/;
pronunciano la consonante /w/ come una vocale /u/;
pronunciano le consonanti /³/ e /ˁ/ come una vocale /a/;
intercalano secondo la necessità una vocale /e/.

Esempi: 

pronunciano nfr "buono, bello" come nefer
pronunciano nfrt "buona, bella" come neferet
pronunciano bjn "cattivo" come bin
pronunciano bjnt "cattiva" come binet
pronunciano rˁw "sole" come ra
pronunciano rn "nome" come ren
pronunciano jrp "vino" come irep
pronunciano mzh "coccodrillo" come mezeh
pronunciano znf "sangue" come zenef

Queste pronunce sono puramente convenzionali e di per sé false come una banconota da 12 euro. Il sole è chiamato ra in hawaiiano, ma non era chiamato così nell'augusta lingua dell'Egitto. 
In realtà, il Direttore del Museo Egizio di Torino è perfettamente consapevole di questo limite. In altre occasioni ne ha parlato in modo esplicito. Purtroppo, ci sono nel Web molti utenti che non sanno proprio nulla della questione, guardano il video e poi credono con fanatica convinzione di sentire la vera pronuncia degli Egiziani antichi. Non sapere nulla non può essere una colpa, ma passare dalla mancanza di conoscenza al furore cieco caratterizza i coglioni. 

Un paradosso gravoso

Dall'osservazione dei fatti si arriva a una spaventosa antinomia. Un individuo che pronuncia nefer "buono", "bello" e neferet "buona", "bella", credendo che la dizione sia corretta, può essere considerato sia dotto che ignorante

1) è dotto: si è messo a studiare lo scheletro della lingua egiziana, che consiste nelle sue consonanti, utilizzando la pronuncia convenzionale inventata dagli egittologi e caratterizzata dalla vocale -e- intercalata;
2) è ignorante: è malato di sindrome di Dunning-Kruger galoppante, perché non sa che gli Egizi non pronunciavano così le parole, e scambia un artificio degli egittologi per l'unica realtà possibile. 

Il problema è che dall'istruzione in una conoscenza artefatta non si ricava nulla di buono. La pronuncia egittologica è stata adottata e propagandata soltanto per la sua utilità pratica. Al contempo, senza i dovuti accorgimenti, è più dannosa della peste polmonare.

1) L'utilità consiste nel rendere pronunciabile e fruibile un'immensa mole di documenti: materiale letterario, storico, religioso, etc.
2) Il danno consiste nell'ostacolare la conoscenza della pronuncia reale, che non è immediata, ma va conquistata col sudore e col sangue, tra mille problemi e incertezze.

Come restaurare le vocali

Il problema della ricostruzione del vocalismo è difficile ma non insormontabile. Richiede una grande fatica e si oppone in modo nettissimo alla pigrizia indotta dalla falsa pronuncia egittologica!
Innanzitutto esistono trascrizioni di nomi egiziani in lingue che utilizzavano le vocali, come l'accadico (es. il nome del Faraone NIBMUARIA, che gli egittologi leggono Neb-Maat-Ra). Questo ci permette di avere un'idea della pronuncia reale dell'epoca. 
Una delle cose più difficili da capire per il pubblico è un fatto che dovrebbe essere universalmente noto: le lingue cambiano col passar del tempo. Non cambiano a caso. L'antico egiziano, evolvendosi tramite naturale usura fonetica, ha dato il tardo egiziano o demotico. Infine, in epoca cristiana, il prodotto finale di questo processo è il copto, diviso in più dialetti (Sahidico, Bohairico, Akhmimico, Fayyumico, Licopolitano e alcuni altri). Il copto ha abbandonato la scrittura tradizionale e ha adottato l'alfabeto greco, integrato con alcuni caratteri demotici per esprimere alcune consonanti peculiari. Questo ci permette di avere una base per ricostruire la pronuncia delle parole nelle varie epoche passate. Il problema riguarda le parole che non sono sopravvissute (purtroppo molte) e che non hanno lasciato testimonianza in trascrizioni in lingue con notazione vocalica.

Il sistema vocalico dell'Antico Regno e del Medio Regno era particolarmente semplice. 
Tre vocali toniche brevi /a/, /i/, /u/, che ricorrono in sillaba chiusa.
Tre vocali toniche lunghe /a:/, /i:/, /u:/, che ricorrono in sillaba aperta. 
Le vocali atone tendono a diventare indistinte. 
Col passare dei secoli hanno cominciato a prodursi alterazioni. 
Nel seguito sono riportate alcune trafile particolarmente interessanti.  


1) NFR "buono", "bello"
femminile: NFRT


Antico Regno:
nfr "buono, bello" : pronuncia /'na:fir/
nfrt "buona, bella" : pronuncia /'nafrat/

Medio Regno: 
nfr "buono, bello" : pronuncia /'na:fa/
nfrt "buona, bella" : pronuncia /'nafra/ 

Tardo Nuovo Regno - Demotico:
nfr "buono, bello" : pronuncia /'no:fə/
    > /'nu:fə/
nfrt "buona, bella" : pronuncia /'nɔfrə/ 

Copto (Sahidico):
ⲛⲟⲩϥⲉ (noufe) "buono, bello" (m.)
   pronuncia /'nu:fə/
ⲛⲟϥⲣⲉ (nofre) "buona, bella" (f.)
   pronuncia /'nɔfrə/ 


2) BJN "cattivo" 
femminile: BJNT


Antico Regno: 
bjn "cattivo" : pronuncia /'ba:jin/
bjnt "cattiva" : pronuncia /'bajnat/ 

Medio Regno:
bjn "cattivo" : pronuncia /'ba:ˀan/, /'ba:ˀən/
bjnt "cattiva" : pronuncia /'baˀna/ 

Tardo Nuovo Regno - Demotico: 
bjn "cattivo" : pronuncia /'bo:ˀən/
bjnt "cattiva" : pronuncia /'bɔˀnə/ 

Copto (Sahidico): 
ⲃⲱⲱⲛ (bōōn) "cattivo" (m.) 
   pronuncia /βo:n/
ⲃⲟⲟⲛⲉ (boone) "cattiva" (f.)
   pronuncia /'βɔ:nə/


3) RˁW "sole"

Antico Regno: 
rˁw "sole" : pronuncia /'ri:ˁuw/ 

Medio Regno: 
rˁ(w) "sole" : pronuncia /'ri:ˁa/
   >  /'re:ˁa/

Tardo Nuovo Regno - Demotico:
"sole" : pronuncia /'re:ˀə/

Copto (Sahidico): 
ⲣⲏ () "sole" (m.) 
forma determinativa: ⲡⲣⲏ (prē) "il sole"
 

4) RN "nome"
plurale: RNW 

Antico Regno: 
rn "nome" : pronuncia /rin/
rnw "nomi" : pronuncia /rinw/

Medio Regno: 
rn "nome" : pronuncia /rin/ 
rnw "nomi" : pronuncia /rinw/

Tardo Nuovo Regno - Ddemotico: 
rn "nome" : pronuncia /ren/ 
rnw "nomi" : pronuncia /renw/ > /ren/ 

Copto (Sahidico):
ⲣⲁⲛ (ran) "nome" 
ⲣⲁⲛ (ran) "nomi" (pl.) 
forma determinativa: ⲡⲣⲁⲛ (pran) "il nome"


5) JRP "vino" 

Antico Regno: 
jrp "vino" : pronuncia /'ju:rap/

Medio Regno: 
jrp "vino" : pronuncia /'u:rap/
Prestiti:
   => Antico nubiano ⲟⲣⲡⲁ (orpa) "vino"

Tardo Nuovo Regno - Demotico: 
jrp "vino" : pronuncia /'e:rəp/
Prestiti:
   greco ἕρπις (hérpis) = οἶνος
   (Ipponatte)
Nota:
La vocale è diventata anteriore:
/'u:rap/ > /'y:rəp/ > /'e:rəp/

Copto (Sahidico): 
ⲏⲣⲡ (ērp) "vino"
   pronuncia /e:rp/


6) RNPT "anno" 
plurale: RNPWT "anni" 

Antico Regno: 
rnpt "anno" : pronuncia /'ranpat/
rnpwt "anni" : pronuncia /ran'pawwat/

Medio Regno: 
rnpt "anno" : pronuncia /'ranpa/
rnpwt "anni" : pronuncia /ran'pawwa/

Tardo Nuovo Regno - Demotico:
rnpt "anno" : pronuncia /'rɔnpə/
rnpwt "anni" : pronuncia /rən'pɔwwə/

Copto (Sahidico):
ⲣⲟⲙⲡⲉ (rompe) "anno"
   pronuncia /'rɔmpə/
ⲣⲙⲡⲟⲟⲩⲉ (rmpooue) "anni"
   pronuncia /rəm'pɔwə/


7)
MZ "coccodrillo" 
plurale: MZW "coccodrilli" 

Antico Regno:
mzḥ "coccodrillo" : pronuncia /ma'zaħ/
mzḥw "coccodrilli" : pronuncia /ma'zaħw/

Medio Regno:
msḥ "coccodrillo" : pronuncia /ma'saħ/
msḥw "coccodrilli" : pronuncia /ma'saħw/
Nota:
Comincia a trovarsi la grafia jmsḥ, che parrebbe presupporre /amsaħ/ o /imsaħ/. Devono essere pronunce formatesi quando la parola era atona, precedendo un aggettivo o un verbo. 

Tardo Nuovo Regno - Demotico: 
msḥ "coccodrillo" : pronuncia /mə'saħ/
msḥw "coccodrilli" : pronuncia /mə'sawħ/ 
     > /mə'sɔwħ/

Copto (Sahidico):
ⲙⲥⲁϩ (msah) "coccodrillo"
   pronuncia /əm'sah/
ⲙⲥⲟⲟϩ (msooh) "coccodrilli"
   pronuncia /əm'sɔ:h/


8) ZNF "sangue"

Antico Regno:
znf "sangue" : pronuncia /zi'naf/
Nota:
Ho ricostruito la vocale atona /i/ sulla base del proto-afroasiatico *ʒin- "sangue" (Hausa jinī "sangue"; Tuareg Tamasheq ašni "sangue"). Il tentativo è molto incerto; in ogni caso, tale vocale ha seguito un percorso di indebolimento.

Medio Regno:
snf "sangue" : pronuncia /si'naf/ > /sa'naf/

Tardo Nuovo Regno - Demotico: 
snf "sangue" : pronuncia /sə'nɔf/

Copto (Sahidico): 
ⲥⲛⲟϥ (snof) "sangue"
   pronuncia /əs'nɔf/ 

Questa è una pagina di Wiktionary che contiene un gran numero di informazioni utilissime:


Questa è una pagina della Wikipedia in inglese, che presenta alcuni esempi di evoluzione fonetica di parole egiziane dall'epoca pre-dinastica al copto: