UNA LUCERTOLA CON LA PELLE DI DONNA
Titolo originale: Una lucertola con la pelle di donna
Titolo in inglese: A Lizard in a Woman's Skin
Paese di produzione: Italia, Francia, Spagna
Lingua: Italiano
Lingua: Italiano
Anno: 1971
Durata: 103 min e 99 min
Genere: Giallo, thriller, erotico
Sottogenere: Psichedelico, onirico
Regia: Lucio Fulci
Soggetto: Lucio Fulci, Roberto Gianviti
Sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti,
José Luis Martinez Molla, André Tranché
José Luis Martinez Molla, André Tranché
Produttore: Edmondo Amati
Produttore esecutivo: Renato Jaboni
Casa di produzione: Apollo Films, Les Films Corona,
Atlántida Films
Atlántida Films
Fotografia: Luigi Kuveiller
Montaggio: Jorge Serralonga, Vincenzo Tomassi
(supervisione)
(supervisione)
Effetti speciali: Carlo Rambaldi, Eugenio Ascani
Musiche: Ennio Morricone (dirette da Bruno Nicolai)
Scenografia: Román Calatayud, Nedo Azzini,
Maurizio Chiari
Maurizio Chiari
Costumi: Maurizio Chiari
Trucco: Franco Di Girolamo, Gloria Fava (assistente)
Interpreti e personaggi:
Florinda Bolkan: Carol Hammond
Stanley Baker: Ispettore Corvin
Jean Sorel: Frank
Anita Strindberg: Julia Durer
Leo Genn: Edmond Brighton
Silvia Monti: Deborah
Alberto de Mendoza: Sergente Brandon
Penny Brown: Jenny (ragazza hippie)
Mike Kennedy: Hubert (ragazzo hippie)
Edy Gall: Joan Hammond
George Rigaud: Dr. Kerr
Ezio Marano: Lowell
Franco Balducci: McKenna
Luigi Antonio Guerra: Poliziotto
Erzsi Paál: Signora Gordon
Piero Nistri: L'autista della signora Gordon
Gaetano Imbró: Poliziotto
Jean Degrave: Direttore della clinica
Basil Dignam: Il sovrintendente
Tony Adams: Poliziotto
Ursel Eberz: La poliziotta
Doppiatori originali:
Rita Savagnone: Carol Hammond
Pino Locchi: Ispettore Corvin
Pino Colizzi: Frank
Flaminia Jandolo: Julia Durer e Deborah
Nando Gazzolo: Edmond Brighton
Cesare Barbetti: Sergente Brandon
Manlio De Angelis: Hubert (ragazzo hippie)
Serena Verdirosi: Joan Hammond
Gianfranco Bellini: Dr. Kerr
Gianni Marzocchi: McKenna
Lydia Simoneschi: Signora Gordon
Sergio Tedesco: Direttore della clinica
Stefano Sibaldi: Il sovrintendente
Luciano De Ambrosis: Poliziotto
Titoli in altre lingue:
Francese: Le Venin de la peur
Spagnolo: Una lagartija con piel de mujer
Russo: Ящерица под женской кожей
Lituano: Driežas moters odoje
Emiliano-Romagnolo: Un nigrōl cun la pèl ad dóna
Emiliano-Romagnolo: Un nigrōl cun la pèl ad dóna
Trama:
La bellissima e corvina Carol Hammond è figlia di Edmund Brighton, un facoltoso avvocato impegnato in politica. È sposata con l'amorfo Frank, socio nello studio legale di Edmund. Vivono tutti insieme in un grande appartamento a Londra. Con loro abita la biondiccia Joan, figlia adolescente e ribelle che Frank ha avuto da un precedente matrimonio. Provata da farmaci pesanti, Carol è in analisi dal dottor Kerr, poiché è tormentata da sogni inquietanti che hanno per protagonista la sua rossiccia vicina di casa, Julia Durer, una donna libertina che nel proprio appartamento organizza spesso feste chiassose a base di droga e sesso sfrenato: fella decine di uomini, si sottopone a gangbang spermatiche, si fa sodomizzare! Nei sogni, Carol - che indossa una pelliccia - percorre un lungo corridoio affollato di persone nude e arrapate, per poi lasciarsi andare ad atti sessuali con Julia. Le due si slinguazzano avidamente!
Mentre si trova nel suo ufficio insieme a Frank, Edmund riceve una telefonata da una donna rimasta anonima, la quale sostiene di essere in possesso di informazioni compromettenti sulla sua famiglia. Roba pesante, spermatica! Edmund chiede quindi a Frank se stia tradendo Carol, ma lui nega, imbarazzatissimo. All'insaputa di tutti, però, Frank ha effettivamente una relazione con la sua segretaria personale, Deborah. Cose tipiche delle segretarie da fumetti porno, che leccano la cappella e il filetto al capo, come da immaginario collettivo.
Il giorno dopo Carol racconta al dottor Kerr il suo ultimo sogno, che culmina con l'uccisione di Julia, pugnalata a morte con un tagliacarte nel ventre cedevole; in quell'occasione, Carol nota una coppia di hippie stralunati che, da un mezzanino, sembrano aver assistito all'omicidio. Il giorno seguente, la donna rimane sconvolta nell'apprendere che Julia è stata effettivamente trovata assassinata nel suo appartamento, esattamente come era accaduto nel sogno: sulla scena del crimine vengono infatti rinvenuti sia la pelliccia che il tagliacarte. L'ispettore Corvin di Scotland Yard giunge sul posto per dirigere le indagini.
Durante un giro di acquisti con la figliastra Joan, Carol nota i due hippie che le erano apparsi in sogno. Joan chiede loro se conoscano Carol o se l'abbiano già vista, ma essi negano. Mentre le prove contro Carol si accumulano, la polizia riesce a ottenere di nascosto le sue impronte digitali, che corrispondono a quelle rinvenute sulla pelliccia e sul tagliacarte. Carol viene presto arrestata e accusata di omicidio. Tuttavia, Corvin inizia a dubitare che sia davvero lei l'assassina, dato che aveva descritto lo scenario del delitto al dottor Kerr prima ancora che questo si verificasse.
Mentre Carol è in attesa di processo in un sanatorio di massima sicurezza, l'uomo hippie si introduce nella struttura e la insegue all'interno del complesso. Carol riesce a rifugiarsi in una stanza in cui quattro cani vivi sono sottoposti a vivisezione; la visione traumatizzante la fa svenire. Quando riprende i sensi, dell'intruso non c'è più traccia. Nel frattempo, Edmund, determinato a scagionare Carol, scopre che Julia ricattava Frank, estorcendogli denaro in cambio del silenzio sulla sua relazione con Deborah. Mentre Frank teme di finire tra i sospettati, Edmund ottiene la scarcerazione di Carol su cauzione.
Nella tenuta di campagna di Edmund, Carol viene contattata dalla donna hippie e accetta di incontrarla all'Alexandra Palace. Lì, Carol viene aggredita dall'hippie nella cantina e inseguita all'interno dell'edificio fatiscente. L'uomo la mette all'angolo sul tetto infestato da pipistrelli, ferendola a coltellate, ma fugge all'arrivo della polizia. In seguito, Joan chiede alla donna hippie dove si trovi l'uomo, sperando di ottenere informazioni che possano scagionare Frank. Tuttavia, il giorno dopo Joan viene ritrovata assassinata in un campo.
L'ispettore Corvin interroga Carol riguardo alla telefonata che Edmund ha ricevuto da Julia; la donna ammette di averne saputo da Edmund, ma non sa se anche Frank ne sia al corrente. Alla fine, Corvin rintraccia e arresta la coppia di hippie, i cui nomi risultano essere Hubert e Jenny. Sebbene Hubert confessi di aver pedinato Carol e di aver ucciso Joan, entrambi sostengono di non ricordare nulla della notte dell'omicidio di Julia, se non l'immagine di "una lucertola con la pelle di donna". A questo punto, l'Ispettore viene informato che Edmund si è suicidato nella sua tenuta, lasciando un biglietto in cui confessa l'omicidio di Julia.
Sulla tomba di Edmund, Corvin affronta Carol. Sostiene che Edmund le avrebbe certamente riferito che Frank era con lui nel momento in cui Julia chiamò. Quindi afferma che Carol è colpevole, dato che il giorno della telefonata lei si trovava insieme a Julia. Dopo che Julia minacciò di rivelare la loro relazione lesbica, quella stessa notte Carol la uccise; in seguito, inventò di soffrire di incubi e ne parlò al dottor Kerr, nel tentativo di invocare l'infermità mentale temporanea. Carol temeva che gli hippie potessero identificarla, ignorando però che fossero sotto l'effetto di una tale quantità di allucinogeno da rendere la loro testimonianza inattendibile. Alla fine, Corvin accompagna Carol verso un'auto della polizia in attesa.
Recensione:
Senza dubbio Una lucertola con la pelle di donna è un thriller eccezionale e robusto, superlativo in ogni suo dettaglio. La trama, densissima, è coinvolgente e compenetrata da sequenze folgoranti e flashback che sembrano schegge esplose dalla dimensione del sogno: sono irruzioni violente nel reale che confondono lo spettatore tanto quanto la protagonista. Il montaggio lavora per cortocircuiti visivi, accostando dettagli corporei, sguardi, flash di luce e flashforward che disarticolano la stessa percezione lineare del tempo. Domina la soggettiva distorta, in cui si alterna con maestria soggettive oggettive e punti di vista alterati dalla paura o dai farmaci, rendendo il montaggio complice dell'instabilità mentale di Carol. La costruzione della protagonista passa innanzitutto attraverso il corpo e il volto della Bolkan, dotati di una bellezza magnetica ma allo stesso tempo tagliente e spigolosa. L'attrice brasiliana presta a Carol un'inquietudine costante. Anche nei momenti di apparente quiete, i suoi occhi tradiscono un'allerta nervosa, un tremore interiore che rende tangibile la fragilità del personaggio. La Bolkan restituisce magistralmente la sensazione di una donna in stato di nudità emotiva, che si sente costantemente spiata, giudicata e violata, sia nelle stanze ovattate della propria villa sia nei vicoli allucinati di una Londra ostile. Ottima l'interpretazione di Stanley Baker nei panni dell'ispettore incorruttibile e capace di mantenere la lucidità investigativa tra mille depistaggi, apparenze ingannevoli e menzogne. I metodi della polizia inglese appaiono duri, inquisitori e al limite della legalità. L'obiettivo non è solo trovare indizi, ma spezzare psicologicamente la sospettata, riflettendo una giustizia autoritaria e spersonalizzante.
Ho subito trovato esaltante questo capolavoro fulciano, che rappresenta i vertici assoluti del giallo all'italiana. L'ho visionato più volte, senza mai provare un istante di noia.
Rivoltante ipocrisia borghese
Fulci contrappone la rigida rispettabilità della classe dirigente inglese, rappresentata dal padre di Carol (un influente politico bacchettone) con la sfrenata e decadente controcultura hippie. La villa lussuosa e i quartieri alti diventano gabbie asfissianti.
La pellicola mostra in ogni dettaglio questi borghesi come insetti repellenti, blatte immonde che zampettano nella sozzura, ma che sono perennemente schifate dal loro prossimo e da come conduce la propria esistenza. Parafrasando un detto apocrifo attribuito a Freud, si può dire che parlino tanto di moralità perché ne sono carenti - proprio come chi non usufruisce del sesso parla senza sosta di sesso e chi soffre la fame parla senza sosta di cibo.
Il corpo è visto come ossessione e prigione. I corpi femminili sono al centro della messinscena, spesso esposti, spiati, frammentati o minacciati, riflettendo le angosce legate alla repressione sessuale e alla psicanalisi. L'apparenza è un imperativo categorico. Ogni dinamica relazionale e familiare è subordinata alla salvaguardia dell'immagine pubblica. Lo scandalo, la malattia mentale o la devianza sessuale non sono visti come drammi umani da curare o comprendere, ma come minacce istituzionali da insabbiare o reprimere. La psiche di Carol è lacerata proprio perché la morale borghese impone un controllo ferreo sulle pulsioni. Il sogno orgiastico e le sue visioni non sono che la violenta eruzione di un magma represso che la società benpensante schifosa vorrebbe costantemente sterilizzare.
La figura paterna e il sistema di potere che la circonda incarnano l'autoritarismo paternalista. Il padre di Carol rappresenta il potere politico intoccabile, capace di muovere leve occulte, influenzare la polizia e proteggere la propria famiglia non per affetto autentico, ma per preservare lo status quo del proprio lignaggio.
In questo universo orribile e annichilente, la legge non è uguale per tutti: i ricchi e i potenti possono permettersi di frequentare cliniche private ambigue, di mascherare i propri scandali o di comprare il silenzio, mentre i reietti e i marginali (come la vicina hippie e bohemienne Julia Durer) pagano il prezzo più alto, fungendo da capri espiatori o vittime sacrificali delle convenzioni sociali.
La controcultura viene guardata dalla classe dirigente con un misto di repulsione morale e voyeurismo morboso. Tuttavia, Fulci mostra come la presunta trasgressione hippie sia a sua volta priva di una reale coscienza politica: sembra più che altro una specie di nichilismo edonista, fatto di droghe, sesso libero e provocazione superficiale, che finisce paradossalmente per specchiarsi nell'egoismo cinico della borghesia da cui cerca di fuggire.
Il cigno gigante e la minaccia fallica
Tra le visioni che più colpiscono c'è il cigno gigantesco e predatore, che nel desolato panorama onirico cala da un cielo caliginoso e si precipita sulla protagonista per divorarla. La figura biancastra del volatile è terrificante! Il cigno, animale apparentemente regale ed elegante, si trasforma in un incubo mostruoso e raggelante. Le sue dimensioni innaturali e l'aggressività con cui bracca Carol in un vasto spiazzo tra le dimore signorili fatiscenti, riflettono la paura viscerale della protagonista nei confronti della sessualità, del giudizio altrui e di un trauma represso che cerca di divorarla. È come se un immenso membro virile eretto fino a scoppiare si precipitasse sulla donna, rischiando di schiacciarla con la testa-glande e di farla affogare nel liquame spermatico!
Qui Fulci abbandona ogni logica narrativa per abbracciare un surrealismo visivo fatto di distorsioni prospettiche, movimenti di macchina frenetici e un senso di claustrofobia urbana che anticipa i deliri onirici dei suoi successivi capolavori horror.
Genesi del titolo
Il suggestivo titolo "Una lucertola con la pelle di donna" in realtà fu imposto dalla produzione, che voleva sfruttare il successo della cosiddetta "Trilogia degli animali" di Dario Argento: L'uccello dalle piume di cristallo (1970), Il gatto a nove code (1971) e 4 mosche di velluto grigio (1971). In origine Fulci avrebbe voluto intitolare il film "La gabbia", ma poi si piegò alla logica commerciale. Chiaramente la produzione non si è inventata nulla, penso che non ne sarebbe stata capace. La spiegazione si trova nella stessa pellicola. A un certo punto l'hippie dice all'ispettore Corvin che in occasione di un festino a base di allucinogeni aveva visto una lucertola con la pelle di donna. L'investigatore ha una reazione scomposta e persino isterica. Con una vocina femminea urla: "Che schifo!" Ma come? Le lucertole sono animali sensualissimi, e la pelle delle donne è incredibilmente morbida. Una lucertola con la pelle di donna dovrebbe essere la quintessenza di ciò che è piacevole.
Nel cinema poliziesco e nel giallo classico, l'investigatore rappresenta l'àncora della ragione, il baluardo freddo e imperturbabile della legge e della mascolinità egemone. Viene ritratto come un "maschio alfa". Quando Corvin urla quel viscerale "Che schifo!", accompagnato da una smorfia e con una tonalità vocale da effeminato, tradisce un turbamento viscerale e una perdita di controllo. Il cliché crolla. La reazione non è un semplice disgusto igienico per la bizzarria o per le stranezze della sottocultura giovanile: è repulsione assoluta, fobica e psicosomatica, che mostra un uomo le cui difese virili e professionali cedono all'improvviso di schianto. Denota un terrore atavico per la dissoluzione fisica, per il mostruoso e per tutto ciò che esce dai binari dell'ordine borghese e biologico accettabile.
I cani vivisezionati (finti)
La sequenza in cui Carol si imbatte nei cani sventrati e agonizzanti all'interno della clinica suscitò notevoli polemiche a causa dell'aspetto incredibilmente realistico e crudo degli animali utilizzati come oggetti di scena. Il suo potere traumatizzante è tuttora incredibile! Le interiora estratte dall'addome sono pulsanti e il sangue è raccolto in sacche. Fulci fu denunciato da un'associazione per la protezione degli animali e processato. Rischiò addirittura la condanna a due anni di carcere, poiché gli inquirenti temevano che i cani fossero veri e che egli avesse permesso atti di crudeltà inimmaginabile su di loro durante le riprese. Tuttavia, alcuni membri della troupe poterono testimoniare in tribunale che quelli non erano cani ma simulacri, e che nessun animale aveva subito alcun danno. L'esperto di effetti speciali Carlo Rambaldi arrivò a presentare in aula i cani di scena per convincere la giuria. Le protesi meccatroniche utilizzate durante le riprese consistevano in modellini di cani realizzati in lattice di gomma e finta pelliccia, un complesso sistema di cavi, tubicini e pompetta d'aria per simulare le palpitazioni e la respirazione dei polmoni, un meccanismo interno di servomotori e pistoni per fare muovere il cuore e la gabbia toracica. Nell'imbarazzo generale dei giudici e degli animalisti, la denuncia fu infine ritirata. Fu la prima volta che un creatore di effetti speciali dovette testimoniare in tribunale per confermare che il proprio lavoro era frutto di finzione.
Questo episodio non solo salvò Fulci dalla prigione, ma consacrò definitivamente il genio di Carlo Rambaldi nel campo degli effetti speciali meccanici, fornendo al cinema italiano una delle sue prime grandi conferme sul valore dell'effettistica artigianale e dell'iperrealismo visivo.
Curiosità varie
Leo Genn interpreta un noioso avvocato nel film. Prima di diventare attore, esercitava realmente la professione di avvocato ed è stato pubblico ministero nel processo per crimini di guerra avvenuti nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, situato in Germania (Bassa Sassonia).
La scena in cui Carol raggiunge un sottotetto fatiscente e viene aggredita dai pipistrelli, ha destato la massima ammirazione di Mario Bava.
Nel soggiorno di Carol è appeso un dipinto del pittore irlandese Francis Bacon (1909 - 1992) che raffigura una figura urlante seduta su una sedia. A quest'opera viene fatto riferimento nell'incubo surreale in cui la splendida donna si imbatte in diverse figure orribili e sgargianti, sedute su sedie, con i volti bloccati in un grido.
Il suggestivo dipinto del cigno, sopra il letto di Carol, è una riproduzione della scenografia creata dal puttore e disegnatore spagnolo Salvador Dalí (1904 - 1989) per il balletto "Bacchanale" del coreografo e ballerino russo Léonide Massine (1896 - 1979). Nello spettacolo, i ballerini uscivano dall'apertura nel petto del cigno.
L'edificio davanti al quale si ferma l'auto della polizia, e che dovrebbe ospitare l'appartamento di Carol, è il numero 39 di Belgrave Square, SW1. Nella realtà, vi ha sede l'Istituto Italiano di Cultura a Londra.
Accoglienza
Il francese Loïc Blavier di Tortillapolis ha scritto nel 2007, a proposito dei temi del film:
"Agli albori degli anni Settanta, Fulci rifiuta il movimento hippie, così come respinge la rispettabilità della borghesia. Entrambi vengono considerati ugualmente colpevoli e la psicoanalisi freudiana, in ultima analisi, non è altro che la droga delle élite... Fulci mette alla berlina l'ipocrisia dei conservatori, dimostrando come le loro fantasie segrete siano ostacolate soltanto da una cortina fumogena – la "decenza" – destinata a sgretolarsi molto rapidamente."
Parole sante, che condivido appieno!
Secondo il francese Olivier Père (2015), "si tratta senza dubbio di uno dei migliori film del cineasta italiano, spesso criticato o disprezzato per via del suo cinismo e della sua fascinazione per la violenza, ma di cui non si può trascurare l’originalità dello stile, caratterizzato da un approccio personale, moderno e persino colto al fantastico e all’inconscio nelle sue opere più ambiziose."
Questa è traduzione della recensione dell'americano Donald Guarisco (AllMovie, 2015)
"Quest'opera intrigante, appartenente al periodo "giallo" di Lucio Fulci, merita l'attenzione degli appassionati di un genere spesso caratterizzato da venature psichedeliche. La trama accumula con entusiasmo melodrammi da soap opera, colpi di scena folli, false piste, sequenze oniriche che richiamano un "bad trip" e una generosa dose di nudità e sangue. La regia di Fulci è all'altezza dei toni parossistici della vicenda, avvalendosi di un arsenale di artifici visivi barocchi – dallo split-screen agli effetti ottici colorati – pensati per destabilizzare lo spettatore. Sebbene il ritmo subisca un leggero rallentamento nella parte centrale, virando verso uno stile più convenzionale da giallo investigativo, il film è riscattato da sequenze memorabili e mozzafiato: tra queste, spiccano l'inquietante ed erotica sequenza onirica che apre la pellicola e l'estenuante inseguimento a piedi all'interno di una chiesa abbandonata. Fulci valorizza inoltre un cast d'eccezione, tipico del cinema di culto europeo: Florinda Bolkan offre un'interpretazione intensa nel ruolo della tormentata protagonista, mentre Jean Sorel veste i panni del marito, una figura misteriosa, gelida e reticente. La risoluzione del mistero non è così esplosiva come in altri titoli del genere – il finale risulta, a sorpresa, piuttosto sobrio – ma Una lucertola con la pelle di donna resta un'esperienza travolgente, ricca di momenti bizzarri destinati a rimanere impressi nella mente dello spettatore."
Censura
Riporto in questa sede un sintetico prospetto dei divieti in vari Paesi:
Australia: R
Brasile: VM18
Canada (Alberta): VM18
Canada (Québec): VM13
Francia: VM16
Italia: VM18
Spagna: VM18 (1)
Regno Unito: X (2)
Stati Uniti: R
(1) Ridotto a VM16 anni nel 2012
(2) Classificato come VM18 anni nel 2010
Per quanto possa sembrare assurdo, in Italia il film di Fulci ha conservato formalmente il divieto ai minori di 18 anni stabilito al momento dell'uscita nelle sale nel 1971!
A differenza di altri paesi o di altri titoli storici che con il tempo hanno beneficiato di una "revisione" e di un abbassamento della soglia (come è successo ad altri film in patria, passati a VM14 o a visioni per tutti), per il film di Fulci quel visto non è mai stato ufficialmente rinegoziato o ridotto da una nuova commissione di revisione cinematografica ministeriale.
Tuttavia va specificato che nel panorama attuale - tra internet, piattaforme streaming e home video non più soggetti alle vecchie maglie strettissime della censura di Stato degli anni '70 - quel vecchio VM18 ha perso quasi del tutto la sua valenza ostativa o di "scandalo", riducendosi a un reperto burocratico.










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